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Politica e Sanità

23 Febbraio 2017

Aderenza terapeutica, Cittadinanzattiva: un medico su tre non ha tempo per controllarla


Un medico su tre dichiara di non avere tempo sufficiente da dedicare ai pazienti per assicurare l'aderenza alle terapie, solo la metà si accerta che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura e delle sue eventuali difficoltà economiche, più di uno su tre si dice oberato dal carico burocratico. Per un terzo invece non è prioritario informare su alternative terapeutiche o sull'esistenza di farmaci equivalenti o biosimilari. Sono alcuni dei numeri dell'Indagine civica sull'esperienza dei medici in tema di aderenza alle terapie, con focus su farmaci biologici e biosimilari, realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato con il sostegno non condizionato di Assobiotec e il coinvolgimento dell'Agenzia italiana per il farmaco. Uno studio condotto su un campione di 816 medici di cui 404 abilitati alla prescrizione di farmaci biologici e/o biosimilari, in modo da poter realizzare una rilevazione sul tema dell'uso di tali terapie.

Chi decide di cambiare la terapia al paziente lo fa in, un terzo dei casi, in libertà e autonomia e per rispondere meglio alle esigenze di cura e di successo delle terapie per il paziente; ma quasi uno su cinque (19%) dichiara di aver cambiato terapia per rispondere alle esigenze del Sistema sanitario nazionale (39%), per rispettare limiti od obiettivi di budget fissati dall'Azienda ospedaliera o Asl (35%). Solo l'8% dei professionisti è al corrente dell'esistenza di delibere della Regione o della Asl che prevedono come saranno riutilizzati i risparmi derivanti dalla prescrizione di farmaci a minor costo. «L'indagine che presentiamo - ha sottolineato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva - ha l'obiettivo di misurare se e quanto il codice deontologico del medico è oggi rispettato dalle normative nazionali, regionali e aziendali previste nel nostro Paese». Un altro dato che desta preoccupazione, ha continuato Aceti, è che «un medico su 5 cambia la terapia che è in corso spostando il paziente da un farmaco ad un altro, non guardando al suo stato di salute, le sue esigenze cliniche, ma per dare seguito a delle indicazioni burocratiche e amministrative e contabili della regione e della Asl volte al contenimento dei costi».

Sul tema, presentato oggi a Roma, interviene presidente Fofi, Andrea Mandelli «La Federazione degli Ordini ha fatto dell'aderenza terapeutica un impegno concreto perché crediamo che sia veramente un passaggio fondamentale nella cura dei cittadini. Bisognerebbe cercare la sinergia tra farmacisti e medici affinché il paziente sia controllato nel percorso terapeutico che, troppo spesso, viene lasciato nelle sue mani senza nessun supervisore. I vantaggi - aggiunge Mandelli - sarebbero sia in termini di risultati nelle cure che di risparmio del Ssn». Razionalizzare la spesa, insomma, ma senza danneggiare i pazienti. «Il farmaco prescritto è l'ultimo atto di una catena complicata e costosa e per questo non possiamo permettere che finisca in un armadietto. Il farmacista dovrebbe e potrebbe, insieme al medico, cercare di far sì che il percorso di prescrizione si traduca in aderenza e quindi cura», conclude il presidente Fofi.


Rossella Gemma

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