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Politica e Sanità

27 Novembre 2019

Chiude storica farmacia di Bologna: fallita società capitale. Dipendenti a rischio

di Lara Figini


Chiude storica farmacia Zarri di Bologna, è fallita società capitale proprietaria. I dipendenti a rischio di perdita del lavoro. Federfarma E-Romagna: deregulation mette a rischio servizio farmaceutico

La chiusura della storia Farmacia Zarri, aperta nel 1814 in una delle vie più centrali di Bologna, di proprietà della Farmaca Farmacie, società che gestisce altri 13 punti vendita in varie regioni, dichiarata fallita lo scorso 14 novembre dal Tribunale di Milano, necessita di riaprire il dibattito sulla revisione della legge 124, che ha reso possibile l'entrata dei capitali nella proprietà della farmacia. A chiederlo al Parlamento è Achille Gallina Toschi, Presidente di Federfarma Emilia-Romagna che in una nota stampa a commento delle chiusura della farmacia di proprietà di una società di capitali, dichiara: «Casi come questo dimostrano che là dove la farmacia non è affidata alla responsabilità e alla competenza del farmacista, è concreto il rischio che l'attività punti solo al business e in alcuni casi alla speculazione, in barba al ruolo di primo e fondamentale tassello nel Sistema Sanitario Nazionale che la legge conferisce alla farmacia».


Serranda chiuse e dipendenti a rischio

La stampa locale riporta che sulla serranda abbassata è indicato che la farmacia resterà chiusa fino al 2 dicembre, le cinque dipendenti risultano in ferie e "ufficialmente, la chiusura è dovuta alla sostituzione di apparecchiature informatiche". Sempre da oggi è chiusa "per ferie" anche la farmacia Santa Ester, invia Bentini, meno centrale ma importante per il quartiere Corticella, zona periferica della città, dove serve il quartiere periferico Corticella una delle zone a più alta densità di popolazione di Bologna. La terza farmacia, Farmacia Tavernari nella centrale via d'Azeglio, anch'essa di proprietà di Farmacie Farmaca, risulta aperta.. In alcuni casi, l'ex proprietario era rimasto dentro alla farmacia anche in seguito al passaggio di proprietà: per esempio il titolare della Farmacia Zarri un anno fa risultava socio (all'1%) della Reale Farmacia Zarri Srl, la società che gestisce la farmacia. Le tre farmacie bolognesi fanno parte, da due anni, della rete di Farmacie Farmaca, a sua volta, di proprietà di Farmaca Farmacie gruppo che gestisce diverse farmacie in giro per l'Italia tra Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia. Entrambe le società sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Milano tra il 14 e il 15 novembre. Il Tribunale di Milano ha nominato curatori che si occuperanno dell'iter che porterà alla valorizzazione degli asset delle società fallite per trovare la liquidità con cui soddisfare i creditori. In altri termini: saranno loro a seguire le procedure che porteranno le farmacie in vendita. Sul fronte dei dipendenti si apprende che la vicenda è seguita anche da Filcams Cgil e Fisascat Cisl: «Abbiamo appreso la notizia da un giorno all'altro - spiega Alessandro Grosso della Fisascat - queste sono tre farmacie importanti del territorio, storicamente radicate in punti importanti della città, su cui c'è un'utenza molto variegata. Ci siamo subito attivati con il nostro ufficio vertenze per contattare i vari curatori e fare in modo che ci si attivi per non disperdere questo patrimonio e che le professionalità vengano tutelate. Ad oggi non sappiamo come andrà a finire, non abbiamo nessun interlocutore. Abbiamo fatto dei controlli e sembrano esserci problemi e irregolarità contributive». «Oggi restano senza lavoro i colleghi di queste farmacie - commenta il presidente regionale di Federfarma - ma in generale è piuttosto noto che le forme contrattuali proposte dalle multinazionali mirino al ribasso, nel segno del risparmio più che della qualità e del servizio offerto al cittadino».


Gallina Toschi: deregulation mette a rischio il servizio farmaceutico

Per Gallina Toschi, la deregulation nella proprietà delle farmacie «mette a rischio il servizio farmaceutico come presidio sanitario territoriale e ha conseguenze concrete e negative sulla vita delle persone: se chiude una farmacia in centro a Bologna, probabilmente ve ne è un'altra a distanza di pochi metri. Ma cosa accade se lasciamo nelle mani degli speculatori le farmacie rurali e dei piccoli borghi, che spesso rappresentano l'unico punto di riferimento sanitario per i cittadini? È davvero tempo che la politica si interroghi sulla bontà di lasciare un tema sensibile come la salute nelle mani di società di capitali: per questo invochiamo una revisione della legge 124 del 2017 che introduca paletti e garanzie e faccia in modo che a prevalere sia la parte professionale nella gestione e nella proprietà della farmacia. Non possiamo permettere che siano le logiche di profitto a guidare la visione del nostro Paese nell'ambito della salute. Si aggiunge, infine, la preoccupazione sempre più marcata per l'impoverimento della farmacia legato al tema della distribuzione diretta del farmaco: se lasciamo che si crei una distribuzione parallela al canale privilegiato (che è la farmacia) oltre a creare un disagio al cittadino - che non trova più il farmaco sotto casa - impoveriamo il sistema e lasciamo campo libero a chi considera il primo presidio sanitario uno spaccio qualunque di parafarmaco e prodotti di bellezza. Con le conseguenze che la cronaca ci restituisce».(SZ)

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