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Politica e Sanità

09 Dicembre 2019

Aderenza terapeutica, scarso dialogo Mmg-farmacisti. Dg Asl: definire regole privacy e applicativi


Aderenza terapeutica, poco dialogo tra farmacisti e medici di famiglia secondo il Rapporto di Cittadinanzattiva. Solo nel 12% dei casi i farmacisti sono connessi con i sistemi informativi dei medici

L'analisi della predisposizione delle farmacie nel supportare l'aderenza alle terapie, presente nella 2a edizione del Rapporto Cittadinanzattiva sulla farmacia ha sollevato il dibattito tra professionisti, farmacisti e mmg, come riporta un articolo pubblicato da Doctor33, quotidiano rivolto ai medici. In particolare, il dato sul coinvolgimento dei pazienti nei programmi di supporto all'aderenza terapeutica, nelle patologie considerate, in modo condiviso con i mmg: avviene solo nel 28% dei casi. Probabilmente perché solo in pochi casi (12%) il gestionale della farmacia eÌ interconnesso con i sistemi informativi dei medici di famiglia.
Ma c'è bisogno di interconnessione dei gestionali quando c'è un sistema di accoglienza dati regionale collegato?
Sulla questione è stato sentito Antonio Brambilla già responsabile dell'Assistenza territoriale in Emilia-Romagna ed attuale Dg dell'Ausl Modena, trascorsi da medico di famiglia, non nega che sarebbe opportuno un dialogo maggiore tra medici di famiglia e farmacie territoriali, ma aggiunge che se tale dialogo non avviene non è colpa di nessuno dei due attori.
«Bisognerebbe individuare delle regole e, ancor prima, capire di quale livello di interconnessione degli applicativi stiamo parlando: è importante si sappiano i problemi di privacy ai quali si va incontro quando si condividono dati dei pazienti tra medici e farmacie. Esiste un problema di raccolta del consenso al trattamento dei dati degli assistiti che non mi risulta sia stato ancora risolto a livello nazionale. In parallelo alla necessità di disporre di soluzioni giuridiche, andrebbe realizzata un'architettura per la gestione dei dati a prova di "intrusioni"».

Farmacie poco informatizzate

Il quotidiano metti in evidenza che nel Rapporto di Cittadinanzattiva (campione di 1.915 farmacie), si afferma che "3 italiani su 4 hanno una farmacia di fiducia sul territorio, altrettanti sanno che da alcuni anni le farmacie offrono nuovi servizi ai cittadini; il 65% del campione vede il farmacista come un professionista dispensatore di consigli importanti per la salute. Eppure, è ancora limitato il coinvolgimento delle farmacie (27%) in campagne di prevenzione e screening; e appena il 20% delle farmacie è coinvolto nel processo di attuazione del Fascicolo sanitario elettronico. Bassa è la condivisione dei dati telematici con i sistemi informativi di Ministero della Salute ed Aifa (34%), e appunto ancor più bassa quella con i software dei medici del territorio. La maggior parte delle associazioni dei pazienti con patologia cronica, aderenti al Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (Cnamc) testimonia esperienze positive o molto positive sul rapporto con la farmacia ma manca una "presa in carico" integrata tra specialisti, mmg e farmacisti, soggetti che insieme possono prevenire complicanze e ridurre accessi inappropriati al Pronto soccorso e ricoveri".
Secondo Brambilla, «al di là dell'opportunità che le categorie citate possano autonomamente dialogare di più, un'intermediazione vera è quella che ci si attende dallo sviluppo nelle regioni del Fascicolo sanitario elettronico, il quale da una parte dovrebbe offrire specifiche che rispettino le specifiche del General Data Protection Regulation e del Codice Privacy, dall'altra dovrebbe essere progettato per far viaggiare alcuni dati degli assistiti, previo consenso di questi ultimi, in modo da offrirgli servizi come l'aderenza alle terapie».
Attualmente il Fascicolo è in fase avanzata di sviluppo nella maggior parte delle regioni del Centro-Nord.
«Ogni ragionamento sul Fse -ricorda Brambilla - va preferibilmente ricondotto a livelli di programmazione regionali ed aziendali. Ove intercettassimo dati di scarsa aderenza dei pazienti alle terapie prescritte dai medici curanti, e li quantificassimo, è compito dell'istituzione - a partire dall'azienda sanitaria - far dialogare i professionisti coinvolti nella gestione, in questo caso della cronicità, medici di famiglia, medici specialisti, farmacisti e mettere insieme le progettualità. Non vedo alternative. L'azienda sanitaria e/o la regione potrebbero agire anche a valle di un consenso tra le categorie, ma il coinvolgimento istituzionale è un dato imprescindibile. Nel processo, associazioni di utenti come Cittadinanzattiva potrebbero dare una mano ai servizi sanitari nell'evidenziare problematiche derivanti dall'utilizzo del Fse».

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