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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

UTAP: più forte il malcontento


A Roma lo SNAMI ha manifestato davanti a Montecitorio per protestare contro le forme di aggregazione forzosa dei medici di famiglia. La posizione della FOFI

L’idea di creare aggregazioni obbligatorie di medici di medicina generale non piace al Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani. Molte le ragioni: dalla la perdita del rapporto individuale con l’assistito, a quella della capillarità del servizio. Secondo Mauro Martini, le esperienze estere hanno mostrato che spesso esasperare le forme di associazione tra i medici di medicina generale ha provocato la sparizione degli ambulatori in alcune aree disagiate e geograficamente sfavorite. “Ma anche in Italia, laddove era già partita la sperimentazione, per esempio nel Veneto, si è visto che le UTAP hanno un costo non indifferente, senza nulla aggiungere al servizio, sempre apprezzato, offerto finora dai medici di medicina generale come le forme di associazionismo già esistenti”. Un tema, quello della disgregazione del servizi sul territorio che sarebbe provocato dalle UTAP, che sta a cuore anche ai farmacisti e che Andrea Mandelli, alle sue prime uscite come presidente della FOFI, aveva affrontato usando toni.  “Queste forme di centralizzazione sono un ritorno al passato, danneggiano il cittadino ma anche gli altri presidi sanitari presenti sul territorio, come le farmacie” ha commentato Andrea Mandelli. Secondo lo SNAMI va poi tenuto presente l’onere economico di questa nuova forma organizzativa. “In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando,  quando molte famiglie italiane non fanno fronte alle spese quotidiane � ha  spiegato Martini- questo accordo per la medicina generale porterebbe a un’esplosione della spesa sanitaria. Nell’accordo si dice che saranno le Regioni italiane a sobbarcarsi i costi delle trasformazioni “strutturali”: ma con quali soldi? Se ammettiamo che una struttura complessa di 20 medici possa costare 500 mila euro: quanto costerebbe il tutto moltiplicato per 1.000 o 10.000 medici?”.

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