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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

Ru486 in dirittura d’arrivo


Il dossier della  RU 486 è stato esaminato dal Comitato Prezzi e Rimborso dell’AIFA secondo quanto previsto dalle procedure valutative necessarie alla registrazione dei farmaci. La conferma arriva dalla stessa Agenzia italiana del Farmaco dopo le anticipazioni di Silvio Viale, responsabile del Day hospital dell''ospedale Sant''Anna di Torino, a margine della conferenza nazionale dei ginecologi consultoriali  (Agico), nella Capitale. "Sono 4.000 circa le donne italiane che hanno abortito con la Ru486 in 25 centri di diverse regioni della Penisola" stima Viale presentando l''esperienza di otto centri italiani che hanno usato la Ru486, per un totale di 1.778 interventi, dal 2005 a oggi. "Il mifepristone - sottolinea Viale - è un metodo efficace, sicuro e praticabile. Penso che in futuro si potranno coinvolgere anche i consultori, collegati agli ospedali, per una strategia che rende l''interruzione di gravidanza meno traumatica per la donna. Fino ad oggi questo farmaco è stato utilizzato con modalità farraginosa e a singhiozzo", sottolinea il medico. "Ma i risultati osservati dagli otto centri monitorati confermano i dati emersi dalla sperimentazione che abbiamo condotto a Torino. La pratica di registrazione per procedura europea di mutuo riconoscimento - ricorda il ginecologo torinese, che ha eseguito 360 IVG con l''RU 486 - è sul tavolo del Cda dell''AIFA da parecchi mesi, dopo che la commissione tecnico-scientifica dell''agenzia del farmaco aveva dato parere favorevole nel marzo scorso". Dall''analisi dei dati relativi a otto centri  "si possono trarre interessanti conclusioni", dice l''esperto. La pillola è stata somministrata nelle formulazioni di 200 e 600 mg, in regime di ricovero o day hospital. E solo nel 5,5% dei casi le donne trattate sono state poi sottoposte a intervento chirurgico. Fra i sintomi sperimentati dalle pazienti il più comune è stato il dolore (23,6), seguito da nausea (13,9%) e diarrea (5,8%), mentre solo lo 0,07% è stato sottoposto a trasfusione. "Dunque la preoccupazione relativa a diffuse emorragie non ha motivo di essere", dice Viale.

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