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Politica e Sanità

15 Novembre 2011

La norma dettagliata tutela i cittadini


L�Autorità garante del mercato e della concorrenza è tornata prima della pausa estiva sulla questione dei vincoli che sarebbe posti all’attività dei punti vendita dei farmaci OTC previsti dalla Legge Bersani. La replica della Federazione


Secondo l’Autorità i vincoli sarebbero rappresentati da alcune previsioni delle normative regionali, con le quali è stata regolata la materia. Per esempio sarebbe limitante l’indicazione  che i reparti adibiti alla vendita dell’OTC siano separati da parete o vetrata dalla restante parte del punto vendita, ovvero l''obbligo per tali esercizi di disporre di registratori di cassa e fax dedicati all''attività di vendita di farmaci. Un altro aspetto riguarda la denominazione dei punti vendita. Secondo l’Autorità, nella circolare emanata il 3 ottobre 2006 dal Ministero della Salute, cui alcuni atti di fonte regionale fanno riferimento, si stabilisce che "non dovranno essere utilizzate denominazioni e simboli che possano indurre il cliente a ritenere che si tratti di una farmacia" e che "può essere consentito l''uso della denominazione Parafarmacia", nonch� l''utilizzo "del simbolo riportato nel bollino di riconoscimento per i medicinali non soggetti a prescrizione medica". Ma "tali nuovi esercizi vendono prodotti farmaceutici (e non, o non solo, prodotti parafarmaceutici) e che all''interno degli stessi la legge impone la presenza di un farmacista - ritiene il Garante - e, quindi, devono esser messi in condizione di sfruttare le leve concorrenziali disponibili, incluse quelle relative alla promozione della propria attività tramite insegne e simboli intesi a rendere edotti gli utenti sulle caratteristiche dei loro esercizi, sotto il profilo delle qualifiche degli operatori ivi presenti e delle tipologie di prodotti offerti".
In relazione alla nota dell’Autorità garante del mercato e della concorrenza, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, ribadisce di condividere la necessità di definire nei minimi particolari una normativa che tuteli innanzitutto la salute pubblica, non certo gli interessi delle farmacie. A questo scopo, il vertice della FOFI si è a lungo confrontato nei mesi scorsi con l’Autorità, mettendo costantemente a fuoco il ruolo del farmaco, bene da gestire con professionalità e trasparenza assolute. Sono state in seguito le Regioni, nell’esercizio delle proprie competenze, a fissare paletti normativi all’attività di commercializzazione dei farmaci da banco, con particolare riferimento alle parafarmacie e ai corner, che ”nell’interesse supremo del cittadino” devono essere ben distinte (anche nei nomi e nei simboli) dalle farmacie vere e proprie. La FOFI chiede infine, per quanto concerne l’eventuale ingresso di nuovi capitali, che ci si muova con estrema prudenza e rigore normativo, essendo in gioco la salute pubblica.    


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