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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

Servizio farmaceutico: serve una vera riforma


La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ritiene che si debba agire sul sistema nel suo complesso: considerando tutti gli aspetti dell’accesso al farmaco, salvaguardando il binomio farmacista-farmacia e senza sanatorie

Nella distribuzione farmaceutica, ''''l''approvazione di riforme che riportino indietro le lancette dell''orologio ripristinerebbe di fatto il monopolio delle farmacie tradizionali, con la conseguente fuoriuscita dei tanti nuovi operatori''''. è quanto contenuto a proposito del farmaco nella relazione annuale al Parlamento del presidente dell''Antitrust, Antonio Catricalà. In 3 anni, sottolinea, ''''sono stati aperti quasi tremila corner e parafarmacie'''' con una quota di mercato vicina al 6% dei farmaci di automedicazione e con uno sconto praticato tra il 3 e il 22,5%, mentre i farmacisti nuovi occupati sono circa cinquemila. La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, anche a seguito di queste osservazioni, vuole ricordare la sua posizione sull’attuale situazione della distribuzione del farmaco in Italia. Dopo le liberalizzazioni di due anni orsono, secondo la Federazione, è necessaria una riforma complessiva del Servizio farmaceutico italiano, che metta mano alla materia al fine di armonizzare le realtà esistenti, che tenga conto della posizione dei colleghi farmacisti che si sono avvalsi della possibilità offerta dalla Legge Bersani, ma evitando di ridurre al solo sconto sui prodotti da banco una questione complessa come l’accesso al farmaco. E per raggiungere questo obiettivo si richiedono strumenti legislativi all’altezza della situazione. “Ben vengano dunque il confronto e il dibattito su tutte le proposte di legge presentate al riguardo, ora all’esame della Commissione Igiene e Sanità del Senato” spiega il Presidente della Federazione Andrea Mandelli. “Riteniamo però irrinunciabile la salvaguardia di due punti fondamentali. Il primo è il mantenimento del binomio farmaco-farmacista: non è pensabile che la dispensazione dei medicinali possa avvenire al di fuori della tutela esercitata da un professionista. La seconda è l’esclusione di qualsiasi sanatoria che trasformi gli esercizi di vicinato in farmacie; vorrebbe dire scardinare l’attuale servizio sul territorio, ma soprattutto negare i diritti dei colleghi che per avere una farmacia seguono il percorso regolare: quello dei concorsi. Per questo chiediamo alle Regioni che si avviino senza ulteriori ritardi le procedure concorsuali”.

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