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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

I conti del Sud, un problema storico


I preoccupanti conti in rosso della sanità al Centro-Sud sono "un problema che ormai possiamo definire storico". E'' un fenomeno "arcinoto, le cui cause non sono puramente economiche ma legate soprattutto a difficoltà e incapacità gestionali". Non si stupisce Stefano Capri, economista sanitario e docente all''università Cattaneo-Liuc di Castellanza (Va), del nuovo allarme sulla spesa sanitaria delle regioni centro meridionali che, secondo un documento del ministero del Welfare reso noto dalla stampa, avrà effetti devastanti nel 2010. Come fanno presagire le cifre: in Italia il "disavanzo strutturale" in sanità si aggira intorno ai 4 miliardi, di cui l''83,39% (3,2 miliardi) pesa sulle Regioni centromeridionali, dal Lazio in giù. Numeri che impongono la strada del rigore, suggerirebbero i tecnici del ministero, per recuperare le aree di inefficienza e inappropriatezza storica. "Tutto questo  è noto da tempo - ribadisce Capri - sono i dati di un trend storico, legato alla gestione inefficiente e ai troppi sprechi in quelle Regioni. Un indicatore interessante  quello della spesa farmaceutica, la voce più facile da controllare, come dimostrano i successi di molte Regioni italiane. Eppure al Centro-Sud  fuori controllo". Con queste premesse, dunque, non si può parlare di una bomba ma piuttosto di un disastro in atto. "A meno che il Governo non abbia deciso di adottare la strada del rigore e puntare al risanamento. In questo caso - dice Capri - ci troveremo di fronte a una situazione veramente esplosiva, perch� quelle Regioni si troveranno a dover tassare i cittadini o a non fornire la sanità. Ma risanamento e responsabilizzazione di chi gestisce sono una strada obbligata per un federalismo sano", conclude l''economista.

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