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Nutrizione

14 Marzo 2019

Allattamento e farmaci: sicurezza delle terapie per malattie croniche intestinali


L'allattamento al seno dovrebbe essere sempre promosso e favorito. Il latte materno è l'alimento più indicato per il nutrimento del neonato e del bambino per i suoi effetti positivi sulla salute e sullo sviluppo, tanto che le Società di Pediatria internazionali lo raccomandano come forma primaria di nutrizione per i primi 6 mesi di vita e come nutrimento complementare sino ai 2 anni di età.
Il recente 5° Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastroreumatologia Sigr, svoltosi a Roma lo scorso ottobre, ha smentito i timori che le donne affette da malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), patologie autoimmuni con un tasso di incidenza in costante aumento come malattia di Crohn o la colite ulcerosa, non possano allattare. In Italia ne soffrono almeno 150.000 persone e ogni anno si contano circa 20 nuovi casi ogni 100.000. I sintomi principali di queste malattie vanno dalla diarrea cronica con dolori addominali e crampi, a febbre, astenia, sangue nelle feci, calo ponderale con un possibile coinvolgimento anche di altri organi e notevoli ricadute sulla vita quotidiana dei pazienti. L'assunzione di farmaci peri il controllo della malattia fa spesso sorgere il timore nelle donne di non poter allattare per la paura di effetti sulla salute del bambino.
"Oggi queste malattie si tengono sotto controllo con un ristretto numero di agenti che regolano il sistema immunitario, con un'efficacia variabile da paziente a paziente che, tuttavia, può esaurirsi con il passare del tempo - ricorda il dott. Roberto Lorenzetti, gastroenterologo e vice presidente della Società Italiana di GastroReumatologia Sigr. - Di recente, progressi importanti si stanno facendo con la sperimentazione anche in Italia, sia in laboratorio per la sintesi di nuove molecole che in studi clinici, sull'utilizzo di nuovi farmaci biologici attivi nei confronti di varie citochine che favoriscono l'infiammazione".
La malattia e la terapia però non devono essere considerate un ostacolo alla possibilità di allattare.
«Va detto invece che pur avendo le malattie infiammatorie croniche intestinali un andamento cronico-intermittente, con fasi di malattia silente e fasi di malattia attiva, l'allattamento non è associato con un aumentato rischio di riacutizzazione della malattia, - avverte Aurora Bortoli, gastroenterologa della Fondazione IBD onlus Piemonte». Anzi, sono numerosi i dati a favore del fatto che allattare non solo è possibile favorisca una diminuzione delle recidive nel periodo post-partum. «Al contrario - fa notare Bortoli - la sospensione della terapia durante l'allattamento può indurre un peggioramento (1) ed è quindi da valutare con attenzione insieme allo specialista».
Il rischio associato all'assunzione di farmaci non però lo stesso durante la gravidanza o durante l'allattamento: «Nonostante una modesta quantità di farmaco possa essere presente nel latte materno, di fatto il passaggio attraverso il tratto intestinale del neonato e l'assorbimento della sostanza ne riducono ulteriormente la quantità, generalmente a dose non terapeutica, con l'assenza di effetto negativo sul neonato».
I farmaci per lo più utilizzati nella terapia delle Mici come Salazopirina, Mesalazina e Azatioprina sono compatibili con l'allattamento, così come i farmaci biologici del tipo Infliximab, Adalimumab, Golimumab, Vedolizumab. Ci deve essere un'attenzione particolare, invece, per Ciclosporina, il Methotrexate e il Micofenolato, considerati più a rischio per il nascituro e da valutare quindi attentamente da parte dello specialista. Infine i cortisonici - conclude Bortoli - possono essere utilizzati con sicurezza sino alla dose materna di 40 mg/die», come anche emerso dal documento di Consenso del Associazione Canadese di Gastroenterologia(2).

Francesca De Vecchi

1 Kane S, Lemieux N . The role of breastfeeding in postpartum disease activity in women with inflammatory bowel disease. Am J Gastroenterol 2005;100:102-5;
2 Nguyen GC, Seow CH, Maxwell C, et al. IBD in Pregnancy Consensus Group, Canadian Association of Gastroenterology. The Toronto Consensus Statements for the Management of Inflammatory Bowel Disease in Pregnancy. Gastroenterology. 2016; 150(3): 734-757;

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