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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

Un censimento globale per i farmacisti


L’International Pharmaceutical Federation (FIP), che raggruppa le associazioni nazionali di categoria ha recentemente pubblicato un dettagliato rapporto che esamina la situazione occupazionale dei farmacisti in 50 nazioni

Il rapporto, redatto solo in lingua inglese è disponibile gratuitamente sul sito della FIP, www.fip.org. Il documento, presentato alla scorso Congresso della FIP, ha sottolineato come ancora permangano squilibri nella presenza dei farmacisti sia tra paesi industrializzati e non industrializzati, sia all’interno di ciascun paese, con il perdurare delle differenze tra le aree rurali, in cui il farmacista non è presente nella misura necessaria, e quelle urbane. Globalmente il numero di farmacisti ogni 10.000 abitanti varia da 0,04 in Ciad a 18,8 a Malta. In Italia, per rendere l’idea, è 12. Nella maggioranza dei paesi, Italia compresa, la densità dei farmacisti supera quella delle farmacie e, come ricorda il rapporto, questo è un indicatore positivo, che testimonia di una buona capacità di supervisione dell’attività del servizio farmaceutico nel suo complesso. Un altro dato interessante è la cosiddetta “femminilizzazione” della professione che ha riguardato diversi paesi, e viene spiegata sia con il sorgere di aspetti professionali più interessanti per la componente femminile, come la pharmaceutical care, sia con le maggiori possibilità di accedere a un orario flessibile rispetto ad altre professioni. Il più alto tasso di farmaciste si registra nella Repubblica Ceca, dove costituiscono l’80 per cento dei professionisti in attività, mentre l’Uganda è il paese che ne conta meno, e cioè il 20% circa (in Italia sono poco meno del 60%). Nella media globale, il  58% dei farmacisti opera nelle farmacie di comunità  il 12% in ospedale, un altro 12% nell’industria, il  4% nella ricerca e nell’università e il restante 4% è impegnato negli enti regolatori. Ovviamente esistono forti differenze tra un’area e l’altra: la Regione Africana vede occupato nell’industria soltanto il 5% dei farmacisti, percentuale che sale al 55% nel Sudest asiatico.

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