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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

Non c’è standard sulle allergie alimentari


C’è troppa confusione nella diagnosi delle allergie alimentari, non esistono criteri chiari e si usano definizioni molto diverse fra di loro per indicare questi disturbi. Queste criticità sono state messe in evidenza dai ricercatori della Stanford University (Usa), sulla rivista Jama, con riferimento alla difficoltà di prevenire e gestire le allergie ai cibi. Negli Stati Uniti, per esempio, il 4% degli adulti e il 5% dei bambini sotto i sei anni d''età soffrono di allergie alimentari. Si tratta di un disturbo molto diffuso che può creare diversi problemi: dai rush cutanei alla nausea, fino a veri e propri shock anafilattici che mettono a rischio la vita del paziente. Analizzando la letteratura scientifica sull''argomento e passando in rassegna 72 studi pubblicati fra il 1988 e il 2009 sul tema delle allergie al latte, alle uova, al pesce e alle noccioline, alimenti responsabili della metà degli eventi allergici, gli esperti si sono resi conto che non esiste una definizione universale di allergia alimentare: l''82% delle indagini fornisce infatti la propria, diversa dalle altre. Anche i criteri di diagnosi sono apparsi eterogenei. Ecco perch�, ammoniscono gli studiosi, oggi è ancora difficile gestire questi disturbi: c''è bisogno di una standardizzazione rigorosa, in modo da poterli prevenire e curare meglio.

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