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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

Paesi Ue divisi sugli Ogm


I Paesi europei restano divisi sugli Ogm. Le differenze sono emerse nuovamente oggi quando i rappresentanti dei 27, riuniti nel Comitato per la catena alimentare e la salute animale, hanno rinviato ogni decisione su una norma comune per facilitare il controllo dei cereali (soprattutto mangimi per animali), con una soglia minimale di organismi geneticamente modificati, che arrivano in Europa. L''obiettivo è quello di evitare il ripetersi di blocchi al commercio e la posta in gioco non è di poco conto: basta pensare che ogni anno l''Unione europea importa milioni di tonnellate di mais e di soia destinate all''alimentazione animale. Stando alle regole Ue, finora in vigore, ogni carico che mostra tracce di contaminazione da Ogm non ancora autorizzato nell''Unione europea deve essere bloccato. La Commissione europea ha presentato una proposta che fissa allo 0,1% la soglia minima di contaminazione (“zero tecnico”), con un sistema di autorizzazione che consenta di evitare interruzioni continue nelle importazioni da paesi extraeuropei. In sostanza, una soluzione tecnica per l''esame di una “lieve presenza” che consenta una maggiore operatività, pur non modificando, come aveva già spiegato il commissario Ue alla salute John Dalli, il metodo di tolleranza zero per gli Ogm non autorizzati nell''Unione. Dopo due giorni di discussioni, tuttavia, sulla proposta, che è osteggiata da diversi Stati membri, non è stata raggiunta un''intesa. Un nuovo incontro e'' fissato per il 22 e 23 febbraio. I rappresentanti dei 27 oggi non sono riusciti neppure a raggiungere un accordo sulla domanda di commercializzazione di quattro ogm, tre mais e un cotone. Saranno ora i ministri Ue dell''ambiente a doversi esprimere. Se anche il Consiglio non riuscirà a raggiungere una maggioranza, sarà la Commissione a dire l''ultima parola, dopo che l''Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha già dato una valutazione scientifica favorevole.

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