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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

Sifo, no alla fascia H nelle farmacie private


«Portare alcuni medicinali di fascia H anche al di fuori dell’ospedale e delle Asl» sarebbe «un controsenso» lo afferma Laura Fabrizio, presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (Sifo), commentando la possibilità che le farmacie private si occupino della distribuzione di farmaci ospedalieri. Piuttosto secondo la nota Sifo la soluzione sarebbe la distribuzione diretta dei medicinali ai pazienti in dimissione e, nel caso di malati cronici, tramite l’Asl e in assistenza domiciliare. Eppure «nonostante da anni i farmacisti ospedalieri e delle Asl pongano l’accento sulla distribuzione diretta dei farmaci» afferma il presidente Sifo «non molto è stato fatto, se si eccettuano esperienze di distribuzione a domicilio attuate in alcune Asl di Liguria, Umbria e Calabria e altre lodevoli iniziative purtroppo isolate» Due le ragioni del no Sifo allo spostamento della fascia H alle farmacie territoriali «primo, per i mancati risparmi, dato che la distribuzione diretta tramite le farmacie territoriali costa di più perché vi si aggiungono le spese di distribuzione per i farmacisti privati, oneri che variano in base ad accordi regionali fino ad arrivare al 12% sul prezzo al pubblico compreso di Iva; secondo, perché si tratta di medicinali di uso ospedaliero proprio perché necessitano di una particolare attenzione per aspetti legati al monitoraggio dell’efficacia e degli effetti collaterali, e quindi alla loro sicurezza e appropriatezza di utilizzo, verificabili mediante il continuo controllo dei rispettivi piani terapeutici depositati presso i servizi farmaceutici del Sistema Sanitario Nazionale e il monitoraggio attraverso il Registro dell’Aifa. «Al contrario, i farmacisti delle farmacie territoriali, non conoscendo il piano terapeutico» spiega Pietro Finocchiaro, segretario nazionale Sifo «non sono in grado di valutare l’appropriatezza prescrittiva che è il parametro più avanzato e complesso sul quale anche gli studi più recenti ci dicono sia necessario agire per diminuire ulteriormente la spesa, in particolare per i farmaci complessi che necessitano di un monitoraggio intensivo come quelli ospedalieri e innovativi».

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