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Politica e Sanità

15 Novembre 2011

Legittima l’obiezione del giorno dopo


Legittima obiezione coscienza, spetta a Ssn garantire presenza non obiettori. Il medico non è un distributore automatico

Pillola del giorno dopo? Bisogna tutelare tutte le donne, ma il medico non è un ''erogatore automatico'' di farmaci. Lo afferma  il presidente dell''Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma, Mario Falconi, commentando le parole del ministro della Salute Livia Turco che venerdì, in una lettera alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici, aveva detto che "la prestazione va assicurata" e le donne non vanno lasciate sole. Tutto questo, dice Falconi in una nota, rientra già "nel dovere deontologico di ogni medico".

Per Falconi, "vanno sempre e comunque salvaguardati e garantiti i diritti dei cittadini", ma "ci piacerebbe - afferma - che il ministro della Salute ci aiutasse a spiegare loro che esistono anche doveri e diritti dei medici, per evitare che qualcuno pensi che si possa richiedere a un medico un farmaco con le stesse modalità con le quali si può ottenere un prodotto da banco o un profilattico da un dispensatore automatico. Siamo d''accordo che non vada mai privilegiato il ''muro contro muro'', come afferma il ministro - prosegue Falconi - purch� ci sia chiarezza da parte di tutti e non demagogia". Per quanto riguarda nello specifico la pillola del giorno dopo, "tenuto conto che a tutt''oggi la letteratura scientifica internazionale non sembra abbia risolto in via definitiva il dilemma se la pillola del giorno dopo agisca impedendo la fecondazione dell''ovulo o l''impianto dell''ovulo fecondato, è assolutamente legittima l''eventuale obiezione di coscienza" . Spetta al servizio pubblico "garantire la presenza di medici non obiettori sempre e comunque".

Secondo Falconi, inoltre, anche per i medici non obiettori l''eventuale prescrizione della pillola del giorno dopo è da considerarsi il momento finale di un atto medico, a tutela della salute della donna. "Se viceversa qualcuno pensa - conclude il presidente dei medici romani - che il medico, in questo caso, debba essere soggetto passivo e mero esecutore di una richiesta, forse non ha capito cosa voglia dire essere medici. E allora si cambi la legge facendo dispensare il farmaco dalle farmacie, come avviene in altri Paesi o addirittura nei supermercati come negli Usa. Vorremmo rassicurare il ministro che la stragrande maggioranza dei medici italiani opera per il bene del paziente, anche se troppo spesso deve farlo in condizioni di enormi difficoltà".

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