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13 Marzo 2024 Durante la 31ma Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections sono stati presentati nuovi dati su efficacia e sicurezza della triplice terapia HIV/HBV e HIV/TBC

Nuovi dati, provenienti da tre studi che hanno valutato l’efficacia e la sicurezza della triplice terapia B/F/TAF (bictegravir 50 mg/emtricitabina 200 mg/tenofovir alafenamide 25 mg compresse) nelle persone con HIV, comprese quelle anche con epatite B (HBV) e con tubercolosi (TBC) supportano il ruolo importante del regime terapeutico nel trattamento dell’HIV in presenza di coinfezioni. I risultati, riporta una nota di Gilead, sono stati presentati durante la 31ma Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI).
Triplice terapia, una volta al giorno con o senza cibo
La triplice terapia con B/F/TAF è un trattamento completo per l’HIV che combina tre farmaci per formare un regime a singola compressa che comprende un inibitore dell’attività di strand tranfer dell’integrasi (INSTI, integrase strand transfer inhibitor), offrendo un dosaggio con somministrazione una volta al giorno con o senza cibo. La triplice terapia con B/F/TAF combina l'INSTI bictegravir 50 mg non potenziato con emtricitabina 200 mg/tenofovir alafenamide 25 mg La triplice terapia con B/F/TAF è un STR completo, e non deve essere assunto con altri medicinali per l’HIV.
Coinfezione da HIV/HBV
Uno di questi studi è Alliance: uno studio di fase III in corso che confronta l’efficacia e la sicurezza del B/F/TAF rispetto a dolutegravir 50 mg (DTG) + emtricitabina 200 mg/tenofovir disoproxil fumarato 300 mg (F/TDF) e DTG+F/TDF negli adulti con coinfezione da HIV/HBV che iniziano il trattamento. Alliance è il primo studio clinico randomizzato che valuta regimi basati su TAF e TDF in adulti naïve al trattamento con coinfezione da HIV/HBV. L’obiettivo è valutare regimi terapeutici che sopprimano efficacemente sia l’HIV che l’HBV. I risultati alla settimana 96 hanno dimostrato l’efficacia di entrambi i regimi antiretrovirali. In particolare, i partecipanti trattati con B/F/TAF hanno mostrato livelli numericamente più elevati di soppressione virale dell’HBV e di sieroconversione. Inoltre, i dati di sicurezza erano simili tra i bracci B/F/TAF e DTG+F/TDF. Gli eventi avversi includono infezioni del tratto respiratorio superiore, COVID-19, piressia, aumento delle ALT e nasofaringite.
Questi risultati confermano la durata e la sicurezza del B/F/TAF nel trattamento delle persone con HIV e coinfezione da HBV.
Coinfezione da HIV/TBC
La tubercolosi, associata all'HIV, rimane una delle principali cause di mortalità tra i pazienti affetti da HIV e sebbene siano stati compiuti progressi nella diagnosi e nel trattamento precoce della tubercolosi-HIV, rimangono sfide significative, specialmente nell'ambito delle interazioni tra farmaci antiretrovirali e farmaci anti-TBC. Lo studio Insight, di fase IIb condotto in collaborazione con diverse organizzazioni, si focalizza sull'efficacia, la sicurezza e la farmacocinetica di B/F/TAF e dolutegravir 50 mg (DTG) + lamivudina 300 mg/tenofovir disoproxil fumarato 300 mg (TLD) in adulti con coinfezione da HIV/TBC. I risultati preliminari della settimana 24 hanno evidenziato che una percentuale significativa dei partecipanti trattati con B/F/TAF e DTG ha raggiunto la soppressione virale (HIV-1 RNA <50 copie/ml). Gli eventi avversi gravi sono stati comuni in questa popolazione, ma nessuno è stato ritenuto correlato al farmaco in studio. Questi risultati supportano l'importanza di opzioni terapeutiche efficaci, soprattutto in contesti ad alto carico di HIV/TBC. Anushka Naidoo, Research Scientist presso il CAPRISA e Principal Investigator dello studio Insight, ha sottolineato l'importanza di continuare a valutare B/F/TAF come potenziale trattamento per la coinfezione da HIV/TBC, specie in ambienti dove questa condizione è prevalente.
Mutazioni associate alla resistenza negli studi di switch
Nell’HIV, si verificano cambiamenti genetici casuali che possono influenzare l’efficacia dei farmaci antiretrovirali. Questi cambiamenti, noti come mutazioni di resistenza, possono impedire ai farmaci di funzionare correttamente. Per comprendere quanto a lungo queste mutazioni persistono nell’organismo, i ricercatori hanno esaminato i modelli genetici dell’HIV nel corso del tempo in soggetti che hanno partecipato a tre studi clinici.
I dati sui genotipi dell’HIV sono stati raccolti all’inizio degli studi clinici, e per alcuni partecipanti erano disponibili anche report precedenti sulla genotipizzazione. I ricercatori hanno analizzato questi report per scoprire se le mutazioni di resistenza comparivano o scomparivano. In particolare, hanno studiato una coorte di 242 partecipanti che avevano effettuato lo switch al trattamento con B/F/TAF dopo aver raggiunto la soppressione virale per almeno tre mesi mentre assumevano il loro precedente regime antiretrovirale.
I risultati hanno rivelato che la maggior parte delle mutazioni associate a resistenze è rimasta costante nel corso dello studio o è comparsa durante lo studio e non è scomparsa nel tempo. Le mutazioni di resistenza ai farmaci, conservate nelle cellule, potrebbero persistere nonostante la soppressione virale. Questo rappresenta un rischio di trasmissione di virus resistenti ai farmaci in caso di fallimento virologico, interruzione del trattamento o mancata aderenza.
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