dolore
09 Giugno 2026Uno studio coordinato dall'Università Statale di Milano ha individuato un meccanismo chiave coinvolto nel dolore neuropatico e sviluppato un peptide sintetico capace di interromperlo. La ricerca, pubblicata su The Journal of Physiology, apre la strada a possibili strategie analgesiche non oppioidi.

Una nuova possibile strategia per il trattamento del dolore neuropatico potrebbe arrivare dalla ricerca italiana. Uno studio coordinato dall'Università Statale di Milano ha identificato un bersaglio molecolare coinvolto nella trasmissione del dolore cronico e sviluppato un peptide sintetico in grado di bloccarne l'azione, aprendo prospettive per future terapie analgesiche alternative agli oppioidi.
I risultati, pubblicati su The Journal of Physiology, sono frutto del lavoro del gruppo guidato da Andrea Saponaro del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari della Statale, in collaborazione con il team coordinato da Anna Moroni e con il contributo dell'Università della Florida.
La ricerca si è concentrata sul dolore neuropatico, una condizione cronica causata da lesioni o alterazioni del sistema nervoso centrale o periferico. I ricercatori hanno individuato un meccanismo molecolare che coinvolge il cAMP (adenosina monofosfato ciclico), molecola che regola l'attività dei neuroni del dolore attraverso l'interazione con i canali ionici HCN2.
Secondo gli autori, l'aumento dei livelli di cAMP favorisce l'attivazione dei neuroni nocicettivi, rendendoli più eccitabili e contribuendo alla persistenza dei segnali dolorosi. L'interazione tra cAMP e HCN2 rappresenterebbe quindi uno dei processi biologici alla base del dolore neuropatico.
Per interferire con questo meccanismo, il gruppo di ricerca ha progettato un peptide sintetico in grado di bloccare selettivamente la comunicazione tra cAMP e canali HCN2. Nei modelli sperimentali il composto ha mostrato la capacità di ridurre l'iperattività neuronale associata al dolore cronico.
La scoperta suggerisce la possibilità di sviluppare nuovi farmaci diretti ai meccanismi che generano il dolore, anziché limitarsi al controllo dei sintomi.
"Uno degli aspetti più rilevanti di questa ricerca è la possibilità di intervenire sul dolore neuropatico agendo in modo mirato sui meccanismi che lo generano, senza ricorrere agli oppioidi" ha dichiarato Andrea Saponaro in una nota dell'Ateneo. "Oggi queste terapie rappresentano una risposta diffusa ma problematica, per via degli effetti collaterali e del rischio di dipendenza. Il nostro approccio apre quindi la strada a una nuova generazione di trattamenti, capaci di affrontare il dolore cronico in modo più sostenibile, agendo sulle cause biologiche e non solo sui sintomi".
Lo studio è stato sostenuto da Fondazione Cariplo e Fondazione Telethon.
ph.cr.magnific
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