Diabete, dalla banaba estratto per ridurre glicemia
La banaba (Lagerstroemia speciosa) è considerata e studiata soprattutto per la sua capacità di regolare la glicemia: l'estratto delle foglie infatti riduce i livelli di glicemia
Lagerstroemia speciosa, così è scientificamente chiamata la banaba. Omonima di un'isola dell'arcipelago di Kiribati, questa pianta è tipica del sud-est asiatico. Il nome botanico è un omaggio di Linneo al suo collega Magnus von Lagestroem che importò numerose piante dall'estremo oriente. In quelle zone la pianta ha una valenza religiosa: nel Buddismo Theravada la pianta venne utilizzata per raggiungere l'illuminazione dell'undicesimo e dodicesimo Lord Buddha.
Dall'estratto delle foglie effetto ipoglicemizzante
Nella cultura occidentale, invece, la pianta è considerata e studiata soprattutto per la sua capacità di regolare la glicemia. In particolare, l'estratto delle foglie (titolato in acido corosolico) è stato in grado di ridurre i livelli di glicemia in pazienti con diabete di tipo II. Le dosi utilizzate nello studio di Judy e Passwater sono peraltro molto modeste (32 o 48 mg di estratto) per due settimane. I risultati erano importanti, ma cambiavano significativamente al cambiare della forma farmaceutica utilizzata. Infatti, formulato come capsule morbide si osservava una riduzione del 30% della glicemia, mentre capsule di estratto secco riducevano "solo" del 20%. Gli studiosi giustificarono questa differenza con la differente biodisponibilità dell'estratto.
Acido corosolico i dosaggi studiati
Responsabile di questa attività sembra esser l'acido corosolico. Infatti, somministrato 5 minuti prima dell'assunzione di un carico di glucosio ha evitato un innalzamento eccessivo del picco glicemico. I risultati sono stati particolarmente differenti dal placebo dopo 90 minuti dall'assunzione. Viste le sue proprietà, la banaba è spesso associata ad altre piante con effetto sulla sindrome metabolica. È il caso di un estratto brevettato in associazione con Cinnamommum bumanii. Somministrato per 12 settimane alla dose di 50 o 100mg/die, questo estratto ha migliorato la resistenza insulinica, con un aumento della secrezione dell'ormone. È stata associata anche a carciofo, riso rosso fermentato e coenzima Q10 con l'obiettivo di controllare anche i livelli di lipidemia. I livelli di colesterolo totale sono scesi del 13,6%, quelli di Ldl del 18%. Anche a livelli di enzimi epatici si è osservata un'importante riduzione (-10% Got, - 31% Gpt). Necessario ricordare che in questo trattamento una prima, importantissima, fase ha previsto la rieducazione alimentare dei pazienti reclutati. Tutti studi che, benché svolti su pochi pazienti e per breve tempo, sembrano evidenziare gli effetti benefici su diabete di tipo II e sindrome metabolica di questa pianta. A corollario, non riportano particolari effetti collaterali. Fatte salve le solite raccomandazioni durante gravidanza e allattamento per mancanza di dati di sicurezza. In alcuni casi si è osservato anche una riduzione della pressione sanguinea e la precauzione di non utilizzare la pianta assieme ad altri farmaci antidiabetici per non correre il rischio di incorrere in fenomeni ipoglicemici.
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