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Fitoterapia

17 Gennaio 2024

Fine vita. Uso delle sostanze psichedeliche per alleviare la sofferenza del paziente


Fine vita. Uso delle sostanze psichedeliche per alleviare la sofferenza del paziente

L'accompagnamento verso la fine della vita è un tema che interseca la sfera medica con quella etica e sociale rappresentando una componente cruciale dell'assistenza sanitaria. Al cuore di questa pratica si trova l'intento di fornire supporto, dignità e, soprattutto, conforto a coloro che si trovano nella fase terminale della propria vita. L'essenza di tale approccio risiede nell’alleviare la sofferenza del paziente garantendo alla persona che soffre una gestione del dolore e dei sintomi affinché la persona trovi supporto non solo a livello fisico, ma anche emotivo e psicologico. Questo richiede un approccio olistico alla persona che tenga conto delle variabili mediche, della tolleranza individuale al dolore concentrandosi soprattutto sulle sfide emotive e psicologiche che i pazienti che si avvicinano alla fine della vita spesso affrontano: ansia, paura dell'ignoto e tristezza possono permeare la loro esperienza caratterizzata da rassegnazione, perdita di significato e dignità, pensieri suicidi e una percezione amplificata del dolore. Questi stadi limitano la capacità di vivere appieno le ultime fasi della vita.

L'idea di sperimentare sostanze psichedeliche in questa fase dell’esistenza ha radici antiche ad esempio in Aldous Huxley, autore di “Le porte della percezione” e “L’isola”, il quale nel 1963, sul letto di morte, chiese alla moglie di somministrargli due dosi di LSD. Il suo trapasso, preparato nel tempo, avvenne serenamente, mentre la moglie lo guidava verso una forma di illuminazione. Inoltre, sorprendentemente, osservarono che i pazienti, dopo il trattamento con LSD, mostravano un atteggiamento più positivo verso la loro condizione.

L’LSD (dietilamide dell’acido lisergico) è stato sintetizzato per la prima volta da Albert  Hoffmannun chimico svizzero noto per aver scoperto e sperimentato non solo l’acido lisergico, ma anche altre sostanze psicoattive, tra cui la psilocibina, una molecola psicoattiva contenuta nei “funghi psilocibinici” presenti in Centro e Sud America nelle culture tradizionali da migliaia di anni come testimoniano i reperti archeologici.

Sono stati infatti trovati reperti e pitture rupresti che dimostrano che fin dall'antichità nelle Americhe del Sud (anche in Asia e Africa) le tribù facevano uso di funghi e altre piante psicoattive per raggiungere quello che è stato definito come "il sogno fiorito". Con la scoperta dell'America i funghi iniziarono a diffondersi anche in Europa. Cortez riportò in alcuni scritti l'uso di funghi ed altre sostanze psichedeliche da parte degli azteca. Chiamati da queste tribù con il nome di "Teonanacatl", che letteralmente significa "Il Dio Fungo", questi potenti organismi venivano principalmente consumati dalle classi più agiate della società azteca in occasione di riunioni e feste. All'epoca erano costosi e difficili da trovare e il loro consumo era destinato alle classi sociali più benestanti. Le prove in nostro possesso sono piuttosto scarse, ma secondo alcuni scritti del 1800 questi funghi venivano usati nelle cerimonie spirituali di diverse religioni.

Interessante a tal proposito l’incontro tra un banchiere della JP Morgan, Robert Gordon Wasson, e Maria Sabina, una curandera messicana analfabeta, che fin da quando era piccola celebrava dei riti terapeutici con i “funghi magici” durante le “veladas” ovvero le cerimonie tradizionali durante le quali venivano consumati i "funghi sacri".

È questo incontro che ci ha permesso di scoprire una cultura millenaria a base di funghi e maestri curanderi per curare corpo, mente e spirito. La sua esperienza viene riportata in un articolo del Time Magazine del 1957, intitolato "Alla ricerca dei Funghi Allucinogeni" che la stessa Maria Sabina chiamava "ninos sanctos" ovvero “bambini santi”, non in senso religioso ma in quanto fulcro di sacralità. Fu lo stesso Wasson a coniare questo nome, ancora oggi usato per indicare questi particolari organismi. Alcuni anni dopo, la psilocibina e la psilocina contenute nei funghi vennero isolate dal Dott. Albert Hoffman. 

Nella cultura Mazateca, le "veladas" sono cerimonie notturne o rituali spirituali generali in cui l'ingestione di funghi sacri, inducendo uno stato alterato di coscienza, facilita la comunicazione con gli spiriti, l'acquisizione di conoscenza divinatoria e il trattamento di disturbi dell'anima e del corpo. Queste cerimonie si svolgono in un ambiente controllato con canti, danze e preghiere. Maria Sabina, profonda conoscitrice delle proprietà curative dei "funghi allucinogeni", agì da ponte che permise alla società moderna di scoprire questo vasto patrimonio di conoscenza. La sua interazione con il chimico svizzero Albert Hoffman portò all'isolamento e alla scoperta delle sostanze alcaloidi psilocibina e psilocina. Hoffman, insieme a Wasson, fu uno dei primi "estranei" a partecipare alle cerimonie velada. Attraverso Maria Sabina, Hoffman ottenne campioni dei funghi che usava, dai quali estrasse gli alcaloidi in forma di pillola.

Wasson rivelò la sua riscoperta dei funghi sacri in un articolo del 1958 per Life magazine intitolato "Seeking the Magic Mushrooms", e sua moglie Valentina pubblicò il suo articolo "I Ate the Sacred Mushrooms" per This Week Magazine. Gli anni successivi sembravano promettere un'era psichedelica. In particolare, il lavoro di Valentina Wasson dimostrò il potenziale medico latente dei funghi. Tuttavia, queste pubblicazioni, che svelavano l'esistenza di funghi endogeni, spinsero il grande pubblico a intraprendere pellegrinaggi, portando a un turismo che alla fine ha ridotto e mercificato il valore dei funghi sacri.

Maria Sabina stessa pronunciò queste parole: "Prima di Wasson, sentivo che i funghi mi elevassero. Ora non lo sento più... dal momento in cui sono arrivati gli stranieri... i funghi hanno perso la loro purezza. Hanno perso il loro potere. Da quel momento in poi, non hanno più funzionato." (Estrada 1977; Liggenstorfer & Ratsch 1996).

Sperimentazioni terapeutiche con la psilocibina e altre sostanze come l'LSD sono state condotte in Europa, in particolare in Svizzera presso l'Università di Zurigo, dal 1985. Questi studi hanno scoperto che l'amministrazione di sostanze psicoattive nei casi di depressione resistente al trattamento può innescare processi biologici e psicologici che favoriscono la guarigione. Uno studio randomizzato e controllato aggiuntivo, condotto da Stephen Ross presso l'Università di New York nel 2016, ha confrontato la psilocibina con la niacina - entrambe somministrate in dose singola - in combinazione con la psicoterapia per i partecipanti con disagio psichiatrico legato al cancro. I risultati hanno suggerito che la psicoterapia assistita dalla psilocibina ha facilitato miglioramenti nel disagio psichiatrico ed esistenziale, nella qualità della vita e nel benessere spirituale; dopo cinque-sei mesi, il 60-80% dei partecipanti ha continuato a soddisfare i criteri per una risposta significativa clinicamente significativa sia per l'effetto antidepressivo che ansiolitico. Lo studio di Ross includeva anche un'analisi di follow-up a lungo termine alla conclusione delle terapie: tutti i sedici partecipanti ancora in vita sono stati contattati, e quindici hanno accettato di partecipare allo studio, che prevedeva due nuove analisi - una a tre anni e due mesi, e l'altra a quattro anni e cinque mesi dopo l'amministrazione della psilocibina. I risultati, documentati nella parte finale dello studio datata 2021, hanno dimostrato una riduzione costante dell'ansia, della depressione, della disperazione, della demoralizzazione, nonché della paura della morte, sia alla prima che alla seconda valutazione di follow-up. L'entità dell'efficacia all'interno di questo gruppo è significativa: al secondo follow-up, circa il 60-80% dei partecipanti ha soddisfatto i criteri per un trattamento antidepressivo o ansiolitico clinicamente significativo, mentre la maggioranza dei partecipanti (71-100%) ha attribuito cambiamenti positivi nella vita all'esperienza di terapia assistita dalla psilocibina, collocandola tra le esperienze personali e spirituali più significative delle loro vite.

Questi risultati suggeriscono che in combinazione con la psicoterapia, una singola dose moderata di psilocibina ha prodotto eccellenti effetti ansiolitici e antidepressivi rapidi, robusti e duraturi in pazienti con ansia esistenziale alla fine della vita.

Il potenziale terapeutico della psilocibina e delle sostanze psichedeliche sembra quindi destinato a giocare un ruolo significativo non solo nel futuro della psichiatria, ma anche per individui non psichiatrici che affrontano stati di ansia significativi, come nei casi di diagnosi di malattie terminali per le quali non esistono opzioni curative. Ciò inevitabilmente porta a fasi di ansia e depressione, che sono state ampiamente descritte e che sembrano essere alleviate, secondo recenti ricerche, dalla psilocibina, che dimostra avere la capacità di indurre cambiamenti sostanziali e duraturi nelle funzioni del nostro cervello.  

Tania Re PhD
Cattedra Unesco “Antropologia della Salute, Biosfera e Sistemi di Cura” – Università degli Studi di Genova

Nicola Bragazzi PhD  
Cattedra Unesco “Antropologia della Salute, Biosfera e Sistemi di Cura” – Università degli Studi di Genova
 

TAG: PAZIENTI, MORTE, FUNGHI MEDICINALI, FITOTERAPIA

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