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Fitoterapia

18 Aprile 2024

Obesità, da pianta grassa selvatica promettente soppressore dell'appetito

L'obesità è uno dei problemi di salute pubblica più seri del XXI secolo. E tra le fonti alimentari a base vegetale, molte piante edibili indigene e selvatiche mancano ancora dell'attenzione di scienziati dell’alimentazione, nutrizionisti e trasformatori


Obesità, da pianta grassa selvatica promettente soppressore dell'appetito

L'obesità è uno dei problemi di salute pubblica più seri del XXI secolo. E tra le fonti alimentari a base vegetale, molte piante edibili indigene e selvatiche mancano ancora dell'attenzione di scienziati dell’alimentazione, nutrizionisti e trasformatori. Tra queste, Caralumma fimbriata (CF) è stata studiata per le sue proprietà antiperglicemiche e ipolipidemiche, nonché per le attività epatoprotettive e antiossidanti, ottenendo risultati significativi ed è comunemente consumata dalle popolazioni etniche dell'India centrale per gestire l'obesità. Si tratta di una pianta medicinale che sta guadagnando popolarità in questo contesto. Si tratta di un arbusto succulento selvatico, commestibile, con foglie simili a quelle dei cactus, cresce in zone aride ed è conosciuta come "cibo della fame" dalle tribù indiane. La storia ha registrato il suo utilizzo durante lunghi periodi di caccia, poiché le tribù di cacciatori masticavano porzioni o pezzi di C. fimbriata per sopprimere la fame e dissetarsi. Sono stati identificati vari costituenti bioattivi associati a esiti positivi per la salute, e alla soppressione dell’appetito, grazie all’alto contenuto di glicosidi pregnani noti per sopprimere la fame e aumentare la resistenza. Tali proprietà rendono la C. fimbriata una pianta inestimabile contro la sindrome metabolica.

La presente rassegna (1) offre una sintesi aggiornata della letteratura più recente disponibile sulla composizione nutrizionale, i parametri di sicurezza e il potenziale terapeutico della C. fimbriata per la sindrome metabolica. C. fimbriata aiuta nella combustione dei grassi e nella soppressione della fame, inibendo l'enzima citrato liasi, il che impedisce al nostro corpo di produrre grasso e inibisce anche la produzione di coenzima A malonilico, promuovendo l'ossidazione degli acidi grassi immagazzinati. Uno studio recente ha esaminato come l'estratto di C. fimbriata influisce sui segnali di sazietà e sulla composizione corporea in adulti 83 uomini e donne dai 20 ai 50. in sovrappeso, per 16 settimane. Il gruppo placebo ha mostrato un aumento dei livelli plasmatici di leptina alla settimana 16, mentre il gruppo che assumeva 1 g/giorno di CF estratto è rimasto invariato. Inoltre, la circonferenza della vita nel gruppo CF estratto è diminuita di 2,7 cm. Il gruppo placebo ha guadagnato peso, mentre il gruppo CF estratto ha perso peso dall'inizio dello studio. Un altro studio ha valutato l'efficacia di CF estratto in individui in sovrappeso e obesi, non rilevando cambiamenti significativi in peso, indice di massa corporea, circonferenza vita e fianchi. Un ulteriore studio ha indagato l'effetto di CF estratto sul peso corporeo, l'appetito e il profilo lipidico in ratti obesi, mostrando una significativa riduzione del peso corporeo e del profilo lipidico. Infine, l'effetto di CF estratto (500 mg due volte al giorno) con restrizione alimentare ed esercizio fisico è stato indagato su 33 soggetti in sovrappeso e obesi, mostrando un significativo declino nel BMI, nel peso corporeo, nella circonferenza dell'anca, nel grasso totale e nella pressione sanguigna sistolica. Per il consumo umano, C. fimbriata è considerata farmacologicamente sicura. Tuttavia, in alcuni casi, sono stati segnalati effetti avversi non gravi come costipazione, flatulenza, distensione addominale e gastrite che scomparivano entro una settimana. Pertanto, CF estratto potrebbe fungere da soppressore dell'appetito, sicuro ed efficace, per la perdita di peso, riduzione della glicemia e dei lipidi. La ricerca su C. fimbriata è ancora agli inizi e ulteriori studi sono vivamente incoraggiati per esplorare il suo potenziale terapeutico. Le ricerche future sui soppressori dell'appetito dovrebbero dedicare particolare attenzione a questo importante fitochimico: il glicoside pregnano.

Eugenia Gallo
Biologa CERFIT
AOU Careggi, Firenze

TAG: OBESITà

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