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Farmacisti

08 Giugno 2021

Vaccini e terapie anti-Covid, da Sifact un punto su sicurezza e sviluppo


Nella lotta contro Sars-Cov-2 tutti gli attori del sistema farmaceutico, pubblici, privati e istituzionali, devono lavorare in sinergia. L'approfondimento online sui vaccini di Sifact

La pandemia in corso e le continue evoluzioni delle evidenze scientifiche rendono necessari nuovi aggiornamenti sui vaccini già disponibili e in via di sviluppo, e occorre lavorare usando percorsi virtuosi ed efficaci, selezionando il paziente corretto per ottenere il massimo beneficio dalla terapia. Mai come oggi, nella lotta contro Sars-Cov-2, è necessario che tutti gli attori del sistema farmaceutico, pubblici, privati o istituzionali, lavorino in sinergia con l'obiettivo comune di uscire bene e presto dall'emergenza. Su questi presupposti, Sifact (Società italiana di farmacia clinica e terapia) e Federchimica Assobiotec, stanno continuando il percorso di aggiornamento e approfondimento online sui vaccini, attraverso importanti esponenti del sistema salute.

Covid-eVax, vaccino a Dna: ecco come agisce. Non necessita di catena del freddo

Nell'ultimo webinar proposto si è approfondito il percorso di sviluppo di uno dei due vaccini italiani in produzione e in generale la sicurezza di tutti i vaccini, oltre al corretto utilizzo dell'armamentario diagnostico-terapeutico a disposizione. Ha aperto i lavori Lucio Rovati, Ceo e Cso di Rottapharm Biotech, che ha esposto un razionale di sviluppo e i primi dati sulla sperimentazione del vaccino tutto italiano anti Covid-19 ideato dalla Takis di Castel Romano (Roma) e sviluppato in collaborazione con la Rottapharm Biotech di Monza: «Il vaccino, che è stato chiamato provvisoriamente Covid-eVax, è un vaccino a Dna che viene somministrato con una tecnica chiamata "ElectroGeneTransfer". Per quel che riguarda la target selection - spiega Rovati - a differenza degli altri vaccini non abbiamo scelto la Spike full-lenght, cioè la Spike intera, ma ci siamo indirizzati sul segmento "Receptor Binding Domain" (Rbd), per via di una migliore risposta cellulare. I potenziali vantaggi di un vaccino a Dna sono molteplici: come l'mRna messaggero può essere somministrato ripetutamente, può avere una potente risposta anticorpale e cellulare e può prolungare la risposta immunologica. Inoltre - ha continuato Rovati - il target Rbd è una regione cruciale per generare anticorpi veramente neutralizzanti perché è la parte della Spike che il virus utilizza per legarsi alle cellule, una parte molto conservata anche tra le varianti. Infatti - sottolinea il dottore - il virus non ha interesse a mutarla perché gli serve per attaccarsi alla cellula. In più, come tutti i vaccini genetici, è molto facile adattarlo a nuove mutazioni del virus". Rovati ha spiegato che il processo di produzione per questo tipo di vaccini è abbastanza rapido e poco costoso e il Dna è molto stabile e non ha bisogno della catena del freddo sia per il trasporto che per lo storage. Lo studio preliminare, al momento in passaggio da Fase 1 a Fase 2, ha l'obiettivo di confermare l'immunogenicità, la tollerabilità e la durata della risposta immunologica. Si presume che la Fase 3 possa iniziare tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022. Covid-eVax è il primo vaccino a Dna che raggiunge la valutazione clinica in Europa.

La sicurezza dei vaccini nei dati di farmacovigilanza

A fare il punto sulla sicurezza dei vaccini è stato Ugo Moretti, responsabile del Centro regionale di farmacovigilanza della Regione Veneto: «Nell'ultimo rapporto di fine aprile, Aifa ha riportato circa 300 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate. In tutto, su 18.148.394 somministrazioni sono state recepite circa 56.110 segnalazioni di sospette reazioni avverse. Invece ad oggi, su base nazionale, su circa 31 milioni di dosi di vaccino somministrate ci sono state circa 65.000 segnalazioni. In tutto le segnalazioni gravi sono state circa 6.500 con un tasso che si va stabilizzando a circa il 2,1 ogni 10.000 dosi. Tengo a precisare - spiega il professore - che la gravità raccontata è sempre soggettiva e talvolta può non corrispondere alla gravità clinica reale. Infatti, a volte, tende ad essere influenzata anche dal clima percepito nell'opinione pubblica. In tutto - ha sottolineato Moretti - sono stati segnalati circa 317 decessi ma, sia per questi casi che per le altre segnalazioni gravi, non è ancora chiara una relazione causale. A parte i casi degli shock anafilattici pochi minuti dopo la vaccinazione, per i casi di infarti e trombosi, è ancora in corso una attenta analisi, dato che si tratta di patologie che hanno un background elevato nella popolazione. Al 23/5/2021 i dati disaggregati delle dosi somministrate riportano che su oltre 21 milioni di dosi Pfizer/Biontech ci sono state circa 46.800 segnalazioni totali; per Astrazeneca (6.500.000 dosi) circa 15.000 segnalazioni; per Moderna (2.596.000 dosi) 2.400 segnalazioni e per Janssen (oltre 395.000 dosi) 128 segnalazioni. Invece, il tasso nazionale dell'anafilassi, su una analisi presentata da Aifa alla fine di marzo 2021 su casi ben documentati nella rete, ci sono circa 8/9 casi sul milione di dosi somministrate. Un altro fattore che è stato evidenziato sono stati i casi di paresi facciale (Paralisi di Bell) associate non solo a questi vaccini, ma anche agli antinfluenzali. Queste sono situazioni che possono durare per un po' più tempo, ma che si risolvono poi senza particolari problemi, ha spiegato Moretti. Invece, è molto rara l'incidenza dei vaccini nei casi di trombosi associati a trombocitopenia, come viene riportato da numerosi studi che hanno preso in esame Astrazeneca (1 caso su un milione) e Janssen (12 casi su 7 milioni di somministrazioni negli Stati Uniti). Sempre riguardo alla sicurezza dei vaccini è intervenuta Francesca Venturini, presidente eletto Sifact, direttrice Uoc farmacia Azienda Ospedale-Università di Padova, che ha sottolineato l'importanza del monitoraggio continuo delle reazioni avverse tramite le segnalazioni spontanee e con studi ah hoc su gruppi di popolazioni speciali. Per la Presidente è, inoltre, importante effettuare studi e modifiche della formulazione sulla stabilità e sulla conservazione dei vaccini, onde evitare una ridotta efficacia, e lo studio degli eccipienti per ridimensionare i rischi.

Diagnosi e terapia del Covid-19

Sul tema dell'armamentario diagnostico-terapeutico e sul corretto utilizzo è intervenuta Patrizia Popoli, direttore del Centro nazionale ricerca e valutazione preclinica e clinica dei farmaci dell'Istituto superiore di sanità, che ha evidenziato il contesto non facile in cui si è dovuto operare, con una malattia grave, sconosciuta, in grande espansione, con assenza di opzioni terapeutiche e con la necessità di adattare costantemente il processo valutativo. In questo scenario emergenziale, è sorta la necessità di cambiare l'approccio di valutazione dei farmaci con il consenso sia del mondo regolatorio sia di quello industriale, per dare una risposta immediata al problema della pandemia. Si è immediatamente creata una collaborazione più stretta e flessibile tra le agenzie regolatorie internazionali e l'attività dell'Icmra (International Coalition of Medicines Regulatory Authotìrities) è stata dedicata all'identificazione di meccanismi di semplificazione e armonizzazione dei processi regolatori e decisionali con l'obiettivo di accelerare e semplificare sviluppo, autorizzazione e disponibilità di trattamenti e vaccini per Covid-19 a livello mondiale. In Europa, per garantire l'accesso a vaccini sicuri ed efficaci in tempi rapidi, la Commissione europea ha promosso un approccio coordinato delle strategie di vaccinazione attraverso "EU Strategy for Covid-19 vaccines" con l'adattamento del quadro normativo Ue, mantenendo il rispetto degli standard di qualità, sicurezza ed efficacia. Il contesto, fa notare il direttore, da marzo 2020 è notevolmente cambiato: da una malattia sconosciuta siamo arrivati, con lo sforzo di tutti, ad una malattia più gestibile anche in presenza di alcune opzioni terapeutiche che possono essere adottate a seconda della gravità dell'infezione. Infine, sull'armamentario diagnostico, è presente all'interno dell'Iss l'Organismo notificato 0373, autorizzato dal Ministero della Salute a rilasciare Certificazione Ce per i dispositivi medico-diagnostici in vitro secondo la Direttiva europea di riferimento 98/79/CE. Gli unici dispositivi per Sars-Cov-2 che possono essere certificati dagli Organismi notificati secondo la Direttiva 98/79/CE sono i "Self-test", cioè i test di auto diagnosi.

Cristoforo Zervos

TAG: VACCINI, SARS-COV-2, VACCINO ANTI-COVID-19

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