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15 Dicembre 2022

Gestione Long Covid, sintomi e segni da monitorare: i criteri per valutazione del paziente


Per molti pazienti i sintomi del Covid non si esauriscono nella fase acuta sintomatica, ma possono prolungarsi con un eterogeneo complesso di manifestazioni cliniche subacute e croniche


Per un numero importante di persone colpite dal Covid-19 le manifestazioni cliniche non si esauriscono nelle prime settimane della fase acuta sintomatica, ma possono prolungarsi con un eterogeneo complesso di manifestazioni cliniche subacute e croniche che precludono un pieno ritorno al precedente stato di salute e che vanno sotto il nome di long-Covid. Tale condizione, che, a quasi tre anni dall'inizio della pandemia, emerge con sempre maggiore evidenza, necessita di un approccio tempestivo e il più possibile uniforme sul territorio.
Quali sono le raccomandazioni per gli operatori sanitari?
Che cosa possono fare i farmacisti?

Criteri per definire Long-Covid. Le raccomandazioni Iss

Si parla di Long-CoViD, secondo la definizione di Iss, quando, a fronte della negativizzazione del test diagnostico, alcuni sintomi persistono dopo più di quattro settimane dall'infezione. Questa condizione "può lasciare strascichi anche a distanza di mesi e può colpire fino a una persona su due. Ma, nonostante il vasto impatto clinico e le ricadute sulla popolazione, sono ancora largamente incomplete le conoscenze sulla frequenza e volume del Long Covid, sullo spettro di caratteristiche cliniche con cui si manifesta, sugli strumenti ottimali per la sua valutazione e diagnosi".
Un primo testo di riferimento era stato pubblicato da Iss nel luglio 2021, per fornire alcune indicazioni sui principi di gestione, e ieri è stato reso disponibile sul sito un nuovo documento - "Buone pratiche cliniche per la gestione e presa in carico delle persone con Long-Covid" - che propone un elenco di raccomandazioni anche con l'obiettivo di uniformare i comportamenti organizzativi e diagnostici sul territorio nazionale. Il documento nasce da un progetto CCM - 'Analisi e strategie di risposta agli effetti a lungo termine dell'infezione COVID-19 (Long-COVID)' - finanziato dal Ministero della Salute.

Sintomi e segni da monitorare. Il ruolo degli operatori sanitari

Un primo aspetto trattato riguarda la definizione delle "fasi che seguono la malattia acuta". In particolare, si parla di "malattia COVID-19 sintomatica persistente" in presenza di segni e sintomi attribuibili al virus di durata compresa tra 4 e 12 settimane dopo l'evento acuto, mentre viene definita come "malattia Post-COVID-19" quella condizione in cui "segni e sintomi che si sono sviluppati durante o dopo un'infezione sono presenti per più di 12 settimane dopo l'evento acuto e non risultano spiegabili con diagnosi alternative". Il Long-COVID comprende entrambe le condizioni.
In generale, come scrive Iss nel sito dedicato, "le manifestazioni cliniche del Long-CoViD sono eterogenee. I sintomi generali includono fatica persistente/astenia, stanchezza eccessiva, febbre, debolezza muscolare, dolori diffusi, dolori muscolari e articolari, peggioramento dello stato di salute percepito, anoressia, riduzione dell'appetito". Accanto a questi, possono esserci sintomi a carico di specifici organi e apparati, tra cui, per fare qualche esempio, sintomi "respiratori (dispnea, tosse persistente e diminuzione della capacità di espansione della gabbia toracica), cardiovascolari (senso di oppressione e dolore al petto, tachicardia e palpitazioni al minimo sforzo, aritmie e variazione della pressione arteriosa), neurologici (cefalea che può insorgere come sintomo nuovo oppure come peggioramento di sintomatologia preesistente; deterioramento cognitivo, che si manifesta con difficoltà di concentrazione e attenzione, problemi di memoria, difficoltà nelle funzioni esecutive; neuropatie periferiche e disautonomia), Psicologici/psichiatrici (sonno poco riposante e non ristoratore, malessere cronico, depressione del tono dell'umore, ansia).

I quesiti clinici: chi deve essere valutato e quando

Un focus importante del documento riguarda in ogni caso i quesiti clinici da cui scaturiscono raccomandazioni rivolte ai professionisti sanitari per standardizzare la loro attività e ottimizzare l'organizzazione dell'assistenza ai pazienti con Long-COVID. Un primo aspetto affrontato è relativo all'individuazione di chi deve ricevere una valutazione per il Long-COVID e quando. "Dovrebbero ricevere una valutazione per il Long-COVID tutti i pazienti in cui il virus eÌ stato causa di ospedalizzazione. Tale valutazione dovrebbe essere effettuata a 4-6 settimane dalla dimissione". Ma ugualmente questo vale anche per i "pazienti che, pur non essendo stati ospedalizzati, presentano segni o sintomi, persistenti o nuovi, non attribuibili ad altre patologie, per > 4 settimane dopo l'infezione acuta. Particolare attenzione va dedicata ai pazienti con fragilità o cronicità complesse perché maggiormente a rischio di sviluppare complicanze".
Mentre in merito ai "segni o sintomi, presenti singolarmente o in associazione, da prendere in considerazione il riferimento dovrebbero essere quelli a maggiore prevalenza nella sindrome Long-COVID (astenia, tosse, dispnea, cefalea, disturbi del sonno, confusione mentale, difficoltaÌ di concentrazione, brain fog, anoressia, anosmia-disosmia, ageusia-disgeusia, mialgie, palpitazioni, dolori articolari, ansia, sintomi depressivi, dolore toracico, faringodinia, rash cutaneo, sintomi gastrointestinali, xerostomia), ma non dovrebbero essere trascurati sintomi più rari o atipici, particolarmente nella popolazione anziana ed in quella pediatrica. Dovrebbe essere prestata attenzione ad assenza o riduzione di rendimento nell'ambito lavorativo o scolastico e alla riduzione delle interazioni sociali. Il Long-COVID a ogni modo rappresenta una diagnosi di esclusione che può essere posta solo una volta considerate ed escluse le complicazioni legate a patologie di diversa eziologia".
Per quanto riguarda la valutazione in sé si tratta di atto medico che ricade sulle figure del territorio (medici di medicina generale e pediatri) o specialistiche, ma viene rilevata la necessità di sensibilizzare il paziente per portarlo a riconoscere una condizione non usuale e a rivolgersi agli appropriati percorsi assistenziali.

Possibili anche questionari autocompilati per i pazienti

Ma quali sono le tipologie di valutazioni da effettuare? Possono essere elementi indicativi e quindi da indagare con il paziente "la storia della malattia, natura, gravitaÌ, tempistica d'insorgenza dei sintomi, così come l'impatto dei sintomi che il paziente sta vivendo sulle attività quotidiane (lavoro/istruzione), l'autonomia, lo stato funzionale, la qualità della vita e le relazioni sociali". Anche la storia di altre patologie preesistenti e terapie in atto così come l'aggravamento di patologie preesistenti sono importanti. Per l'Iss si tratta di informazioni che possono essere raccolte anche tramite questionari autocompilati.

Un'attenzione particolare, poi, va rivolta ai bambini, anche in relazione alle vaccinazioni. "Partendo dalla considerazione che durante la pandemia vi eÌ stato un calo dell'adesione alle vaccinazioni raccomandate per l'infanzia con conseguente maggior esposizione dei bambini al rischio di contrarre malattie prevenibili con il vaccino, gli operatori sanitari dovrebbero continuare a fornire informazioni alle famiglie, bambini e adolescenti, compresi coloro che soffrono di una condizione Long-COVID". Su questo argomento proprio i farmacisti, in quanto figura di primo accesso sul territorio, possono essere un punto di riferimento impostante.

Francesca Giani

TAG: SEGNI E SINTOMI, ISTITUTO SUPERIORE DI SANITà, LONG COVID

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