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Salute benessere

02 Novembre 2023

Obesità, limiti dell’indice di massa corporea e nuovi criteri diagnostici in studio

Necessario affiancare il BMI anche ad altre metriche come la composizione corporea o la genealogia genetica che svolgono un ruolo nell'obesità e nelle condizioni correlate

di Francesca De vecchi - Tecnologa alimentare


Obesità, limiti dell’indice di massa corporea e nuovi criteri diagnostici in studio

Il BMI (Body Mass Index), l’indice di massa corporea, è uno strumento di facile utilizzo ed anche economico. Il calcolo è semplice: dividendo il peso (in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri) si ottiene un indice che, inserito in uno schema, restituisce l’appartenenza dell’individuo a categorie di sottopeso, normopeso, sovrappeso o obesità. È di fatto un indicatore di riferimento per studi epidemiologici, grazie a valori limite standardizzati e un’indicazione statistica i cui criteri di interpretazione sono stati definiti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
In base a questa classificazione – secondo il Ministero della Salute, il 3% della popolazione italiana (persone di 18 anni e più) risulta essere sottopeso, il 51,5% normopeso, il 35,5% sovrappeso e il10% obesa.  

Necessario affiancare l’Indice di massa corporea anche ad altri fattori
È certamente un indice molto correlato ai livelli di grasso corporeo misurati con i metodi più accurati, ma è un dato riferibile alla popolazione in generale e non può essere preso come riferimento nella valutazione della composizione corporea né nella distribuzione corporea del grasso nell’organismo di ciascun individuo.  Da qualche tempo, quindi si è cominciato a discutere del fatto che il BMI andrebbe affiancato ad altri fattori per stimare in modo più accurato la salute e il rischio di malattie metaboliche. Ne ha parlato di recente la rivista Nature, evidenziando come quello che è considerato il principale test di obesità, il BMI appunto, tenga conto solo di peso e altezza, lasciando fuori tutta una serie di fattori importanti che influenzano lo stato di salute.  

L’articolo riprende un rapporto dell’AMA (American Medical Association) Council on Science and Public Health, che dice che l’attuale sistema di classificazione è fuorviante riguardo agli effetti della massa grassa corporea anche sui tassi di mortalità. «Numerose comorbidità, problemi di stile di vita, genere, etnia, familiarità, tempo trascorso in determinate categorie di BMI e l’atteso accumulo di grasso con l’invecchiamento possono influenzare in modo significativo l’interpretazione dei dati di BMI, in particolare per quanto riguarda i tassi di morbilità e mortalità» afferma il rapporto del Consiglio.  

Le tabelle di BMI degli adulti
 devono considerare anche età, etnia e sesso
L’indice porta con sé numerosi bias. È stato elaborato dallo statistico belga Adolphe Quetelet, morto nel 1874 nell’ambito dei suoi studi sulla definizione di “uomo medio”. Dalle misurazioni effettuate sul corpo umano – per lo più uomini dell’Europa occidentale - si accorse della correlazione fra peso e quadrato dell’altezza. Nel 1972 il fisiologo Ancel Keys indicò questo indice come il miglior predittore di salute rispetto a quelli delle tavole usate allora, che si basavano su peso e altezza. L’imperfezione di cui oggi si discute rispetto alle sue capacità predittive ha a che fare con il ruolo del grasso corporeo e la relazione con il rischio di complicanze cardio metaboliche e non solo.

In pratica, utilizzandolo come rappresentativo della quantità di grasso si potrebbero fare errori importanti. Due adulti con BMI simili potrebbero avere diverse quantità di grasso in funzione di età, etnia e sesso. A un dato BMI, infatti, gli anziani tendono ad avere più grasso e meno muscoli rispetto ad adulti più giovani. Le donne invece hanno una maggior quantità di grasso degli uomini. Il grasso più pericoloso, poi, è quello viscerale più profondo (rispetto a quello sottopelle), correlato alla resistenza all’insulina e alle malattie cardiache e ad altri problemi metabolici. In pratica, si legge nell’articolo, è un grasso che può causare problemi anche con un BMI “sano”.

Gli asiatici – venendo infine all’etnia - tendono ad essere a maggior rischio di patologie cardiache con un BMI inferiore a quello dei bianchi caucasici, tanto che OMS raccomanda per queste popolazioni valori limite di BMI inferiori per sovrappeso e obesità.  

In corso diversi studi per definire l’obesità al di là dell’Indice di massa corporea

Le tabelle di BMI degli adulti in conclusione non restituiscono questa variabilità. Lo scorso giugno AMA ha quindi adottato una politica per minimizzare l'uso clinico, suggerendo di affiancare al BMI altre metriche come la circonferenza della vita o la composizione corporea, non esclusi colesterolo, glicemia e persino genealogia e genetica, che svolgono un ruolo nell'obesità e nelle condizioni correlate.

Si ha così un’idea “di quanto peso un individuo stia portando” e quadro più chiaro dei rischi di salute. Tutto ciò ha anche a che fare con la prescrizione di farmaci antiobesità che sta raggiungendo (negli USA) livelli record. Basta infatti un BMI di 30 (il limite inferiore di obesità secondo le tabelle di BMI) per ottenere la prescrizione del farmaco semaglutide per la perdita di peso. Per una persona con BMI tra 25 e 30 (condizione di sovrappeso) basta avere anche una sola condizione come fattore di rischio (per esempio elevati livelli di pressione) per ottenere la prescrizione.

Sono in corso diversi studi per definire l’obesità al di là del BMI. Una commissione internazionale di 60 specialisti riuniti dalla rivista Lancet Diabetes & Endocrinology e Institute of Diabetes, Endocrinology and Obesity at Kings Health Partners di Londra sta valutando criteri diagnostici per capire come il peso influisca sulla salute. Il rapporto completo dovrebbe essere pubblicato nel 2024. «Ci sono numerose preoccupazioni riguardo al modo in cui il BMI è stato utilizzato per misurare il grasso corporeo e diagnosticare l'obesità», ha affermato l’ex presidente dell'AMA Jack Resneck, sottolineando che nonostante la predilezione di molti medici, vanno compresi i vantaggi e i limiti del BMI per determinare la migliore cura per tutti i pazienti.  

Per saperne di più:
https://www.nature.com/articles/d41586-023-03143-x

TAG: SANITà , OBESITà, SALUTE, RICERCA, MEDICINA, SOVRAPPESO, BENESSERE

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