Integrazione
20 Dicembre 2023 Un disequilibrio del microbiota causato da sostanze esterne all’organismo, alimenti compresi, altera il sistema endocrino favorendo il rischio di obesità

La prevalenza dell’obesità e dei disturbi metabolici è un problema di salute pubblica ormai globale: caratterizza tutte le età e preoccupa in modo particolare per la fascia pediatrica, visto che sovrappeso e obesità infantile aumentano il rischio di incorrere in disturbi metabolici da adulti. L'eccessivo consumo calorico e uno stile di vita sedentario sono notoriamente i principali fattori che contribuiscono all'obesità ma l'aumento dei casi è sempre più spesso messo in relazione con la produzione e l’uso di sostanze chimiche (Vrijheid et al., 2014). Non solo. Ci sono evidenze recenti che indicano chiaramente che anche l'esposizione a sostanze estranee al nostro organismo, gli xenobiotici appunto, può interferire con l'adipogenesi e l'equilibrio energetico.
Microbiota e metaboliti coinvolti nell’insorgenza dell’obesità
Un ampio progetto collaborativo – Efsa’s Fellowship Programme (EU-FORA) - sta finanziando una serie di studi e di ricerche per rispondere alla crescente necessità di una corretta analisi del rischio nella catena alimentare in un’ottica di prevenzione di salvaguardia della salute.
In particolare, l’attenzione è focalizzata sul microbiota. Un'analisi approfondita dei dati sull’uomo ha ormai messo in evidenza quanto l'interazione tra il microbiota e i metaboliti giochino un ruolo cruciale nell’insorgenza di obesità (Watanabe et al., 2023).
Variazioni nell’equilibrio della componente microbica intestinale in risposta a stimoli dovuti alla presenza di molecole chimiche come i contaminanti provenienti dall’ambiente esterno (alimenti compresi), alterano infatti la funzionalità del sistema endocrino, favorendo il rischio di obesità. I progetti in corso si focalizzano proprio sul microbiota, gli xenobiotici, le sostanze chimiche alteranti il sistema endocrino (EDC), l’obesità, l’infiammazione e i probiotici. La combinazione di dieta, stile di vita e di esposizione a xenobiotici alimentari - classificati come sostanze chimiche che alterano il microbiota (MDC) - potrebbe determinare una disbiosi, sviluppando fenotipi alterati, a sua volta correlata all'obesogenesi.
La somministrazione di ceppi microbici specifici potrebbe prevenire l’obesità
Le ricerche hanno lo scopo di capire quali trattamenti specifici possono far fronte a questi modelli alterati e agli squilibri conseguenti. In questo senso, lo studio di probiotici di nuova generazione (NGP) attraverso la coltura del microbiota, potrebbe contribuire a contrastare e riparare gli effetti di diverse sostanze obesogene. Lo scopo del progetto EU-FORA – dicono i ricercatori - è proprio quello di raccogliere informazioni e strategie chiave per la ricerca diretta dei gruppi microbici (taxa) e la coltura di NGP che potrebbero essere somministrati per prevenire l'obesità e la disbiosi endocrina ad essa correlata. Le strade che possono essere percorse comprendono: l’osservazione della composizione del microbiota nei pazienti affetti da obesità (è noto che il microbiota delle persone obese è diverso da quello di chi non lo è); la valutazione della funzionalità, sviluppando strategie dirette al microbiota per la coltura di questi taxa; la sperimentazione mirata applicando i criteri che hanno avuto esiti positivi in studi clinici riguardanti gli NGP. Nuovi microrganismi isolati o coltivabili provenienti da microbiota intestinale sano, specificamente correlati agli effetti di neutralizzazione degli obesogeni xenobiotici, potrebbero quindi essere utilizzati per attenuare i disturbi metabolici.
Specie batteriche con proprietà antinfiammatorie potrebbero aiutare nel trattamento della colite
Inoltre, grazie all'analisi combinata dei dati colturali e di sequenziamento si è riusciti identificare taxa specifici che influenzano le caratteristiche della comunità microbica intestinale, evidenziando, per la prima volta, potenziali biomarcatori del microbiota associati all'esposizione agli xenobiotici e ai fenotipi obesogenici.
Un esempio riguarda proprio il BPA (Bisfenolo A), un contaminante degli alimenti proveniente da alcuni imballaggi in plastica: con i risultati di questo lavoro, dicono gli autori, si apre una promettente strada di ricerca, in cui la fisiopatologia dell'infiammazione aggravata proprio dal BPA potrebbe potenzialmente essere modificata da specie batteriche tolleranti e caratterizzate da spiccate proprietà antinfiammatorie, offrendo un potenziale mezzo per alleviare l'impatto negativo del BPA sull'infiammazione e sulla colite.
Fonti:
Vrijheid et al. 2014 https://ehp.niehs.nih.gov/doi/full/10.1289/ehp.1307204
Watanabe et al. 2023 https://www.nature.com/articles/s41591-023-02248-0
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