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16 Marzo 2023

I meccanismi d’azione della levodropropizina, cosa dice la letteratura e cosa resta da scoprire


I meccanismi d’azione della levodropropizina, cosa dice la letteratura e cosa resta da scoprire

I farmaci di uso più consolidato restano sempre attuali. È quanto ha affermato, riferendosi alla levodropropizina, Giovanni Fontana, professore associato di Malattie dell'apparato respiratorio all'Università di Firenze, nel corso del 14° Congresso AIST (Associazione Italiana per lo Studio della Tosse), intitolato "Tosse cronica: cosa aspettarci dal futuro" e svoltosi a Bologna. «Spesso alcuni "vecchi" farmaci, restando utili per il trattamento di condizioni note, diventano sorprendentemente utili anche per trattare condizioni nuove, per i quali non erano stati nemmeno concepiti» ha ribadito il prof. Fontana. Nel corso della relazione, sono state esaminate le evidenze pregresse e attuali relative alle peculiarità dei farmaci anti-tosse in generale, e della levodropropizina in particolare, per poi illustrare recenti ricerche basate su avanzate tecniche di informatica digitale che suggeriscono come la levodropropizina possa in futuro trovare indicazione anche nella prevenzione o nel trattamento del COVID-19. Questo Speciale riporta i passaggi più significativi della relazione del prof. Fontana che, con il suo gruppo, da anni ha effettuato una serie di sperimentazioni sulla levodropropizina al fine di caratterizzarne al meglio il meccanismo d'azione anti-tosse.

Citando una revisione molto approfondita di tutti i farmaci anti-tosse,1 Fontana ritiene ampiamente giustificato affermare che la levodropropizina presenti molti effetti positivi. «Uno studio del '96 dal Lavezzo» prosegue Fontana «dimostra che il farmaco ha un meccanismo d'azione probabilmente correlabile con la modulazione delle attività delle fibre C che, secondo molti, sono importanti nella mediazione del riflesso della tosse.2-3 Uno studio di Alessandro Marchioni del 1990, in aperto su 25 soggetti, ha poi dimostrato che i pazienti con tosse dovuta a condizioni molto gravi (cancro polmonare) si giovavano spesso in maniera significativa del trattamento con levodropropizina per il controllo della tosse indotta dalla condizione stessa (in modo sufficiente nel 12% dei casi, buono nel 48% e ottimale nel 40%)». Un ulteriore studio4 - aggiunge lo pneumologo - ha dimostrato come la levodropropizina sia non solo efficace ma ben tollerata - anche in paragone ad altri farmaci antitussivi usati ampiamente nel nostro paese - e che i miglioramenti (in termini di riduzione di severità e frequenza della tosse) fossero misurabili a partire dal primo giorno di trattamento. «Altri studi confermano che la levodropropizina è un farmaco anti-tosse altamente tollerato,5 può avere un'azione inibitoria a livello dei nervi sensoriali, specialmente quelli delle vie aeree1 e - entrando più in dettaglio nel meccanismo d'azione - inibisce "in vitro" il rilascio di neuropeptidi dalle fibre C».2 Restavano però ancora alcuni aspetti non del tutto chiariti in merito alla levodropropizina, afferma Fontana. «È stato dimostrato e riaffermato che la levodropropizina non è attiva a livello del sistema nervoso centrale. Questa è un'informazione importante ma che deve essere presa con una certa cautela perché, se si deve utilizzare un anti-tosse, occorre essere ragionevolmente sicuri che la molecola non sia estremamente attiva a livello centrale. Infatti, alcuni pazienti con tosse o tosse cronica possono avere effetti collaterali importanti di segno negativo qualora si inibisse l'attività centrale dei neuroni respiratori, come possono fare alcuni farmaci antitussivi ad azione centrale». Il fatto che la levodropropizina sia ritenuta ad azione selettivamente periferica di per sé riveste una sua particolare importanza, osserva lo pneumologo. D'altra parte, esistevano poche evidenze che dimostravano come la levodropropizina fosse priva di un'azione significativa a livello centrale, così come gli effetti delle dosi terapeutiche del farmaco a livello dei neuroni respiratori umani erano stati scarsamente studiati. Nel verificare se la peculiarità della levodropropizina consistente nell'agire selettivamente in sede periferica fosse ben dimostrata, Fontana e il suo gruppo hanno ritenuto opportuno studiare più approfonditamente l'argomento.6


Bibliografia:

  1. Dicpinigaitis PV, Morice AH, Birring SS, et al. Antitussive drugs--past, present, and future. Pharmacol Rev. 2014;66:468-512. doi: 10.1124/pr.111.005116.
  2. Lavezzo A, Melillo G, Clavenna G, et al. Peripheral site of action of levodropropizine in experimentally-induced cough: role of sensory neuropeptides. Pulm Pharmacol. 1992;5:143-7. doi: 10.1016/0952-0600(92)90033-d.
  3. Shams H, Daffonchio L, Scheid P. Effects of levodropropizine on vagal afferent C-fibres in the cat. Br J Pharmacol. 1996;117:853-8. doi: 10.1111/j.1476-5381.1996.tb15271.x.
  4. Pontiroli, A.E., Daffonchio, L. Efficacy and Tolerability of Levodropropizine and Clobutinol in Elderly Patients with Nonproductive Cough. Clin. Drug Invest. 1997; 14: 175-82. doi: 10.2165/00044011-199714030-00003.
  5. Luporini G, Barni S, Marchi E, et al. Efficacy and safety of levodropropizine and dihydrocodeine on nonproductive cough in primary and metastatic lung cancer. Eur Respir J. 1998;12:97-101. doi: 10.1183/09031936.98.12010097.
  6. Mannini C, Lavorini F, Zanasi A, et al. A Randomized Clinical Trial Comparing the Effects of Antitussive Agents on Respiratory Center Output in Patients With Chronic Cough. Chest. 2017;151:1288-94. doi: 10.1016/j.chest.2017.02.001.

Articolo tratto dallo Speciale Tosse: levodropopizina tra passato, presente e futuro

TAG: TOSSE

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