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Farmacia

21 Ottobre 2023

FarmacistaPiù, il ruolo attivo del farmacista nelle vaccinazioni

La prossimità delle farmacie implica per i singoli farmacisti un ruolo di primo piano nel rafforzare la fiducia dei cittadini verso le vaccinazioni

di Giuseppe Tandoi


FarmacistaPiù, il ruolo attivo del farmacista nelle vaccinazioni

Già nel 2019 l’Oms individuava nell’esitazione vaccinale una tra le dieci maggiori minacce per la salute globale. E la tempesta del Covid non ha certo migliorato la situazione. In questo senso il ruolo di educatore sanitario del farmacista può essere di grande rilievo. Se ne è parlato a FarmacistaPiù nel convegno sul “Ruolo attivo del farmacista nella vaccinazione: dalla sensibilizzazione/comunicazione alla pratica”  

Prevenzione vaccinale ancora poco considerata
Un’indagine recente condotta in Bocconi, racconta Erika Mallarini, docente alla Sda, «ha voluto comprendere che cosa intendano i cittadini per prevenzione. Essi, per l’80%, intendo la prevenzione primaria, legata cioè ai corretti stili di vita; poi quella legata alla necessità di fare periodici check up o poi campagne di screening. La vaccinazione figura tra il quarto e il quinto posto. In ogni caso l’80% del campione preso in esame ritiene importante fare prevenzione, anche se la vaccinazione viene considerata rilevante solo dal 32% della popolazione. Inoltre, quasi nessuno si dice disposti a pagare per vaccinarsi». Il tema è abbastanza lontano dal cittadino e dalle sue priorità. «La categoria dei farmacisti», prosegue Mallarini, «ha il privilegio della  prossimità e del contatto quotidiano con i farmacisti: in farmacia ci si va anche da sani. Questo certamente influenzare la scelta vaccinale dei cittadini, purché alla base ci sia una corretta informazione, nella consapevolezza che l’errato comportamento di un singolo farmacista possa impattare, in chiave negativa, sulla categoria in generale. Non ha fatto certamente bene, parlando di medici, vedere durante la pandemia specialisti che dicevano cose opposte. Senza poi contare la confusione causata da no vax, complottisti e via dicendo».  

Una comunicazione appropriata

 «A oggi sono molti i punti vaccinali», spiega Daniel Fiacchini, dirigente medico della Regione Marche e membro giunta esecutiva Siti, Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica. «Si va dai dipartimenti di Prevenzione agli ospedali, alle Rsa, agli ambulatori di Mmg fino alle farmacie. Si vaccina pochissimo a domicilio e nelle scuole, mentre l’ambiente scolastico è tra i più considerati nel Regno Unito, in particolare ler vaccinazioni anti Hpv».  Ma alla base di tutto «c’è una questione di appropriatezza comunicativa da parte dell’operatore sanitario verso il cittadino: comunicare la cosa giusta alla persona giusta. L’approccio presuntivo, secondo la letteratura scientifica, è quello più convincente: un approccio che presume che l’interlocutore sia interessato all’opzione vaccinale e che tende a sollecitarla come scelta giusta e coerente con i dati scientifici. Ancor prima è necessario che lo stesso operatore sia convinto dell’opportunità della prevenzione vaccinale e che tutto il suo staff condivida tale visione. Tutti gli operatori devono parlare un linguaggio comune, quello della scienza»  

L'importanza della formazione

 Fiducia e formazione sono le parole chiave di Anna Olivetti, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Gorizia e segretaria della Fondazione Cannavò: «Il farmacista può essere attore determinante per contrastare la diffusione di informazioni false o non corrette». Per il resto, «il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2023-2025 parla di servizi di immunizzazione di livello eccellente e le farmacie di sicuro lo sono. In Europa già nel periodo pre Covid in otto Paesi si vaccinava in farmacia, in Italia dopo il via legislativo i corsi abilitanti sorti dalla sinergia tra Istituto superiore di sanità, Fofi e Fondazione Cannavò sono stati frequentati da 37.000 mila farmacisti, su 100.000 iscritti agli Ordini. Oltre cinque milioni di vaccinazioni fatte in farmacia. Allargando lo sguardo, l’obiettivo finale è quello di una anagrafe vaccinale nazionale, che raccolga i dati di tutti i cittadini italiani».

 Da parte sua Carlo Signorelli, direttore della Scuola di specializzazione Igiene e medicina preventiva Università Vita & Salute del San Raffaele, sottolinea che «la partecipazione delle farmacie alle campagne vaccinali è stata molto differenziata tra regione e regione: un terzo hanno aderito in Lombardia, molto più base le percentuali in alcune regioni del sud. L’auspicio è che l’ampliamento dei luoghi vaccinali previsto dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale appena varato consenta, grazie anche all’apporto della rete delle farmacie, di colmare almeno in parte quelle lacune di coperture vaccinali manifestatesi in particolare dopo il Covid».



TAG: FARMACIA, FARMACISTI, EVENTI

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