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08 Marzo 2024

Gender Gap. Orari spezzati, retribuzione, fuga dalla professione: le criticità segnalate dalle farmaciste

Ampiamente maggioritaria la presenza femminile nell’Albo dei farmacisti, così come quella tra i laureati in Farmacia, e tuttavia permangono questioni irrisolte in materia di retribuzione e di conciliazione tra vita lavorativa e familiare

di Francesca Giani


Gender Gap. Orari spezzati, retribuzione, fuga dalla professione: le criticità segnalate dalle farmaciste

Su 105.000 iscritti all'albo dei farmacisti, 72.000 sono donne e una maggioranza della componente femminile viene confermata anche tra le nuove leve, dove è donna il 76% dei laureati nel 2022. A fronte di questi trend, però, non sembrano ancora trovare soluzione le criticità relative alle retribuzioni, in media più basse, alle difficoltà nella conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, alla gestione degli orari - spesso spezzati -, così come quelle relative alle prospettive di crescita e carriera.

In professione componente femminile resta maggioritaria

«Oggi», ha dichiarato Andrea Mandelli, presidente Fofi, in occasione della festa della donna, «le professioni sanitarie sono sempre più al femminile. Sono 105.000 gli iscritti all'Albo dei farmacisti, di cui 72.000 donne, e ogni giorno tali professioniste svolgono una indispensabile attività sul territorio, negli ospedali, nei settori della ricerca e dell’industria, riuscendo ad affermarsi per competenza, determinazione e per la peculiare inclinazione a entrare in relazione empatica con i pazienti. Un valore per la nostra professione, che si unisce alla grande capacità delle donne di riuscire a contemperare le esigenze familiari con quelle lavorative».

La prevalenza della componente femminile emerge anche guardando i dati relativi ai neo laureati: dal Report del 2023 sul Profilo dei laureati di Almalaurea, su un totale di 4.212 professionisti che si sono laureati nel 2022, 3.201 sono donne, pari al 76% del totale. Le donne, evidenzia il rapporto, in misura maggiore tendono a laurearsi in corso e a conseguire voti più alti: sono il 37,8% - contro il 32,9% degli uomini - quelle che si laureano tra i 23 e i 24 anni, mentre oltre i 27 anni tali quote sono invertite: è il 33,8% per gli uomini e il 26,5% per le donne, con un’età media alla laurea di 26,5 anni per le donne e 27,1. Si laurea in corso il 44% delle donne, mentre tra gli uomini tale percentuale è pari al 41,1%. Anche il punteggio medio degli esami è di 25,6 per le donne e 25,1 per gli uomini, con voto di laurea in media di 102,6, contro 100,6 degli uomini.

Gap retributivo, di contratto, di carriera emerge sin dalla prima occupazione
Ma, sin dal primo ingresso nel mondo del lavoro, si avverte una maggiore fatica per le farmaciste: dalla laurea al reperimento del primo lavoro per gli uomini passa in media 2,9 mesi, per le donne 3,2. Il 27,9% delle farmaciste - contro il 28,5% degli uomini - lavora a tempo indeterminato, mentre ad avere un contratto a tempo determinato è il 30,1% delle donne, contro il 26,9% degli uomini. Il part time risulta più frequente tra le farmaciste, con il 15,8%, contro il 10,8%, e un gap è presente anche in termini retributivi: 1.472 euro per gli uomini e 1.374 per le donne.
Anche nelle altre professioni sanitarie la situazione è analoga: emerge una maggioranza della componente femminile, ma al contempo una difficoltà a crescere e a raggiungere ruoli apicali. Nel Ssn, secondo i dati dell’Annuario statistico del Sistema Sanitario Nazionale del ministero della Salute, pubblicati a inizio anno, il 70% dei medici è donna, ma la percentuale di donne medico titolare di un incarico di direttore di struttura rimane inferiore a quella degli uomini: nel 2022 tale quota è pari all’8,3% delle donne medico, mentre per gli uomini il valore raggiunge il 20,6%, con l’80% degli incarichi che è ricoperto da uomini.

Le difficoltà vissute riguardano conciliazione vita-lavoro e orari. Impatti su carenza personale
Ma al di là dei dati, restano le criticità che quotidianamente vengono vissute dalle professioniste sanitarie e in particolare dalle farmaciste. «Le farmacie», spiega a Farmacista33 Benedetta Mariani, presidente Fiafant, «sono un settore in cui lavora una larghissima maggioranza di donne, ma dove ci sono problemi importanti di conciliazione tra orari di lavoro - dal classico spezzato, ai turni disagiati su domeniche, notti e reperibilità - e impegni familiari, che ancora culturalmente gravano di più sulle donne, che sia la cura dei figli o l'assistenza ai genitori anziani. Questo purtroppo determina la frequenza del fenomeno delle dimissioni al rientro dalla maternità, l'incidenza dei tanti part time, l'attuale fuga di molte colleghe verso l'insegnamento, che per uno stipendio simile offre orari decisamente più conciliabili». Se «il servizio ai cittadini da sempre è stato garantito con i turni di guardia a rotazione», a seguito delle liberalizzazioni, «gli orari di apertura delle farmacie sono stati dilatati negli ultimi 12 anni, prevalentemente per motivi di competizione. Tenere le farmacie quasi sempre aperte ha avuto anche l’effetto di peggiorare la vita di quelli che ci lavorano senza rappresentare un reale vantaggio per nessuno. In un momento in cui la carenza di farmacisti nelle farmacie e di aspiranti farmacisti nelle facoltà è così evidente da far preoccupare per il futuro, lavorare su questi aspetti potrebbe essere una delle strade utili a rendere più attrattivo il lavoro in farmacia».

Focus va messo anche sul tema della sicurezza: professioniste della sanità più a rischio

Tali riflessioni sono avvertite anche nel mondo medico: «I modelli organizzativi, gli orari di lavoro», è l’intervento di Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, «devono sempre più tener conto di questa realtà, valorizzando le professioniste e i professionisti, prevedendo modelli organizzativi che permettano a donne e uomini di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita privata e della famiglia e che tengano in debito conto, non facendole pesare sugli organici già ridotti, le possibili assenze per maternità». Ma accanto a queste tematiche «occorre anche investire sulla sicurezza».
Sul tema uno spaccato emerge anche dal Dossier donne 2024 dell’Inali sugli infortuni del lavoro relativo alle donne, presentato oggi, da cui emerge come le operatrici sanitarie e assistenziali siano le categorie lavorative più a rischio: «Le lavoratrici vittime di violenze da parte di pazienti o loro familiari nelle strutture sanitarie, sino ai casi di rapine, rappresentano, nel 2022, il 2,6% di tutti gli infortuni femminili riconosciuti dall’Inail. Tra queste, oltre il 44% svolge professioni sanitarie e assistenziali. Nel periodo 2018-2022, circa sei casi su dieci di violenza sulle donne sono stati denunciati al Nord, seguito da Centro e Mezzogiorno, entrambi con circa un quinto dei casi».

TAG: FARMACIA, FARMACISTE, DONNE, LAVORO, RETRIBUZIONE DEI FARMACISTI

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