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Formazione

22 Settembre 2018

Terapia, da modificare in base al quadro clinico. Sostituti lacrimali prima scelta


Un valido approccio diagnostico è alla base di una corretta terapia che deve essere il più possibile personalizzata tenendo conto dell'eziologia e della gravità dei sintomi. Il documento di indirizzo proposto dagli esperti sottolinea la necessità di una collaborazione del paziente e dell'oculista per il raggiungimento di una decisione terapeutica condivisa, che prenda in considerazione i diversi interventi terapeutici disponibili e le aspettative e le necessità della persona affetta da malattia dell'occhio secco. È fondamentale, si sottolinea nel documento, che il paziente sia consapevole, fiducioso e partecipe al proprio percorso di cura e che prenda coscienza del fatto che, trattandosi di un disturbo cronico, sarà necessaria una terapia prolungata che potrà offrirgli reali benefici solo se eseguita in maniera corretta, ossia secondo le precise indicazioni fornite dal proprio oculista.

Un'altra caratteristica della terapia delle malattie dell'occhio secco è la necessità di modificarla in base all'evoluzione del quadro clinico, con interventi che andrebbero attuati in maniera condivisa da medico e paziente.
Un aspetto sicuramente importante della terapia è rappresentato dall'intervento sui fattori di rischio, a iniziare dagli aspetti ambientali. È dunque utile raccomandare al paziente che soffre della malattia dell'occhio secco di non soggiornare a lungo in ambienti secchi (riscaldamento, aria condizionata) e di non esporsi direttamente a fonti di aria o di calore. Assolutamente da ridurre il tempo trascorso davanti alla televisione o ad altri schermi. Quando ciò non sia possibile, per esempio per ragioni di lavoro, il paziente deve imparare alcuni "trucchi": ammiccare con maggior frequenza e tenere chiusi di tanto in tanto gli occhi per qualche secondo quando si legge, si lavora al computer o si è molto concentrati in qualche attività.
Attenzione anche all'uso delle lenti a contatto: il paziente con secchezza oculare deve sospenderne o limitarne l'uso finché non si sia ripristinata una condizione clinica soddisfacente della superficie oculare. Anzi non va dimenticato che fra le cause di una irregolare distribuzione del film lacrimale può esservi anche all'uso prolungato di alcuni tipi di lenti a contatto, per esempio quelle idrofile. A tale proposto il panel di esperti sottolinea come sia fondamentale che l'idoneità all'impiego delle lenti a contatto sia stabilita dall'oftalmologo, dopo un'approfondita visita e valutazione del film lacrimale e dei fattori ambientali e lavorativi usuali per il paziente.

Non vi è dubbio che i sostituti lacrimali rappresentino la terapia più diffusa della malattia dell'occhio secco, anche se troppo spesso vengono autogestiti dal paziente. I preparati oggi disponibili consentono di ripristinare le componenti parzialmente o completamente mancanti nel film lacrimale patologico. Un buon sostituto lacrimale deve offrire proprietà lubrificanti, lenitive, idratanti e protettive della superficie oculare che possono essere garantite dalla presenza di polimeri lubrificanti e viscoelastici. In particolare, l'acido ialuronico, l'idrossipropil-guar, l'idrossipropil-metilcellulosa e altri agenti che aumentano la viscosità sono in grado di offrire importanti effetti benefici alla superficie oculare attraverso una serie di meccanismi che prevedono l'aumento dello spessore del film lacrimale, la protezione dall'essiccamento, la promozione della ritenzione delle lacrime sulla superficie oculare, la protezione della superficie oculare, il miglioramento della densità delle cellule caliciformi e l'attenuazione dei sintomi dell'occhio secco. Può essere utile ricorrere a sostituti contenenti disinfettanti, per esempio in caso di blefarite, o lipidi nei pazienti con disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Importante è poi la gestione dell'infiammazione, grazie all'uso di steroidi e immunomodulatori, mentre in alcuni casi si può ricorrere a trattamenti fisici.

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