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Salute benessere

03 Luglio 2024

Creme solari, pediatri: protezione solo se usate correttamente. Position paper su uso dei filtri

L'esposizione al sole è necessaria e deve essere graduale, le opzioni preferibili per la protezione dagli effetti collaterali da UV sono evitare il sole, cercare l’ombra, proteggersi fisicamente con abiti e abbigliamento tecnico. Il Position paper dei pediatrisull'uso dei filtri

di Simona Zazzetta


Creme solari, pediatri: protezione solo se usate correttamente. Position paper su uso dei filtri

I prodotti cosmetici solari, contenenti filtri chimici e fisici protettivi dai raggi UV sono efficaci “solo ed esclusivamente se applicati sulla pelle correttamente” in condizioni “stringenti e vincolanti al fine di garantire un’adeguata protezione”. Le opzioni preferibili per la protezione dagli effetti collaterali da UV sono evitare il sole, cercare l’ombra, proteggersi fisicamente con abiti e abbigliamento tecnico. Lo sostengono i pediatri di diverse associazioni che hanno pubblicato un position paper (pubblicato sull''European Journal of Pediatric Dermatology) sull’uso delle creme contenenti filtri solari, secondo il quale “i quantitativi che vengono solitamente applicati dalla popolazione generale sono inferiori a quelli necessari alla protezione” e il rischio è di avere “una falsa sensazione di sicurezza che aumenta l’esposizione intenzionale al sole con i rischi connessi”.

Pediatri: evitare il sole
La premessa dei pediatri è che l’esposizione al sole deve essere graduale per consentire “agli individui che hanno un fototipo adeguato alla latitudine in cui vivono di predisporre le difese naturali – abbronzatura, ispessimento cutaneo e un buon livello di vitamina D – dai possibili effetti collaterali dei raggi ultravioletti (UV) foto-danneggiamento della cute, tumori come carcinomi e melanomi”. 
Quindi, “esporsi al sole fa bene, ma le scottature vanno assolutamente evitate, specialmente in giovane età. Per evitare le scottature però, l'unica strada non può e non deve essere il filtro solare, che può presentare rischi sottovalutati per la salute".
Per i pediatri, “evitare il sole, cercare l’ombra, proteggersi fisicamente con abiti e abbigliamento tecnico sono le opzioni preferibili per la protezione dagli effetti collaterali da UV”. E aggiungono: “Esistono in commercio numerosi prodotti contenenti filtri chimici e fisici finalizzati alla difesa dagli effetti collaterali dei raggi UV. Questi prodotti hanno dimostrato di essere efficaci solo ed esclusivamente se applicati sulla pelle correttamente e cioè prima della esposizione solare e riapplicati ogni due ore e comunque sempre dopo aver sudato, essersi fatti il bagno e se la sabbia o stoffe hanno sfregato sulla pelle. La protezione risulta efficace, inoltre, solo se applicata in quantitativo sufficiente e cioè 2 mg/cm2 di tutta la pelle scoperta. Le condizioni sono stringenti e vincolanti al fine di garantire un’adeguata protezione”. E citano studi che hanno dimostrato che “i quantitativi che vengono solitamente applicati dalla popolazione generale sono inferiori a quelli necessari alla protezione e anche le aree cutanee non vengono tutte egualmente coperte”. Inoltre, avvisano, “l’applicazione di filtri dà una falsa sensazione di sicurezza che aumenta l’esposizione intenzionale al sole con i rischi connessi” e che “gli studi scientifici fino ad oggi condotti non ha dimostrato che l’uso di filtri UV sia associata a un minor rischio di cancro alla pelle”. 
Per contro, aggiungono ci sono evidenze scientifiche che tri filtri chimici ci sono molecole con “azione di interferenza endocrina. Quest’ultima costituisce un rischio importante soprattutto per esposizione durante la vita fetale, nella prima infanzia e in adolescenza tanto che la Food and Drug Administration non ha concesso la definizione di “efficacia e di sicurezza “ai filtri chimici e l’American Academy of Pediatrics suggerisce di evitarli”. 

Le 6 regole per l'esposizione corretta al sole
L'Associazione culturale pediatria (Acp) tra i promotori del papere fornisce sul proprio sito 6 regole d'oro per l'esposizione corretta al sole:
1) Esponiamoci al sole gradualmente, abituando la pelle a sviluppare le proprie difese naturali.
2) I vestiti sono il sistema più efficace e sicuro per proteggersi dal sole. Al fine di limitare la nostra esposizione, copriamoci con indumenti larghi e a trama fitta, possibilmente di colore scuro. Controlliamo la sicurezza solare di un tessuto tenendolo esposto alla luce: se riesci a vedere attraverso, i raggi Uv possono facilmente penetrare nel tessuto e raggiungere la pelle.
3) Nessuna esposizione al sole 'a pelle nuda', nel periodo estivo, per le donne incinte e i minori di 2 anni tra le 10 e le 17, in modo da evitare di spalmare filtri a questa categoria particolarmente a rischio. Nelle età successive, le creme solari possono essere usate avendo cura di consultare prima il proprio medico di fiducia.
4) Cerchiamo e creiamo l'ombra in spiaggia, portando magari una piccola piscina d'acqua sotto l'ombrellone per rendere più sicuro (e piacevole) il gioco dei più piccoli.
5) Indossiamo un cappello leggero ma abbastanza ampio da ombreggiare viso e collo e usiamo gli occhiali da sole.
6) Sono disponibili in commercio indumenti tecnici capaci di filtrare i raggi solari, adatti anche al bagno in acqua, da usare in particolari occasioni.

Iss: vanno usate quando l'esposizione è inevitabile 
Sul tema è intervenuto anche l’Istituto superiore di sanità (citato nel paper ma non consultato per la sua preparazione, come precisa l’Istituto stesso in un post sui social): “Le creme solari – precisa l’Iss - vanno usate quando l'esposizione è inevitabile non perché siano considerate pericolose, ma perché la loro efficacia è limitata per vari motivi. Perché la protezione dagli Uv non è al 100% (una crema con Spf 15 fa passare nella pelle il 7% degli Uv, una con Spf 30 il 3%, una con Spf 50 il 2%), perché le persone non le utilizzano come previsto (cioè, usandone in quantità adeguata e ripetendone l'applicazione come suggerito, questo anche per via del costo delle creme) e perché danno un falso senso di sicurezza che porta le persone a prolungare l'esposizione. Devono essere considerate come l'ultimo presidio quando tutte le altre misure preventive non vengono adottate (per scelta o per impossibilità, consideriamo che ci sono anche persone che lavorano sotto il sole, non si parla solo di esposizioni 'ricreative'). Una volta che si renda necessario l'utilizzo di creme solari, allora queste non vanno usate 'il meno possibile', ma al contrario 'il più possibile', spalmandole in maniera abbondante e ripetendone l'applicazione”.

https://acp.it/assets/media/download/Quaderni_acp_2024_311_22-23.pdf 

TAG: RAGGI ULTRAVIOLETTI, CREME SOLARI, MELANOMA, FISIOLOGIA DELLA PELLE, PEDIATRI

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