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23 Settembre 2024Un nuovo studio, pubblicato su The Oncologist, ha evidenziato l'efficacia di un programma di cura multidisciplinare che integra ospedale e territorio nel migliorare la sicurezza e la gestione delle terapie antitumorali orali nei pazienti oncologici

Negli ultimi anni, la terapia oncologica si è evoluta con l'introduzione delle terapie antitumorali orali, permettendo ai pazienti di gestire la malattia in modo più autonomo e migliorando la qualità di vita. Tuttavia, questa autonomia ha introdotto nuove sfide, come l'aderenza alla terapia, la gestione degli effetti collaterali e la prevenzione delle interazioni farmacologiche. La chemioterapia ospedaliera garantisce un monitoraggio costante, ma l’uso di farmaci orali trasferisce parte della responsabilità ai pazienti. Per affrontare tale criticità, in Francia è stato sviluppato il programma ONCORAL, un modello di cura multidisciplinare che supporta i pazienti sia in ambito ospedaliero che comunitario.
I risultati dello studio, condotto tra ottobre 2021 e ottobre 2022 che ha coinvolto 209 pazienti in primo ciclo di terapia oncologica orale, mostrano che il 61,6% degli interventi è stato dedicato alla gestione di problematiche farmacologiche, con particolare attenzione alle interazioni farmaco-farmaco (DDI). Oltre il 50% di tali interazioni poteva aumentare la tossicità o ridurre l'efficacia della terapia oncologica, con un notevole rischio per il paziente. Gli interventi correttivi hanno portato alla sospensione di farmaci concomitanti nel 41% dei casi, mentre nel 39,7% è stato necessario monitorare parametri clinici o biologici per garantire la sicurezza del trattamento stesso.
Un altro risultato chiave è stata la gestione efficace degli effetti collaterali segnalati dai pazienti, come disturbi digestivi, dolore, alterazioni dello stato generale di salute e segni di infezione. Il team multidisciplinare ha affrontato tali sintomi attraverso modifiche della terapia, farmaci di supporto e consulenze specialistiche quando necessario. Questo approccio ha consentito così una gestione tempestiva e personalizzata, migliorando sia l'efficacia del trattamento che la qualità di vita dei pazienti.
I risultati mostrano inoltre che, alla fine del primo ciclo, l'82% dei pazienti ha mantenuto un'aderenza ottimale alla terapia, con solo un paziente segnalato come non aderente e il 13% che ha avuto problemi minori, prontamente risolti grazie agli interventi del team.
Infine, la dose relativa di intensità (RDI), che misura il rapporto tra la dose somministrata e quella prescritta, è stata del 83,1%, un valore che rientra nei parametri ottimali per l'efficacia del trattamento. Circa il 20% dei pazienti ha avuto una sospensione temporanea della terapia, dovuta principalmente a effetti collaterali, ma con una durata media di soli 7 giorni, dimostrando la capacità del programma di gestire rapidamente le complicazioni e garantire l'efficacia terapeutica.
Gli autori evidenziano che la stretta collaborazione tra gli ospedali e i professionisti della salute della comunità ha significativamente migliorato sia la sicurezza che la qualità delle cure fornite ai pazienti, rispondendo rapidamente alle esigenze specifiche di ciascun paziente.
Fonte:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39276339/
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