Ricette false
03 Novembre 2025Le indicazioni operative per riconoscere comportamenti sospetti, verificare coerenza terapeutica e controllare l’autenticità delle prescrizioni, con il supporto degli strumenti digitali e della collaborazione istituzionale

Capire di avere in mano una ricetta falsa, essere di fronte a un finto paziente e, quindi, prevenire l’abuso o l’uso illegale di farmaci si basa sulla capacità del farmacista di cogliere segnali, come un comportamento anomalo del soggetto, di valutare rapidamente la correttezza formale della ricetta, ma anche su alcune procedure come la verifica dell’identità del medico prescrittore e la coerenza terapeutica della prescrizione. Si tratta di un insieme di competenze professionali che non riguardano solo il rispetto della normativa e che sono state oggetto di un corso svolto dall’Ordine dei farmacisti di Bari Bat e su cui sono poi state fornite indicazioni operative.
Il primo elemento da valutare riguarda la tipologia del soggetto che presenta la ricetta al banco, prestando attenzione se si tratta di assistito noto alla farmacia oppure un nuovo utente, se ha un comportamento frettoloso, elusivo o eccessivamente pressante, se usa toni confidenziali o, al contrario, appare nervoso o reticente. “L’analisi contestuale del comportamento non rappresenta mai una prova di illecito, ma può attivare una giusta soglia di attenzione professionale” precisa l’Ordine.
Un secondo livello di attenzione va posto ai farmaci e alla coerenza terapeutica: i farmaci richiesti risultano coerenti rispetto all’anamnesi conosciuta del paziente? Vi sono richieste frequenti o ripetitive di medicinali a rischio di abuso (benzodiazepine, oppioidi, psicostimolanti, ipnotici, antiepilettici ad azione ansiolitica, sciroppi a base di codeina ecc.)?
Vanno, per esempio, valutate con attenzione eventuali anomalie temporali nella ripetizione delle dispensazioni anche perché “curare l’aderenza terapeutica implica anche evitare una potenziale sovraesposizione agli effetti di molecole a rischio”.
Quando il farmacista ha in mano la prescrizione sospetta è bene controllare il nome del medico è, se non è noto alla farmacia o al territorio, verificarne l’effettiva iscrizione all’Albo tramite il portale FNOMCeO (https://portale.fnomceo.it/cerca-prof/). Se ci fossero dubbi sulla veridicità della ricetta, un primo passaggio è già quello ci contattare direttamente lo studio medico per confermare l’autenticità della prescrizione. Più attenzione va data a ricette provenienti da località insolite o con dati difficilmente verificabili.
Gli elementi da controllare con scrupolo sulla ricetta, e che devono essere tutti presenti se richiesti dalla normativa, sono i dati anagrafici corretti del paziente, l’identificazione completa del medico che comprende codice regionale, timbro, firma digitale o grafica, numero di ricetta elettronica in caso di prescrizione dematerializzata. Inoltre, non devono essere presenti cancellature, sovrascritture o difformità grafiche e deve esserci coerenza tra numero di pezzi prescritti e posologia.
In particolare, precisa l’Ordine, “la firma del medico può essere apposta in forma digitale esclusivamente per la redazione di ricette dematerializzate poiché, unitamente a numero univoco che identifica la ricetta (NRE) o al numero di ricetta bianca elettronica (NRBE), autentica il documento digitale garantendone l'integrità e la provenienza”. Se la ricetta è scritta tramite computer “l'immagine della firma digitale su una stampa non è valida se non accompagnata da una firma autografa apposta in originale”. Qualsiasi incongruenza deve attivare un’attenta valutazione clinico-professionale.
Un supporto fondamentale al lavoro di vigilanza è rappresentato dagli strumenti digitali. L’utilizzo sistematico dei controlli tramite il Sistema Tessera Sanitaria consente infatti di verificare in tempo reale la validità e la corretta presa in carico delle ricette dematerializzate, permettendo di riconoscere eventuali incongruenze. È importante prestare attenzione anche a quelle richieste di dispensazione che cercano di eludere i controlli digitali, per esempio attraverso ricette cartacee anomale, incomplete o non registrate.
Accanto alla verifica tecnica, la prevenzione richiede una collaborazione istituzionale costante. Il farmacista opera in un contesto integrato che coinvolge i medici di medicina generale, le forze dell’ordine – in particolare i NAS dei Carabinieri – gli Ordini professionali e le autorità sanitarie.
Quando sussiste un sospetto fondato di ricetta falsa, è necessario rifiutare la dispensazione motivando la decisione “in modo professionale e non accusatorio”, non procedere alla validazione o annullare la prescrizione sul sistema, informare le autorità competenti e, se opportuno, segnalare al medico l’eventuale utilizzo fraudolento dei propri dati identificativi.
A completare questo insieme di azioni vi è la formazione continua dell’intero team di farmacia. Un aggiornamento costante sulla normativa relativa alle prescrizioni e agli stupefacenti, la condivisione di procedure interne per il riconoscimento delle anomalie e la sensibilizzazione del personale sull’importanza del proprio ruolo di controllo rappresentano passaggi essenziali per garantire una dispensazione sicura, consapevole e orientata alla tutela della salute pubblica.
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