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22 Gennaio 2026Agenas chiarisce che i Point of Care Testing sono strumenti di Medicina di Laboratorio decentrata, da utilizzare nelle Case della Comunità secondo il DM 77/2022, sotto la responsabilità clinica e organizzativa del laboratorio

I Point of Care Testing sono strumenti di Medicina di Laboratorio portati vicino al paziente per rendere più efficace, tempestiva e appropriata l’assistenza territoriale, sotto la piena responsabilità clinica e organizzativa del laboratorio. La definizione funzionale ai fini dell’organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale arriva dal documento tecnico Agenas sui Poct in ambito territoriale, pubblicato come Quaderno di Monitor 2026, che accompagna l’attuazione del DM 77/2022 e chiarisce come queste tecnologie vadano interpretate e governate nelle Case della Comunità.
Nel testo Agenas, il Poct viene definito come un esame diagnostico “eseguito direttamente nel luogo di cura del paziente, in prossimità del paziente stesso”, al di fuori dei locali del laboratorio, ma non al di fuori della Medicina di Laboratorio. È un passaggio chiave, perché il documento precisa che si tratta di attività analitiche svolte da operatori sanitari formati, utilizzando dispositivi automatici o semi-automatici, che producono un risultato immediato, ma sempre all’interno di un processo regolamentato. Il POCT, dunque, non coincide con l’autodiagnosi né con il direct-to-consumer testing, modalità che vengono esplicitamente escluse dall’ambito di applicazione.
Proprio per evitare ambiguità, Agenas chiarisce che i Poct non rappresentano una scorciatoia tecnologica né una forma di diagnostica “libera”, ma una modalità di erogazione della Diagnostica di Medicina di Laboratorio Decentrata (Mld). In questo modello, la responsabilità clinica, organizzativa e di qualità rimane in capo al laboratorio di riferimento, che “mantiene la responsabilità gestionale e clinica delle prestazioni erogate”, anche quando l’analisi viene eseguita fuori sede. È un’impostazione coerente con la norma UNI EN ISO 15189:2024, richiamata nel documento, che estende i requisiti di qualità e competenza anche alla gestione dei dispositivi Poct.
Il senso dell’utilizzo dei Poct cambia profondamente se collocato nel quadro della riforma dell’assistenza territoriale delineata dal DM 77/2022. Il decreto individua nella Casa della Comunità il perno dell’assistenza primaria e prevede la presenza di servizi diagnostici di base, obbligatori nelle strutture hub. In questo contesto, Agenas sottolinea che i dispositivi Poct devono essere parte integrante della dotazione delle Case della Comunità, perché consentono una risposta diagnostica rapida, funzionale alla continuità assistenziale, alla presa in carico della cronicità e alla gestione della fragilità.
Il documento insiste sul fatto che le prestazioni di Poct nel territorio hanno valore di supporto alle attività proprie dell’assistenza primaria. Non si tratta di specialistica ambulatoriale, ma di uno strumento che accompagna percorsi clinico-assistenziali già definiti, riducendo il tempo totale di risposta, migliorando l’accessibilità e contribuendo a limitare accessi impropri al pronto soccorso o all’ospedale. L’uso dei Poct viene quindi legato non solo a un bisogno clinico, ma anche a una valutazione organizzativa, che tiene conto del contesto, della popolazione di riferimento e delle risorse disponibili.
Un altro aspetto centrale riguarda la governance. Agenas chiarisce che l’introduzione dei Poct nel territorio deve avvenire attraverso un modello strutturato, che preveda valutazione preventiva del bisogno, formazione degli operatori, controllo di qualità interno ed esterno, tracciabilità dei risultati e integrazione informatica. In questo senso, il documento richiama più volte la necessità di evitare duplicazioni e usi impropri, ribadendo che “l’attivazione della diagnostica decentrata con dispositivi Poct deve generare benefici in termini di outcome per il paziente, di efficacia diagnostica e di convenienza organizzativa”.
Nel disegno complessivo, i Poct assumono anche una forte valenza di prossimità. La loro diffusione è considerata particolarmente rilevante nelle aree interne e nei contesti dove l’accesso ai servizi è più complesso. Per questo, pur essendo obbligatori nelle Case della Comunità hub, sono raccomandati anche nelle strutture spoke ogni volta che sia necessario garantire un servizio immediato e facilmente accessibile alla popolazione.
Il messaggio che emerge dal documento Agenas è chiaro: i Poct non vanno letti come una semplificazione della diagnostica, ma come una sua estensione organizzata nel territorio. La riforma delineata dal DM 77 affida alla diagnostica di prossimità un ruolo strategico, ma solo a condizione che essa resti ancorata ai principi di qualità, appropriatezza e responsabilità propri della Medicina di Laboratorio. È su questo equilibrio, più che sulla tecnologia in sé, che si gioca il contributo dei Poct alla nuova sanità territoriale.
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