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26 Marzo 2026

Emicrania, servizi sotto pressione: verso una rete nazionale per ridurre tempi e migliorare la presa in carico

Presentate a Roma le linee di indirizzo “Il Futuro dell’Emicrania 2.0”, che puntano a rafforzare l’organizzazione dei Centri Cefalee, ridurre le disomogeneità territoriali e migliorare l’accesso alle terapie preventive attraverso modelli integrati e strumenti digitali.

di Redazione Farmacista33


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In Italia oltre 6 milioni di persone convivono con l’emicrania, una delle principali cause di disabilità nella popolazione in età lavorativa, con un impatto economico e sociale stimato in circa 20 miliardi di euro l’anno. Nonostante la rilevanza della patologia, solo l’1,6% dei pazienti accede alle terapie preventive. In questo scenario si colloca il documento di indirizzo “Il Futuro dell’Emicrania 2.0”, presentato a Roma nel corso di un incontro promosso da Edra S.p.A., con il contributo non condizionante di AbbVie, con l’obiettivo di rafforzare la rete dei Centri Cefalee e rendere più uniforme l’accesso alle cure sul territorio nazionale.

Sistema ancora frammentato e accesso disomogeneo alle cure

Il quadro delineato dagli esperti evidenzia un sistema ancora caratterizzato da criticità organizzative. Liste d’attesa prolungate, carenza di personale e percorsi diagnostico-terapeutici non sempre aggiornati continuano a incidere sulla qualità dell’assistenza, mentre l’integrazione tra medicina generale e specialistica resta disomogenea. A queste difficoltà si affianca un accesso non uniforme alle terapie innovative, con differenze significative tra le diverse aree del Paese.

Dalla rilevazione nazionale emerge inoltre che il 75% dei Centri Cefalee opera con uno o due medici dedicati e il 61% è aperto uno o due giorni alla settimana, evidenziando limiti organizzativi che incidono sulla capacità assistenziale del sistema. In molti casi, inoltre, una quota rilevante delle prime visite riguarda pazienti con forme lievi o a bassa complessità che potrebbero essere gestite dal medico di medicina generale. A ciò si aggiunge anche un significativo carico amministrativo legato alla gestione dei farmaci di ultima generazione, che può incidere sui tempi di accesso alle terapie.

Secondo Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della Programmazione del Ministero della Salute, è necessario un cambio di prospettiva: “È fondamentale considerare prevenzione, screening e terapie avanzate come un investimento e non un costo”. Un approccio che, ha spiegato, consentirebbe non solo di ottimizzare l’utilizzo delle risorse del Servizio sanitario nazionale, ma anche di ridurre il peso economico e sociale della patologia, ancora elevato anche in termini di perdita di produttività. Mennini ha inoltre richiamato l’importanza del riconoscimento dell’emicrania come malattia sociale, passaggio ritenuto fondamentale per orientare le politiche sanitarie e aumentare la consapevolezza sulla patologia. In questa direzione si inserisce la proposta di rafforzare modelli organizzativi multidisciplinari e reti integrate, supportate anche da strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale e i modelli predittivi.

Integrazione tra ospedale e territorio al centro dei modelli organizzativi

Sul piano clinico, Alessandro Padovani ha evidenziato come negli ultimi anni sia aumentata la consapevolezza sull’emicrania, anche grazie all’introduzione di nuove opzioni terapeutiche e a una maggiore capacità di individuare precocemente i pazienti a rischio di cronicizzazione. Tuttavia, ha sottolineato, resta centrale il rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, attraverso modelli basati su reti multidisciplinari che coinvolgano diverse figure professionali e valorizzino le strutture territoriali, comprese le case di comunità.

Mappatura dei Centri Cefalee e criticità nei tempi di accesso

Sul fronte della programmazione sanitaria, Giovanna Giannetti ha richiamato l’attenzione sulle persistenti disomogeneità organizzative. “Dai monitoraggi emerge un quadro in evoluzione, con segnali positivi ma ancora caratterizzato da significative differenze nell’organizzazione dei centri e dei percorsi di cura”.

In questo contesto è in corso una mappatura nazionale dei Centri Cefalee, finalizzata a definire con maggiore chiarezza ruoli, livelli assistenziali e requisiti organizzativi. Restano tuttavia criticità legate ai tempi di accesso e alla limitata integrazione con il territorio, dove il coinvolgimento della medicina generale risulta ancora insufficiente.

Dati e strumenti digitali per migliorare la governance dei percorsi

Il tema organizzativo si intreccia strettamente con quello della gestione dei dati e della governance. Per Paolo Ursillo, i modelli assistenziali più efficaci sono quelli fondati su sistemi informativi strutturati e integrati. “La disponibilità e l’integrazione dei dati rappresentano un’opportunità fondamentale per migliorare la governance dei percorsi di cura”.

In questa prospettiva, strumenti come il Fascicolo sanitario elettronico e le innovazioni previste dal PNRR possono contribuire a superare alcune delle criticità attuali, a condizione che siano accompagnati da adeguati sistemi di raccolta e analisi delle informazioni.

Il punto di vista dei pazienti: diagnosi tardiva e disuguaglianze territoriali

Accanto agli aspetti organizzativi, resta centrale il punto di vista dei pazienti. Alessandra Sorrentino ha evidenziato come le principali difficoltà riguardino ancora la tempestività della diagnosi, l’accesso alle terapie e le disuguaglianze territoriali, con un impatto diretto sulla qualità dell’assistenza.

Da qui la necessità di rafforzare la conoscenza dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali e promuovere un reale empowerment del paziente, anche per ridurre i ritardi diagnostici e i fenomeni di rinuncia alle cure, spesso associati allo stigma che accompagna la patologia.

Le priorità: rete nazionale, Pdta aggiornati e accesso alle terapie preventive

Le indicazioni contenute nel documento si basano anche sui risultati di una survey nazionale condotta sui Centri Cefalee italiani, che ha evidenziato criticità organizzative e disomogeneità territoriali nella presa in carico dei pazienti. Tra le priorità individuate figurano lo sviluppo di una rete nazionale integrata per la gestione dell’emicrania, la revisione e l’aggiornamento dei Pdta , una maggiore integrazione tra medicina generale e Centri Cefalee, la digitalizzazione dei percorsi assistenziali e il miglioramento dell’accesso alle terapie preventive innovative.

L’obiettivo dichiarato è costruire un modello assistenziale più equo ed efficiente. La sfida, ora, riguarda l’attuazione concreta di queste indicazioni, attraverso un’azione coordinata tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e garantire un accesso più tempestivo e uniforme alle cure su tutto il territorio nazionale.

photo credit: Freepik

TAG: EMICRANIA, CEFALEA, ABBVIE

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