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Aderenza terapeutica

27 Marzo 2026

Aderenza terapeutica, creare percorsi assistenziali con farmacie protagoniste nel monitoraggio

L’aderenza terapeutica è legata all’organizzazione dei percorsi assistenziali più che al canale distributivo. Mallarini (Sda Bocconi): “La farmacia può contribuire al monitoraggio dei pazienti e alla sostenibilità del sistema sanitario, riducendo inappropriatezze e ricoveri evitabili”

di Simona Zazzetta


Aderenza terapeutica, creare percorsi assistenziali con farmacie protagoniste nel monitoraggio

L’aderenza terapeutica è la condizione essenziale dell’efficacia delle cure e della sostenibilità del sistema sanitario perché il farmaco funziona solo se viene assunto correttamente e se il paziente è accompagnato lungo tutto il percorso di cura. E questo dipende dall’organizzazione dei percorsi assistenziali e dalla capacità di monitorare nel tempo le condizioni del paziente, adattando la terapia quando necessario. In questo quadro la farmacia contribuisce all’aderenza non solo dispensando i farmaci, ma collaborando con gli altri professionisti sanitari e partecipando attivamente alla presa in carico, con effetti positivi sia sui risultati clinici sia sulla riduzione dei costi evitabili. Sono questi i messaggi chiave emersi dall’intervento di Erika Mallarini, Professore Associato presso SDA Bocconi durante l’evento “La rivoluzione gentile della prossimità”, che si è tenuto ieri al Ministero della Salute, alla vigilia della Giornata mondiale dell'aderenza terapeutica promossa dalla World Heart Federation.

Dai canali distributivi a percorsi assistenziali

Il tema dell’aderenza terapeutica, ha spiegato Mallarini, si inserisce in una visione più ampia che accompagna il percorso di riorganizzazione della distribuzione dei farmaci, in particolare nel contesto della riclassificazione di medicinali dal prontuario della distribuzione diretta (Pht) al canale della convenzionata nelle farmacie territoriali. In questo scenario, ha sottolineato, l’attenzione non deve concentrarsi sul canale distributivo in sé, ma sulla capacità del sistema di garantire continuità assistenziale e presa in carico del paziente lungo tutto il percorso di cura. “Il farmaco è un pezzo di un percorso di cura” ha affermato, quindi “parlare di diretta, di distribuzione per conto, significa parlare di canali. Ma noi non dobbiamo organizzare dei canali, dobbiamo costruire dei percorsi”, evidenziando che l’obiettivo della riorganizzazione della distribuzione dei farmaci è favorire la continuità dell’assistenza e il monitoraggio nel tempo delle condizioni del paziente.
Un passaggio che diventa particolarmente rilevante nel momento della dimissione ospedaliera, quando si gioca la continuità delle cure: “La persona, al momento delle dimissioni, viene seguita dalla centrale operativa territoriale che ha tutti quanti i suoi dati e va a monitorare anche che cosa cambia nella persona”, ha spiegato, richiamando il ruolo dell’organizzazione territoriale nel garantire appropriatezza delle terapie e risultati clinici.

Farmacie e monitoraggio dei pazienti: il ruolo nella gestione delle cronicità

Un esempio concreto di come l’aderenza terapeutica dipenda dal monitoraggio nel tempo delle condizioni del paziente riguarda la gestione degli anziani dopo una dimissione ospedaliera. “Quasi il 60% dei pazienti anziani che rompono il femore perdono peso. Perdere peso vuol dire che la terapia che tu stai prendendo non ha più il dosaggio corretto", ha osservato Mallarini, evidenziando come il cambiamento delle condizioni cliniche possa rendere inappropriata una terapia inizialmente corretta. In questo contesto, la farmacia può svolgere un ruolo nel supporto all’aderenza terapeutica e nel monitoraggio dei pazienti fragili, anche attraverso la collaborazione con gli altri professionisti sanitari. "Nel momento in cui invece mando il paziente a casa, sotto tutto il controllo che grazie all’interoperabilità oggi si può fare, il farmacista parla col medico in teleconsulto e garantisce l’aderenza a questi percorsi — quindi che siano il monitoraggio dei sintomi — perché dare il farmaco e basta, somministrare il farmaco e basta, non basta, non è sufficiente", ha spiegato. "La farmacia non è solo il dispensatore, fa anche il monitoraggio: il monitoraggio del peso, della persona. Cioè il sistema si rende conto". E ha aggiunto: "A me dà fastidio quando si pensa alla farmacia come il punto di prossimità, la logistica. La farmacia è un presidio sanitario con un professionista sanitario all’interno che fa delle attività che non sono solo quelle della dispensazione. E questo è estremamente importante, cambia completamente il risultato".

L’aderenza come fattore di sostenibilità

L’aderenza terapeutica incide anche sulla sostenibilità economica del sistema sanitario, perché consente di orientare le scelte organizzative verso soluzioni appropriate e ridurre costi evitabili. Mallarini invita, però a valutare la spesa sanitaria non in base al singolo canale distributivo, ma ai risultati complessivi del percorso di cura: "Prima di parlare di costi, domandiamoci: costo per che cosa? Per quale obiettivo?" sottolineando che il parametro di riferimento è il valore generato per il paziente. A supporto di questa impostazione ha citato anche l’esempio dei ricoveri che possono essere evitati attraverso modelli assistenziali più appropriati, ricordando che il ricovero in una struttura territoriale può comportare un costo di "450 euro al giorno". Da qui la necessità, ha concluso, di spostare l’attenzione dal costo della singola prestazione al valore della soluzione complessiva: "E allora dove devo guardare i costi? Sul costo della dispensazione o sul costo della soluzione?".

Fonte:

https://www.youtube.com/live/xH7V8fqoUZU?si=0viXr9tS5JuqRvnD

 photo credits: Freepik

 

TAG: ADERENZA ALLA TERAPIA, ERIKA MALLARINI, FARMACIE

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