cosmesi
05 Ottobre 2026Dalle domande sulle abitudini cosmetiche alla valutazione della pelle, fino alle situazioni che richiedono l’invio al medico: Giulia Penazzi spiega come costruire un consiglio personalizzato in farmacia.

Prima di consigliare un cosmetico, occorre conoscere il problema percepito, le condizioni della pelle e i prodotti già utilizzati: il colloquio può orientare verso una routine più semplice oppure far emergere la necessità di una valutazione medica. “La prima regola è non partire dal prodotto, ma dalla pelle e dalla persona”, spiega Giulia Penazzi, farmacista e cosmetologa, nell’intervista sul numero di settembre di Punto Effe. “Bisogna osservare la pelle, ascoltare le esigenze e raccogliere informazioni sulle abitudini”.
“Il consiglio dovrebbe iniziare con una piccola anamnesi cosmetica, anche molto semplice. Chiederei: qual è il problema percepito, da quanto tempo è presente, dove si manifesta, quali prodotti vengono utilizzati, con quale frequenza e se ci sono stati cambiamenti recenti nella routine”, indica Penazzi.
Il colloquio comprende anche informazioni che possono incidere sulla scelta: “Aggiungerei informazioni sull’età, sulle abitudini di esposizione solare, sulla sensibilità cutanea e, quando pertinente, su eventuali terapie farmacologiche o condizioni che possano avere rilevanza per la pelle. È fondamentale anche chiedere che cosa la persona abbia già provato e con quale risultato. Questa domanda spesso fornisce informazioni preziose”.
La conoscenza del cliente è una risorsa della consulenza in farmacia. Il farmacista, osserva Penazzi, “conosce il cliente, spesso conosce le sue terapie, le sue abitudini e le sue esigenze. Questo patrimonio di informazioni consente di inserire il consiglio cosmetico all’interno di un quadro più ampio”.
“Bisogna innanzitutto capire il tipo di pelle, quindi, per esempio, se è prevalentemente secca, normale, mista o grassa, ma questo da solo non è sufficiente. Dobbiamo valutare anche lo stato cutaneo: presenza di sensibilità, disidratazione, alterazioni della barriera, rossore, imperfezioni, discromie, desquamazione e altre caratteristiche osservabili”, spiega la cosmetologa.
“Poi bisogna considerare l’età, la stagione, lo stile di vita, l’esposizione solare, le abitudini cosmetiche e la routine già utilizzata”. Alla valutazione si affianca l’ascolto delle aspettative, che Penazzi invita a rendere concrete: “Che cosa vuole ottenere realmente quella persona? Una pelle più confortevole? Meno lucidità? Una maggiore idratazione? Un miglioramento delle imperfezioni? Una routine più semplice?”.
È dall’incontro tra queste informazioni che nasce la proposta: “Il cosmetologo deve quindi integrare osservazione, conoscenza della fisiologia cutanea e ascolto della persona. Solo dopo viene la scelta del prodotto o della routine da consigliare”.
La richiesta di un nuovo cosmetico può arrivare da una persona che utilizza già numerosi prodotti. “Il consumatore oggi è molto più informato, ma spesso è anche disorientato dalla quantità di prodotti, ingredienti, promesse e informazioni che trova online”, osserva Penazzi. “Rischia di utilizzare prodotti non corretti o non adeguati oppure di fare associazioni che non vanno bene, costruendo magari una routine troppo complessa, aggressiva o con attivi incompatibili”.
Ricostruire le abitudini d’uso diventa quindi un passaggio del consiglio: “È importante anche sapere quali prodotti la persona sta applicando e con quale frequenza, perché talvolta il problema non è l’assenza di un prodotto, ma una routine eccessivamente complessa o aggressiva. In questo scenario la farmacia può confermarsi sempre di più un punto di riferimento: il luogo dove trovare il prodotto più adatto alla propria pelle e alle proprie esigenze, insieme al consiglio professionale”, sottolinea Penazzi.
La consulenza può proseguire oltre la scelta iniziale. “Il farmacista può seguire il cliente nel tempo, monitorando i risultati e aggiustando la routine skincare in base alle nuove esigenze”. Per Penazzi è questo uno degli elementi distintivi del canale: “La farmacia, quindi, non può e non deve competere semplicemente sulla quantità dell’assortimento o sul prezzo: deve competere sulla qualità della relazione e della consulenza”.
Il percorso al banco comprende anche il riconoscimento dei limiti del consiglio cosmetico. “Non tutto ciò che riguarda la pelle è un problema cosmetico: c’è un limite tra inestetismo e patologia - sottolinea Penazzi. - Anche un consiglio apparentemente semplice, come quello relativo a un detergente o a una crema, può diventare un momento di educazione alla salute della pelle. E c’è un ultimo aspetto che considero fondamentale: il farmacista deve sapere anche quando non consigliare un cosmetico”.
“Se ci troviamo davanti a una lesione nuova o non chiaramente identificabile, a un’alterazione persistente o in peggioramento, a un’infiammazione importante, a lesioni estese, dolorose, sanguinanti o associate a sintomi rilevanti, oppure quando il quadro non risponde a un approccio cosmetico ragionevole, è opportuno indirizzare la persona al medico”.
“Lo stesso vale quando il cliente sta cercando nel cosmetico una soluzione per una patologia già diagnosticata o sospetta. In questi casi il nostro ruolo non è sostituire il dermatologo, ma intercettare il bisogno, evitare consigli inappropriati e facilitare il corretto percorso di cura”.
“Riconoscere una situazione che richiede un approfondimento medico è parte integrante della nostra professionalità. È proprio questo equilibrio, tra competenza cosmetica e competenza sanitaria, a rendere il farmacista una figura così importante nel percorso di cura e di benessere della persona”.
Fonte
ph.cr.magnific
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