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05 Ottobre 2026

Banco dermocosmesi, “anamnesi” cosmetica prima di consigliare un prodotto

Dalle domande sulle abitudini cosmetiche alla valutazione della pelle, fino alle situazioni che richiedono l’invio al medico: Giulia Penazzi spiega come costruire un consiglio personalizzato in farmacia.

di Redazione Farmacista33


Banco dermocosmesi, “anamnesi” cosmetica prima di consigliare un prodotto

Prima di consigliare un cosmetico, occorre conoscere il problema percepito, le condizioni della pelle e i prodotti già utilizzati: il colloquio può orientare verso una routine più semplice oppure far emergere la necessità di una valutazione medica. “La prima regola è non partire dal prodotto, ma dalla pelle e dalla persona”, spiega Giulia Penazzi, farmacista e cosmetologa, nell’intervista sul numero di settembre di Punto Effe. “Bisogna osservare la pelle, ascoltare le esigenze e raccogliere informazioni sulle abitudini”.

Le domande da fare prima del consiglio

“Il consiglio dovrebbe iniziare con una piccola anamnesi cosmetica, anche molto semplice. Chiederei: qual è il problema percepito, da quanto tempo è presente, dove si manifesta, quali prodotti vengono utilizzati, con quale frequenza e se ci sono stati cambiamenti recenti nella routine”, indica Penazzi.
Il colloquio comprende anche informazioni che possono incidere sulla scelta: “Aggiungerei informazioni sull’età, sulle abitudini di esposizione solare, sulla sensibilità cutanea e, quando pertinente, su eventuali terapie farmacologiche o condizioni che possano avere rilevanza per la pelle. È fondamentale anche chiedere che cosa la persona abbia già provato e con quale risultato. Questa domanda spesso fornisce informazioni preziose”.
La conoscenza del cliente è una risorsa della consulenza in farmacia. Il farmacista, osserva Penazzi, “conosce il cliente, spesso conosce le sue terapie, le sue abitudini e le sue esigenze. Questo patrimonio di informazioni consente di inserire il consiglio cosmetico all’interno di un quadro più ampio”.

Tipo di pelle e stato cutaneo: cosa valutare

“Bisogna innanzitutto capire il tipo di pelle, quindi, per esempio, se è prevalentemente secca, normale, mista o grassa, ma questo da solo non è sufficiente. Dobbiamo valutare anche lo stato cutaneo: presenza di sensibilità, disidratazione, alterazioni della barriera, rossore, imperfezioni, discromie, desquamazione e altre caratteristiche osservabili”, spiega la cosmetologa.

“Poi bisogna considerare l’età, la stagione, lo stile di vita, l’esposizione solare, le abitudini cosmetiche e la routine già utilizzata”. Alla valutazione si affianca l’ascolto delle aspettative, che Penazzi invita a rendere concrete: “Che cosa vuole ottenere realmente quella persona? Una pelle più confortevole? Meno lucidità? Una maggiore idratazione? Un miglioramento delle imperfezioni? Una routine più semplice?”.
È dall’incontro tra queste informazioni che nasce la proposta: “Il cosmetologo deve quindi integrare osservazione, conoscenza della fisiologia cutanea e ascolto della persona. Solo dopo viene la scelta del prodotto o della routine da consigliare”.

Valutare la routine: quando è utile semplificare

La richiesta di un nuovo cosmetico può arrivare da una persona che utilizza già numerosi prodotti. “Il consumatore oggi è molto più informato, ma spesso è anche disorientato dalla quantità di prodotti, ingredienti, promesse e informazioni che trova online”, osserva Penazzi. “Rischia di utilizzare prodotti non corretti o non adeguati oppure di fare associazioni che non vanno bene, costruendo magari una routine troppo complessa, aggressiva o con attivi incompatibili”.
Ricostruire le abitudini d’uso diventa quindi un passaggio del consiglio: “È importante anche sapere quali prodotti la persona sta applicando e con quale frequenza, perché talvolta il problema non è l’assenza di un prodotto, ma una routine eccessivamente complessa o aggressiva. In questo scenario la farmacia può confermarsi sempre di più un punto di riferimento: il luogo dove trovare il prodotto più adatto alla propria pelle e alle proprie esigenze, insieme al consiglio professionale”, sottolinea Penazzi.

La consulenza può proseguire oltre la scelta iniziale. “Il farmacista può seguire il cliente nel tempo, monitorando i risultati e aggiustando la routine skincare in base alle nuove esigenze”. Per Penazzi è questo uno degli elementi distintivi del canale: “La farmacia, quindi, non può e non deve competere semplicemente sulla quantità dell’assortimento o sul prezzo: deve competere sulla qualità della relazione e della consulenza”.

Quando indirizzare al dermatologo

Il percorso al banco comprende anche il riconoscimento dei limiti del consiglio cosmetico. “Non tutto ciò che riguarda la pelle è un problema cosmetico: c’è un limite tra inestetismo e patologia - sottolinea Penazzi. - Anche un consiglio apparentemente semplice, come quello relativo a un detergente o a una crema, può diventare un momento di educazione alla salute della pelle. E c’è un ultimo aspetto che considero fondamentale: il farmacista deve sapere anche quando non consigliare un cosmetico”.
“Se ci troviamo davanti a una lesione nuova o non chiaramente identificabile, a un’alterazione persistente o in peggioramento, a un’infiammazione importante, a lesioni estese, dolorose, sanguinanti o associate a sintomi rilevanti, oppure quando il quadro non risponde a un approccio cosmetico ragionevole, è opportuno indirizzare la persona al medico”.

“Lo stesso vale quando il cliente sta cercando nel cosmetico una soluzione per una patologia già diagnosticata o sospetta. In questi casi il nostro ruolo non è sostituire il dermatologo, ma intercettare il bisogno, evitare consigli inappropriati e facilitare il corretto percorso di cura”.
“Riconoscere una situazione che richiede un approfondimento medico è parte integrante della nostra professionalità. È proprio questo equilibrio, tra competenza cosmetica e competenza sanitaria, a rendere il farmacista una figura così importante nel percorso di cura e di benessere della persona”.

Fonte 

Puntoeffe

ph.cr.magnific

TAG: COSMESI, FARMACISTA, PELLE

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