salute mentale
09 Ottobre 2026La Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre riporta l’attenzione sulle risorse disponibili nella comunità. Studi e revisioni analizzano il contributo delle farmacie attraverso screening, formazione dei farmacisti, primo supporto e orientamento ai servizi.

Screening condotti in farmacia e formazione dei farmacisti per riconoscere situazioni di disagio o crisi indicano nella farmacia di comunità un possibile punto di intercettazione precoce dei problemi di salute mentale e di orientamento verso il medico o i servizi appropriati. A confermarlo sono alcune delle evidenze emerse negli ultimi anni dalla ricerca sull’attività dei farmacisti in quest'ambito. Un tema che torna al centro del confronto in occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre, ricorrenza che richiama l'attenzione sui bisogni delle persone e sulle risorse disponibili nella comunità: tra queste, per accessibilità e contatto frequente con la popolazione, anche i farmacisti e le farmacie di comunità.
A fare il punto sullo screening dei problemi di salute mentale condotto dai farmacisti è una revisione sistematica pubblicata su Research in Social and Administrative Pharmacy, che ha analizzato 26 studi. La farmacia di comunità rappresentava nettamente il setting prevalente: 21 studi su 26 erano stati condotti in questo contesto.
La condizione maggiormente indagata era la depressione, oggetto di 12 studi secondo la classificazione della review, seguita dal disturbo da uso di oppioidi, valutato in otto, e dai problemi legati all’abuso di alcol, presenti in quattro. Altri lavori avevano affrontato l'uso problematico di medicinali da banco o più condizioni contemporaneamente.
Gli interventi condotti dal farmacista includevano l'utilizzo di strumenti di screening per individuare persone per le quali poteva essere indicato un ulteriore approfondimento. Negli studi sulla depressione sono stati utilizzati, tra gli altri, il Patient Health Questionnaire. I risultati positivi venivano quindi gestiti attraverso differenti modalità di comunicazione e rinvio al medico o altri professionisti sanitari.
Alcune delle esperienze monitorate mostrano in modo concreto cosa può accadere dopo lo screening. In uno studio statunitense condotto in farmacia, 67 persone su 3.756 erano risultate positive allo screening per la depressione; circa un quarto era stato indirizzato al medico di assistenza primaria e cinque erano state inviate a una valutazione urgente dopo l'emersione di pensieri suicidari.
In un altro studio, 11 dei 57 pazienti sottoposti a PHQ-9 erano risultati positivi: il farmacista aveva trasmesso risultati e lettera di referral ai medici, ma solo tre avevano risposto al successivo contatto e in nessuno dei casi era stato avviato un trattamento sulla base dello screening.
Un'altra esperienza riportata dalla review mostra invece che, tra 17 persone con screening positivo per depressione indirizzate al medico, 10 lo avevano successivamente consultato, con avvio o modifica della terapia.
n uno studio sul consumo problematico di alcol, tra gli 11 pazienti con possibile dipendenza per i quali era disponibile il follow-up, dieci avevano consultato il medico o avuto accesso a servizi specialistici per l'alcol.
Proprio la variabilità di questi percorsi rappresenta uno dei punti centrali della revisione. I farmacisti indirizzavano generalmente la persona al medico sulla base di un punteggio soglia dello strumento di screening e, in alcuni casi, anche del proprio giudizio professionale, ma le modalità utilizzate andavano dalla comunicazione verbale a quella scritta, fino alla trasmissione attraverso la cartella sanitaria elettronica.
Accanto agli studi sullo screening si è sviluppato un secondo filone di ricerca dedicato alla preparazione dei farmacisti ad affrontare situazioni nelle quali una persona manifesta un problema o una crisi di salute mentale. Uno degli strumenti maggiormente studiati è il Mental Health First Aid (MHFA), un programma formativo che punta a fornire competenze per riconoscere segni e sintomi, avvicinare e ascoltare la persona, offrire un primo supporto e favorire l'accesso a un aiuto professionale appropriato.
Una review pubblicata nel 2026 su Research in Social and Administrative Pharmacy ha individuato 10 studi dedicati alla formazione MHFA nella pratica farmaceutica. In tutti è stato rilevato un aumento della sicurezza dei farmacisti formati, i risultati meno uniformi per quanto riguarda la riduzione dello stigma e l'effettivo utilizzo delle competenze acquisite.
Una meta-analisi ha inoltre rilevato che, dopo la formazione, miglioravano in modo significativo le conoscenze dei farmacisti e, complessivamente, anche gli atteggiamenti e la sicurezza nell'affrontare situazioni legate alla salute mentale.
Un'esperienza più ampia arriva dalla California, dove tra gennaio 2023 e giugno 2025 sono stati formati al Mental Health First Aid 770 professionisti della farmacia tra farmacisti, tecnici e studenti, attraverso 66 sessioni. Dopo il percorso aumentavano significativamente le conoscenze sul riconoscimento dei segni e sintomi dei problemi di salute mentale e legati all'uso di sostanze. I partecipanti dichiaravano inoltre una maggiore disponibilità ad avere conversazioni di supporto con persone in difficoltà e a utilizzare il piano d'azione adattato alla farmacia per collegarle alle risorse appropriate.
La disponibilità del farmacista a parlare di salute mentale rappresenta soltanto una parte del percorso: resta da capire se il cittadino consideri la farmacia un luogo nel quale affrontare questi problemi.
Un'indagine canadese pubblicata nel 2026 sull'International Journal of Pharmacy Practice ha coinvolto 228 adulti e ha confrontato la disponibilità dichiarata a discutere problemi di salute mentale con un farmacista.
Il 61,8% degli intervistati si dichiarava almeno in parte d'accordo sul fatto che si sarebbe sentito a proprio agio a parlare dei propri problemi di salute mentale con un farmacista formato in MHFA, rispetto al 53,5% nel caso di un farmacista non formato. Il 64,8% riteneva inoltre che i farmacisti dovessero ricevere una formazione in Mental Health First Aid.
L'indagine offre anche un'indicazione sul fatto che queste conversazioni possono già verificarsi nella pratica: 83 partecipanti, pari al 36,4%, dichiaravano di avere ricevuto aiuto da un farmacista quando avevano sperimentato un peggioramento della propria salute mentale.
Studi sugli screening, infine, mostrano che individuare una persona potenzialmente a rischio rappresenta solo il primo passaggio. Perché l'intervento possa avere una ricaduta assistenziale è necessario che allo screening segua un percorso verso il professionista o il servizio appropriato.
La revisione sugli studi su screening condotti dai farmacisti evidenzia proprio questo punto. In molti studi il referral veniva attivato sulla base di soglie prestabilite degli strumenti utilizzati, talvolta integrate dal giudizio professionale del farmacista.
Anche quando l'invio era previsto, la capacità di chiudere il percorso variava. In alcuni studi il farmacista comunicava direttamente il risultato al medico, tramite telefono, fax o sistemi elettronici; in altri consegnava alla persona una lettera di referral. In alcune esperienze era previsto un successivo contatto del farmacista con il paziente. È quindi proprio il collegamento con la rete assistenziale uno degli elementi che le ricerche indicano come decisivi: non soltanto riconoscere un possibile bisogno, ma disporre di procedure e riferimenti che permettano alla persona di arrivare alla valutazione professionale necessaria.
Nel complesso, gli studi delineano per la farmacia di comunità un possibile ruolo nell'intercettazione dei problemi di salute mentale e nel primo orientamento. Resta da definire con studi più robusti quanto questi interventi si traducano in un beneficio clinico per le persone e quali siano i modelli di collegamento con i servizi più efficaci.
Fonte
Research in Social and Administrative Pharmacy. 2024;20(9):828-845. doi: 10.1016/j
Research in Social and Administrative Pharmacy. 2026;22(1):26-32. Pubblicato online il 7 agosto 2025. doi: 10.1016/
Brain Sciences. 2025;15(8):816. Pubblicato il 29 luglio 2025. doi: 10.3390/brainsci15080816.
Journal of the American Pharmacists Association. 2026;66(3):103046. doi: 10.1016/j.japh.2026.103046.
International Journal of Pharmacy Practice. 2026;34(5):640-645. Pubblicato online il 2 marzo 2026. doi: 10.1093/ijpp/riag023.
ph.cr.magnific
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