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15 Marzo 2023

Riforma farmaceutica Ue, i dubbi dell’industria


Il progetto di revisione del regolamento farmaceutico nell'Unione: politica e industria dibattono sul futuro di trattamenti e innovazione medica


Il Ceo di Novo Nordisk Lars Jorgensen ha avvertito, in una recente intervista all'agenzia Reuters, che l'Europa rischia di perdere terreno nei trattamenti e nella ricerca medica, rispetto a Paesi come gli Stati Uniti e il Giappone, se le regole proposte per la riforma del panorama farmaceutico europeo non cambieranno. La Commissione europea presenterà il 29 marzo la sua proposta di revisione del regolamento Ue, ma Jorgensen lamenta che, senza modifiche alla bozza attuale, la sua azienda sarà costretta a effettuare ricerche, sviluppo e a portare prodotti nel mercato statunitense o in altri Paesi, anziché in Europa. Jorgensen ha inoltre aggiunto che gli Stati Uniti hanno, per esempio, forme di autorizzazioni rapide per avviare lo sviluppo clinico e approvazioni più veloci, oltre ad ampi finanziamenti di venture capital per la biotecnologia, rendendo così il Paese «centro della scienza e della ricerca». È vero che anche negli Stati Uniti esistono criticità per la ricerca e lo sviluppo farmaceutico, vedi l'Inflation Reduction Act approvato dal Congresso, ma, nonostante tutto, la regione è ancora «appetibile per via del suo ecosistema più attraente». Jorgensen, ha anche dichiarato che, sebbene la società condivida il desiderio dell'Unione europea di offrire alla popolazione accesso alle stesse cure, la proposta di Bruxelles ritarderà questo processo nel suo insieme, poiché aziende come la sua lavoreranno altrove: «Non si otterrà un beneficio per la salute di tutti e neppure un livello soddisfacente di attività economica per l'industria». Novo è, al momento, uno dei più grandi produttori mondiali di farmaci per il diabete.

Garantire uguale accesso alle cure

Sull'altro fronte, i gruppi dei consumatori sostengono che i cambiamenti renderanno le cose più eque, per esempio tagliando di due anni l'esclusività sui nuovi prodotti, a meno che le aziende non li introducano contemporaneamente in tutti i 27 stati membri. L'industria farmaceutica, che sta facendo pressione contro alcune parti della bozza, controbatte che questo introdurrà incertezza sul recupero dei costi degli investimenti prima che entri in gioco la concorrenza dei prodotti generici, ponendo ostacoli normativi che anche le grandi aziende avranno difficoltà a superare.
La commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides ha dichiarato pochi giorni fa che eventuali modifiche al sistema attuale «mireranno a trovare il giusto equilibrio tra l'uguaglianza nell'accesso alle cure per la popolazione europea e la promozione dell'innovazione per un'industria Ue competitiva a livello globale». La bozza attuale della Commissione è stata diffusa a Bruxelles il mese scorso ed è probabile che possa subire modifiche ancora prima del dibattito al Parlamento europeo e tra gli Stati membri.

Cristoforo Zervos

TAG: INDUSTRIA, UNIONE EUROPEA, POLITICA

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