farmaceutica
14 Maggio 2025Stephen J. Ubl, presidente e CEO di Pharmaceutical Research and Manufacturers of America (PhRMA), interviene nel dibattito sui tagi ai prezzi dei farmaci in Usa: i Paesi esteri non pagano la loro giusta quota e gli intermediari fanno lievitare i costi per i pazienti

Per abbassare il costo dei farmaci per i cittadini americani bisogna intervenire sugli intermediari, che fanno aumentare i prezzi, e riequilibrare gli oneri a carico dei paesi esteri che “non pagano la giusta quota”. È la linea di difesa dell’industria farmaceutica statunitense avanzata da Stephen J. Ubl, presidente e CEO di Pharmaceutical Research and Manufacturers of America (PhRMA), intervenuto nel dibattito seguito all’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump, volto a tagliare il prezzo di alcuni farmaci negli Stati Uniti.
Ubl ribalta la prospettiva e punta il dito contro due fattori principali: “Per abbassare i costi per gli americani, dobbiamo affrontare le vere ragioni per cui i prezzi negli Stati Uniti sono più alti: i paesi stranieri che non pagano la giusta quota e gli intermediari che fanno aumentare i prezzi per i pazienti statunitensi. L'Amministrazione ha ragione a usare i negoziati commerciali per costringere i governi stranieri a pagare la loro giusta quota per i farmaci. I pazienti statunitensi non dovrebbero pagare il conto dell'innovazione globale”, afferma in una nota ufficiale.
Uno degli aspetti più critici messi in evidenza dal CEO di PhRMA è il ruolo degli intermediari nel sistema sanitario americano.
“Gli Stati Uniti - osservano le aziende Usa - sono l'unico Paese al mondo che consente a Pbm (Pharmacy benefit manager), assicuratori e ospedali di trattenere il 50% di ogni dollaro speso per i farmaci. L'importo che finisce agli intermediari spesso supera il prezzo in Europa. Dare questo denaro direttamente ai pazienti ridurrà i costi dei loro farmaci e ridurrà significativamente il divario con i prezzi europei”.
Infine, lancia un monito contro l’importazione di farmaci da Paesi che adottano politiche di controllo dei prezzi, cioè più regolamentati: “Importare prezzi esteri dai Paesi socialisti sarebbe un cattivo affare per i pazienti e i lavoratori americani. Significherebbe meno trattamenti e cure e metterebbe a repentaglio le centinaia di miliardi che le nostre aziende associate intendono investire in America, minacciando posti di lavoro, danneggiando la nostra economia e rendendoci più dipendenti dalla Cina per i medicinali innovativi”.
Fonte
https://phrma.org/resources/phrma-statement-on-most-favored-nation-executive-order
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
15/09/2026
In Europa sono circa 9.000 le carenze attive, con un ricambio mensile tra 1.500 e 2.000 casi. Un progetto pilota mostra che il 21% delle allerte sovranazionali sui medicinali critici ha...
A cura di Redazione Farmacista33
14/09/2026
Cambio al vertice di Roche Italia: Amy VanBuskirk assume il ruolo di General Manager della divisione farmaceutica, succedendo a Stefanos Tsamousis, che proseguirà il proprio percorso nel Gruppo come...
A cura di Redazione Farmacista33
10/09/2026
Neopharmed Gentili annuncia il consolidamento delle attività dedicate alle malattie rare sotto un unico brand
A cura di Redazione Farmacista33
09/09/2026
I ricavi del gruppo Chiesi nel primo semestre 2026 ammontano a 1,89 miliardi, in crescita del 3,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno
A cura di Redazione Farmacista33

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)