Industria farmaceutica
20 Giugno 2025Paola Minghetti, vice presidente di Afi, commenta i lavori del recente Simposio dell’Associazione farmaceutici industria: più interdisciplinarità e dialogo con le istituzioni

«L’interdisciplinarità è aumentata moltissimo in Afi in questi ultimi anni. Alle tradizionali sessioni sulla produzione e qualità che caratterizzano i nostri incontri si sono aggiunte man mano sessioni inedite, per esempio, quest’anno, quella dedicata alla patient advocacy. Senza dimenticare gli incontri, ormai consolidati, sulla farmacovigilanza e sulle sperimentazioni cliniche».
Paola Minghetti - docente ordinaria presso il dipartimento di Scienze farmaceutiche della Statale di Milano e vice presidente della Associazione farmaceutici industria - sintetizza gli esiti 64° Simposio Afi, tenutosi alcuni giorni fa a Rimini. «Questa maggiore attenzione che stiamo dedicando alla filiera del farmaco nella sua totalità - dalla produzione all’utilizzo da parte del paziente - ha reso le relazioni più interessanti ed elevato i contenuti culturali del Simposio».
Minghetti ricorda che i lavori del congresso sono in realtà il frutto di un anno di confronto all’interno della associazione e che i materiali presentati a Rimini si rivolgono non solo agli associati ma agli esponenti, presenti agli incontri, dei massimi organi istituzionali: Aifa, ministero della Salute, Istituto superiore di sanità. Dossier che possono favorire l’avvio di interlocuzioni su temi di interesse comune. Obiettivo finale: contribuire a migliorare la gestione del farmaco nel Paese.
«Mi fa piacere sottolineare che si sta rivelando una giusta scelta quella di dedicare le sessioni plenarie a personalità che non fanno parte in senso stretto del nostro mondo. Quest’anno è stato il caso di Lucio Poma, capo economista di Nomisma, e di Roberto Burioni, il noto virologo. Quanto alle altre sessioni, di grande interesse a mio avviso quella sulle “Donne e startup” e quella denominata “Diversity pills”, nella quale abbiamo affrontato alcune criticità che si possono manifestare in azienda, partendo dalla gender equality per arrivare al tema attualissimo delle violenze. Anche questa idea di inserire all’interno di convegni tecnici temi più legati al sociale, alla quotidianità di ognuno di noi, si è rivelata vincente. Afi, insomma, si allarga sempre di più al dibattito culturale e alle tematiche sociali».
Le sfide più imminenti per la farmaceutica? «A livello globale occorre trovare un giusto equilibrio tra la necessità di perseguire l’innovazione, rendendola sempre più accessibile ai cittadini, e quella di muoversi in una cornice di regole ben definita. I progressi della ricerca sono vertiginosi e non è facile stare al passo livello normativo per garantire la tutela della salute pubblica. A livello nazionale invece la nostra sfida principale è quella di mantenere la leadership europea nella produzione di farmaci, con particolare attenzione a quelli biologici, i più innovativi».
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