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09 Luglio 2025

Dazi, Trump rilancia: fino al 200% importazioni farmaceutiche

Trump ha annunciato l'intenzione di imporre dazi fino al 200% sui prodotti farmaceutici importati, con l'obiettivo di riportare la produzione di medicinali negli Stati Uniti. Le tariffe entreranno in vigore dopo un periodo di transizione di 12-18 mesi

di Redazione Farmacista33


Dazi, Trump rilancia: fino al 200% importazioni farmaceutiche

L’amministrazione Trump rilancia la sua strategia protezionistica che questa volta tocca direttamente il comparto farmaceutico internazionale. Nel corso di una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di imporre dazi fino al 200% sui prodotti farmaceutici importati, con l’obiettivo dichiarato di “rilocalizzare” la produzione di medicinali sul suolo americano.

“L’America non può più permettersi di affidarsi ad altri Paesi per medicinali essenziali”, ha affermato Trump, precisando che “le aziende avranno un periodo di 12-18 mesi per spostare la produzione negli Stati Uniti” prima che le misure diventino operative. L’intervento, ha spiegato il presidente, si fonda su una logica di sicurezza nazionale, simile a quella già adottata per l’acciaio e l’alluminio. Già ad aprile era stata avviata un’indagine per valutare se le importazioni di farmaci potessero rappresentare un rischio strategico.

Nonostante il clima di apparente distensione con l’Unione Europea, testimoniato dalla affermazione di Trump “la Ue ora ci sta trattando molto bene”, il presidente ha annunciato che “probabilmente siamo a due giorni dall’invio della lettera alla Ue” contenente i dettagli sui nuovi dazi. Una mossa che rischia di colpire l’industria farmaceutica europea.

Secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Times, l’intesa in preparazione tra Washington e Bruxelles prevederebbe dazi più alti per l’Unione rispetto a quelli destinati al Regno Unito. Una dinamica che alimenta le preoccupazioni del settore, già messo alla prova dalle tensioni geopolitiche, dall’aumento dei costi produttivi e dalle instabilità nelle catene di fornitura.

L’eventuale applicazione di tariffe del 200% sui farmaci rappresenterebbe un cambio di passo, in quanto i medicinali erano stati in larga parte esclusi dalle misure tariffarie. Ora, invece, il rischio è che l’intera filiera – dalla produzione alla distribuzione, fino all’accesso per i pazienti – venga stravolta. Ancora non è chiaro se saranno previste esenzioni, ad esempio per i farmaci salvavita o per quelli che non possono essere fabbricati negli Usa su scala industriale. Una valutazione tecnica più dettagliata è attesa nelle prossime settimane.

Nel frattempo, Bruxelles prende tempo ma non arretra. “Pronti a negoziare ma difenderemo l’Ue”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. E mentre il segretario al commercio Usa Howard Lutnick assicura che l’Ue ha “presentato delle vere offerte” e che “Trump ha sul tavolo le proposte e dovrà decidere come utilizzarle”.

Nel suo intervento, il presidente ha anche annunciato dazi del 50% sul rame – facendo schizzare il prezzo del metallo ai massimi storici a New York – e una tariffa aggiuntiva del 10% per tutti i Paesi del blocco Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). “Chiunque faccia parte dei Brics riceverà presto un'aliquota tariffaria del 10%”, ha detto Trump, accusando l’alleanza economica di voler “demolire il dollaro” e sostituirlo con una moneta globale alternativa, uno scenario che ha paragonato a “perdere una guerra”.

TAG: AZIENDE FARMACEUTICHE, STATI UNITI, FARMACEUTICA, DAZI

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