Farmacisti e Covid-19: ecco i cambiamenti messi in atto nella professione
Più consulenze telefoniche, prenotazioni di ricette, ritiri rapidi e consegna a domicilio dei farmaci. Ecco i cambiamenti che hanno interessato i farmacisti. I dati Sifac presentati a FarmacistaPiù
Incremento del servizio di prenotazione di ricette e di ritiro rapido dei prodotti, aumento delle consulenze telefoniche e consegna dei farmaci a domicilio ma anche rispondere a domande su idrossiclorochina e farmaci per la gestione dei sintomi respiratori del Covid, uso dei Fans, degli antipertensivi (Ace-inibitori e sartani), sull'impatto dell'emergenza sui pazienti immunodepressi e gravidanza. Questi i cambiamenti con cui i farmacisti hanno reagito all'emergenza sanitaria illustrati nel corso dell'incontro "L'adattamento professionale del farmacista di comunità durante l'emergenza: evidenze italiane dalla comunità scientifica internazionale", tenutosi durante la seconda giornata del convegno FarmacistaPiù sulla base dei dati raccolti da una ricerca promossa dalla Sifac, in collaborazione con il dipartimento di studi scientifici dell'Humanitas University.
Incrementati i servizi per minimizzare il rischio di contagio
«Il lavoro, che verrà a breve pubblicato sull'International Journal of Clinical Pharmacy, si è avvalso della consulenza di istituti clinici di ricerche che potessero garantire un contributo in termini di multidisciplinarietà a corredo dell'esperienza farmaceutica» ha spiegato Corrado Giua Marassi, presidente Sifac. L'indagine, condotta tra l'8 e il 16 aprile, in corrispondenza del picco pandemico in Italia, ha coinvolto 169 farmacisti clinici operanti in farmacie territoriali con due obiettivi principali: valutare l'adattamento professionale del farmacista durante l'emergenza e rilevare le modalità operative le criticità emerse, e le principali richieste avanzate da parte dei pazienti/clienti nello stesso periodo. Dalla ricerca risulta che ogni farmacia ha aumentato in numero superiore a due i propri servizi per minimizzare il rischio di contagio, in particolare con il servizio di prenotazione di ricette e ritiro rapido dei prodotti (62%), aumento delle consulenze telefoniche (59%) e consegna dei farmaci a domicilio (52%). Quest'ultimo servizio è stato messo in atto direttamente, attraverso società specializzate o, più spesso, tramite la collaborazione con associazioni di volontariato. Un modello che si avvicina a quello già presente nel Regno Unito, dove servizi come ricetta elettronica e delivery erano già attivi e sono stati ulteriormente sviluppati. Frequenza delle richieste di consulti e chiamate di emergenza sono stati più frequenti e superiori alla media, tendenza più rilevante nelle regioni di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche.
Farmacista importante riferimento di informazioni per il cittadino
Uno degli obiettivi della ricerca era capire come l'emergenza sanitaria abbia influito su dubbi e richieste da parte dei cittadini rispetto alle questioni farmacologiche. I dati rivelano che le categorie maggiormente interessate riguardano l'idrossiclorochina e i farmaci per la gestione dei sintomi espiratori, e inoltre l'uso dei Fans, degli antipertensivi come ace-inibitori e sartani, l'impatto dell'emergenza sui pazienti immunodepressi, e la relazione tra Covid-19 e gravidanza. Ma il farmacista si è configurato anche come un importante tramite di informazioni tra le fonti ufficiali e i cittadini, che si sono rivolti al farmacista per chiedere chiarimenti e informazioni ma anche per avere un supporto motivazionale e per l'esigenza di essere rassicurati. La ricerca ha rivelato anche l'incremento e l'elevata richiesta di informazioni in merito ai saturimetri, specie nelle regioni più colpite; l'87% dei farmacisti ha dichiarato di aver fornito informazioni su questo strumento più spesso rispetto alla norma. Strumento che per poter essere utilizzato correttamente e in maniera efficace deve essere conosciuto; anche qui il farmacista può svolgere una importante funzione. «È presumibile che alcune delle iniziative messe in atto durante la pandemia resteranno parte della professione» afferma Giua. «Un dato sul quale riflettere nell'ambito della medicina del territorio riguarda il peggioramento dei malati cronici che si sono trovati con una scarsa governance della patologia, e quindi con un generale peggioramento del proprio stato di salute. Su questo si gioca la sfida per i prossimi mesi, pena un danno sanitario superiore a quello della pandemia. Sarà inoltre necessario identificare delle procedure che delimitino in maniera chiara i compiti del farmacista e l'opportuna formazione per integrarsi nel sistema assistenziale. La nuova sfida è preparare un piano per la gestione delle emergenze in modo che il farmacista possa dare il proprio contributo».
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A cura di Studio Legale Farmatutela
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