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28 Settembre 2021

Tamponi in farmacia, i farmacisti: non siano un’alternativa al green pass


Aumentano le richieste di tamponi rapidi in farmacia ai fini del green pass, molte le complessità organizzative, i farmacisti temono un nuovo picco dal 15 ottobre

La richiesta di tamponi rapidi in farmacia continua ad aumentare, non solo per l'apertura delle scuole, picco atteso e previsto, ma anche per la platea di chi trova nel tampone la soluzione alla scelta di non vaccinarsi e dal 15 ottobre con l'entrata in vigore dei nuovi obblighi sul green pass per tutti i lavoratori potrebbe aumentare fino a 10 volte oppure portare al paradosso della richiesta di fare un tampone dopo la mezzanotte, per prolungare la durata della certificazione. Ecco le esperienze locali dei farmacisti.

Dal 15 ottobre possibile aumento delle richieste

In Friuli-Venezia Giulia, la situazione riportata dalle farmacie è un andamento a ondate: momenti di calma e momenti in cui all'improvviso si formano file da 7-8 persone se non si ha la prenotazione, mentre le farmacie che forniscono il servizio di test antigenico solo in determinati orari non hanno più disponibilità. Se anche nel marzo scorso, in piena ondata pandemica, non si era superata quota 90mila tamponi rapidi, a settembre siamo già a quota 116mila. «La domanda è superiore alle nostre capacità - sottolinea Luca Degrassi, presidente Federfarma del Friuli-Venezia Giulia - sulle oltre 300 farmacie in regione, più della metà - circa 170 - offre già il servizio, e anche chi non lo faceva in piena emergenza si sta attrezzando. Ma ancora non basta per soddisfare una domanda che Degrassi stima sarà 10 volte superiore a quella attuale tra due settimane».

Il tampone richiesto a mezzanotte

A Bergamo, si legge sulla testata locale L'Eco di Bergamo, le farmacie di turno ricevono chiamate per fare il tampone a poco dopo mezzanotte coprire più turni di lavoro senza dover ripetere il test. Il presidente dell'Ordine dei Farmacisti Ernesto De Amici riferisce che c'è chi «ha chiamato a mezzogiorno dicendomi che alle 14 aveva appuntamento in università per laurearsi, chiedendo quindi con urgenza il tampone». De Amici sottolinea che così le farmacie rischiano di trasformarsi in un laboratorio a ciclo continuo, molto spesso per rispondere alle esigenze di "no-vax" e "no-green pass", con cui il farmacista deve interfacciarsi. Con una complessità organizzativa legata all'organico della farmacia: «Nel mio caso sto facendo io i tamponi riuscendo a far gestire il resto del lavoro al personale - spiega De Amici -. Complessivamente le ore richieste per i test corrispondono a tre giornate piene a settimana, che non è assolutamente poco». Secondo il presidente dell'Ordine «c'è ancora, purtroppo, molta confusione, perché il tampone viene percepito da chi ne ha bisogno come se fosse la semplice misurazione della pressione o un servizio rapido che si può svolgere tra un cliente e l'altro. Non c'è cognizione del fatto che i tamponi richiedono un controllo preciso, un'attrezzatura di un certo tipo, una logistica che permetta di fare tutto con calma e, soprattutto, in spazi lontani o comunque separati dal normale flusso di clienti». E poi ci sono richieste di ogni tipo: «C'è chi arriva e protesta perché la farmacia di turno non fa i tamponi a chiunque passi e ne faccia richiesta sul momento - prosegue De Amici -. Inoltre, più in generale, il mondo che definiamo no vax vive questa situazione come una sorta di violenza contro la sua libera scelta». Il cliente, racconta De Amici, non dichiara solitamente la sua posizione in merito ai vaccini, «poi inizia a dire che deve fare il tampone il lunedì, mercoledì e venerdì. E se per caso chiedo perché non fa il vaccino, che conviene, a quel punto esplodono Etna e Vesuvio insieme. Uno mi ha risposto che non si vaccina perché il sistema lo obbliga a farlo e lui le cose per obbligo non le fa. Poi ci sono anche molte persone che non si possono definire no vax convinti, si tratta più che altro di titubanti, più persone da rincuorare a volte che da convincere».

Eseguire i tamponi rapidi non è semplice: la complessità organizzativa

«Eseguire i tamponi rapidi non è semplice», spiega il presidente dell'Ordine dei farmacisti di Belluno, Alessandro Somacal. «Comporta tutta una serie di adempimenti burocratici che portano via molto tempo, e sottraggono personale dal lavoro normale della farmacia mettendo in difficoltà il servizio. Se, infatti, devo togliere due o tre professionisti per fare i test antigenici, significa trovarsi sguarniti nella normale attività e questo crea disagi, e diventa così ingestibile. Per questo alcune delle farmacie che si sono rese disponibili ad eseguire anche questa attività stanno pensando o di ridurre l'orario per questi test o di recedere da questo servizio». Somacal evidenzia che le richieste di tamponi sono negli ultimi mesi cresciute in modo esponenziale: «Si richiede uno sforzo che, malgrado tutta la nostra buona volontà, non possiamo sostenere. Io provo ammirazione per chi si è detto disponibile, e rimboccandosi le maniche ha garantito questo servizio, che tra l'altro è poco remunerato. Chi lo fa, riesce solo a coprire i costi, senza guadagnarci. Credo che se questa attività andrà avanti così ancora a lungo, diventerà sempre più difficile garantirla».

TAG: FARMACISTI, TAMPONI RAPIDI, GREEN PASS

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