Veterinaria. Microchip e anagrafica digitale: a cosa serve e quando è utile
Il microchip è un inoculato sottocute dal medico veterinario: il codice univoco letto tramite appositi lettori consente il riconoscimento del pet
Il microchip è un piccolo dispositivo delle dimensioni circa di un chicco di riso che viene inoculato sottocute dal medico veterinario. Il codice univoco al suo interno, letto tramite appositi lettori e inserito nei sistemi di anagrafica territoriale, consente il riconoscimento del pet e di conoscere le popolazioni di cani e gatti sul territorio.
Codice identificativo univoco per ogni pet
Il microchip è un utilizzato in campo veterinario per la prima volta nel Regno Unito nel 1989, è un sistema RFID (di identificazione a radiofrequenza) incluso all'interno di una capsula in vetro biocompatibile rivestita con polimeri specifici che ne aumentano stabilità e biocompatibilità diminuendone così il rischio di migrazione nei tessuti. Il cuore del microchip è composto da tre unità: il chip, un condensatore in silice e una porzione che funge da antenna. L'attivazione del microchip non necessita di batteria, è passiva e inizia quando viene raggiunto dalle radiofrequenze del lettore/scanner. Sul display di questo apparirà il codice identificativo univoco a 15 cifre da immettere nelle specifiche anagrafi digitali. Vi sono alcune differenze tra nazioni, negli Stati Uniti i microchip hanno lunghezze d'onda con frequenze di 125 kHz o 128 kHz. Quelli utilizzati nella maggior parte delle nazioni sono invece leggibili dagli scanner alla frequenza di 134 kHz (ISO). L'impianto avviene tramite specifiche siringhe monouso ognuna delle quali dotata di singolo chip già inserito all'interno. La lunghezza di pochi mm del chip e la forma ergonomica della siringa che garantisce un'inoculazione rapida, garantiscono una manualità facile e rapida. Il microchip contiene le informazioni univoche sul singolo esemplare, per ottenerle ed estrapolarle il medico veterinario utilizza appositi lettori/scanner un sistema digitale anagrafico online. In commercio sono disponibili diversi lettori come i modelli alimentati a batteria e/o ricaricabili attraverso USB. Quelli conformi alle norme ISO 11784-11785 e capaci di leggere i formati FDX-B, FDX-A, HDX sono tra i modelli più utilizzati.
Anagrafi digitali, ufficiali e su base volontaria
La Legge n. 281 del 14 agosto 1991 ha sancito l'obbligo d'identificazione attraverso l'applicazione del microchip sottocutaneo posto sul lato sinistro del collo i propri cani. In seguito, segue l'iscrizione iscriverli all'anagrafe canina regionale informatizzata (ACIR). Il microchip è obbligatorio ad esempio per cani, gatti e furetti ai fini dell'ottenimento del passaporto per gli spostamenti internazionali. In riferimento ai gatti, invece, la situazione varia a livello regionale ed è dunque opportuno che i proprietari contattino sempre il proprio veterinario di fiducia per conoscere l'aggiornamento continuo e le singole specifiche, anche temporali. Lombardia (1/1/2020) e Puglia (7/2/2020) hanno introdotto l'obbligo di microchip anche per i gatti e l'iscrizione all' Anagrafe regionale degli animali da compagnia.
L'Anagrafe Nazionale Felina gestita da ANMVI
L'Anagrafe Nazionale Felina (www.anagrafenazionalefelina.it) è un progetto gestito da ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) che consente la registrazione su base volontaria dei dati identificativi dei gatti dotati di microchip. Ai fini dell'identificazione e registrazione i proprietari e i detentori devono rivolgersi a un Medico Veterinario aderente al progetto. A febbraio 2022 l'anagrafe conta nei suoi registri 77393 gatti, 51412 proprietari e ben 5423 Medici Veterinari partecipanti, con un base in continua crescita sia tra sanitari sia tra proprietari. Ogni figura sanitaria ha il compito di far comprendere agli stessi proprietari l'importanza della microchippatura volontaria nei gatti, anche laddove non obbligatoria per legge o per specifiche motivazioni quali il passaporto per pet. Permane infatti in parte della società l'idea comune del gatto come un animale da compagnia meno impegnativo e per sua stessa natura "libero". Non di rado ne consegue dunque un management a cavallo tra l'ambiente domestico e quello esterno con conseguenze che possono ripercuotersi sul benessere stesso del gatto, sul randagismo felino e sulla potenziale diffusione di patologie infettive nel territorio.
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A cura di Redazione Farmacista33
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