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22 Ottobre 2026

Effetti indesiderati dei farmaci, cosa spiegare al paziente

Uno studio raccoglie l’esperienza di farmacisti nella consulenza al paziente sugli effetti aversi dei farmaci: nuove terapie, cambiamenti di dosaggio e medicinali ad alto rischio richiamano maggiore attenzione. Tempo, personale e disponibilità di spazi riservati influenzano le possibilità di gestire il colloquio.

di Redazione Farmacista33


Effetti indesiderati dei farmaci, cosa spiegare al paziente

La consulenza al banco sugli effetti indesiderati dei farmaci richiede al farmacista di valutare quali informazioni fornire, come comunicarle e quanto tempo dedicare al colloquio, tenendo conto della terapia, dell’organizzazione del lavoro e degli spazi e delle esigenze del paziente. A raccogliere l’esperienza dei farmacisti al banco è un piccolo studio qualitativo condotto dall’University College Cork in Irlanda attraverso interviste a 11 farmacisti di comunità: i ricercatori hanno esplorato i criteri che guidano queste scelte e gli ostacoli che possono limitare il counselling nella pratica quotidiana.

Le interviste, condotte tra novembre 2025 e febbraio 2026, restituiscono un’attività riconosciuta come parte fondamentale della “responsabilità professionale, ma condizionata dal carico di lavoro, dalle caratteristiche dei pazienti e dalla necessità di comunicare i rischi senza scoraggiare l’assunzione della terapia”.

Nuove terapie e farmaci ad alto rischio: quando aumenta l’attenzione

L’inizio di un nuovo trattamento rappresenta uno dei momenti che attivano più facilmente il counselling sugli effetti indesiderati.

“Ci sono alcuni momenti cruciali nella giornata e, quando qualcuno inizia un nuovo medicinale, per me quello è uno di questi”, racconta un farmacista intervistato. 

Anche le modifiche del dosaggio richiamano l’attenzione e favoriscono un nuovo confronto con il paziente.
Nei rinnovi della prescrizione, invece, il colloquio viene ripreso meno frequentemente: gli intervistati tendono a presumere che una terapia continuativa corrisponda a stabilità del trattamento e a una conoscenza già acquisita. Le spiegazioni vengono quindi aggiornate soprattutto quando emergono nuovi problemi di sicurezza, cambiamenti terapeutici o dubbi del paziente. 

“Se si tratta del rinnovo di una prescrizione, la probabilità di andare a parlare degli effetti indesiderati è molto più bassa”, riferisce un farmacista.

Il livello di dettaglio del colloquio dipende anche dal rischio associato al medicinale. Metotrexato e anticoagulanti sono citati come esempi di trattamenti che inducono discussioni più approfondite. Tra gli effetti che richiamano particolare attenzione compaiono sonnolenza e dipendenza, senza che lo studio li associ a specifiche classi di farmaci. Altri medicinali per i quali è ritenuto necessario il counselling del farmacista sono gli immunosoppressori.

Alcuni intervistati segnalano inoltre una minore sicurezza nel fornire consulenza su chemioterapici, medicinali poco familiari e farmaci psichiatrici. Per questi ultimi, in particolare, emerge la difficoltà di spiegare i rischi in presenza di molteplici interazioni.

Informare sui rischi senza scoraggiare l’assunzione

I farmacisti riferiscono di concentrarsi sugli effetti più comuni o clinicamente rilevanti, adattando linguaggio, quantità delle informazioni e ritmo della spiegazione alla persona che hanno davanti. Comprensione delle informazioni sanitarie, conoscenze precedenti, ansia e competenze linguistiche influenzano il colloquio. Quando il paziente è poco conosciuto, può essere necessario procedere più gradualmente e fare più domande per comprendere le sue esigenze. L’equilibrio tra informazione e aderenza emerge come una delle principali difficoltà.

“Le competenze comunicative sono estremamente importanti. L’obiettivo è rendere i pazienti consapevoli di qualcosa che potrebbe accadere, ma non vuoi dissuaderli dall’assumere il medicinale”, spiega un partecipante.

Secondo i farmacisti intervistati, chiarire la possibile comparsa di effetti comuni e transitori può rassicurare il paziente e aiutarlo a proseguire la terapia. Al contrario, un’eccessiva enfasi sui rischi viene percepita come una possibile fonte di ansia e riluttanza all’assunzione. Lo studio non verifica gli effetti di queste scelte sull’aderenza: gli autori richiamano la necessità di rafforzare nella formazione dei farmacisti le competenze comunicative, l’empatia e la capacità di adattare le spiegazioni.

Anche il foglio illustrativo viene considerato un supporto essenziale, ma gli elenchi estesi di effetti indesiderati possono risultare difficili da interpretare. Quando il tempo è limitato, alcuni partecipanti riferiscono di affidarsi soprattutto all’invito a leggerlo e a ricontattare il farmacista in caso di dubbi. Sono apprezzati anche materiali pratici destinati ai pazienti che illustrano come gestire gli effetti indesiderati qualora si presentino.
Gli autori suggeriscono di sviluppare risorse con un linguaggio accessibile, supporti visivi e una presentazione più chiara della frequenza e della rilevanza degli effetti, coinvolgendo i pazienti nella loro progettazione.

Tempo e carico di lavoro limitano il colloquio al banco

Tempo disponibile e carichi di lavoro sono i principali ostacoli segnalati. L’aumento delle prescrizioni e l’ampliamento dei servizi, comprese le vaccinazioni, vengono percepiti come fattori che riducono le opportunità di confronto con i pazienti.
“Abbiamo così tante prescrizioni da controllare, vaccinazioni da somministrare”, osserva un intervistato, spiegando quanto sia difficile allontanarsi frequentemente dalle altre attività per fornire consulenza. La selezione dei colloqui e del loro approfondimento risponde quindi anche alle risorse disponibili.

Nella discussione, gli autori sottolineano che “senza un incremento del personale o tempi dedicati alla consulenza, l’estensione dei servizi rischia di sottrarre spazio alle responsabilità fondamentali per la sicurezza, compreso il counselling sugli effetti indesiderati”. Si tratta di un rischio organizzativo richiamato sulla base delle interviste e della letteratura, non di un peggioramento misurato direttamente dallo studio.

Spazi riservati, personale e fonti informative per la consulenza

Le spiegazioni brevi sugli effetti più semplici avvengono abitualmente al banco, mentre un’area riservata facilita i colloqui più approfonditi o delicati. Secondo i partecipanti, la privacy favorisce anche la disponibilità del paziente ad ascoltare e a porre domande: “I pazienti sono molto meno disponibili a parlare dei loro medicinali al banco rispetto a quando entrano nella sala per le consulenze”, riferisce un farmacista.

La possibilità di dedicarsi al colloquio dipende però anche dall’organico. La presenza contemporanea di più farmacisti permette a uno di seguire il paziente mentre un collega prosegue il controllo delle prescrizioni. Essere l’unico farmacista in servizio limita invece le occasioni di approfondimento. 

Anche l’accesso alle fonti informative sostiene il colloquio con il paziente. Gli intervistati indicano il Riassunto delle caratteristiche del prodotto come riferimento principale per verificare dosaggi, caratteristiche del medicinale e frequenza degli effetti indesiderati. Le risorse digitali rendono più rapido il reperimento delle informazioni, ma resta centrale la capacità di interpretarle e selezionare quelle rilevanti da comunicare

Fonte

International Journal of Clinical Pharmacy https://doi.org/10.1007/s11096-026-02230-z

ph.cr.magnific

TAG: EFFETTI AVVERSI, REAZIONI AVVERSE AI FARMACI, CARICO DI LAVORO, FARMACISTI

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