farmacia dei servizi
21 Ottobre 2026Le organizzazioni della specialistica ambulatoriale accreditata chiedono alla Regione Siciliana garanzie equivalenti per prestazioni comparabili e maggiore attenzione alla programmazione territoriale. Maurizio Pace replica richiamando il ruolo complementare delle farmacie nella rete assistenziale.

Requisiti di sicurezza, confini professionali e programmazione dell’assistenza territoriale sono al centro del confronto aperto in Sicilia sulla farmacia dei servizi. Le sigle di rappresentanza degli ambulatori accreditati, Cimest, Conf Salute Healthcare e Sindacato nazionale branche a visita, nei giorni scorsi hanno contestato le scelte regionali che ne favoriscono l’espansione e chiedono di valorizzare la specialistica pubblica e privata accreditata. A rispondere è Maurizio Pace, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Agrigento, che sulla stampa locale richiama la funzione di integrazione del modello: “La farmacia dei servizi non si pone in concorrenza con le strutture sanitarie e diagnostiche, né mira a sottrarre prestazioni agli altri operatori del sistema sanitario”.
Nel comunicato congiunto pubblicato da Confcommercio Salute, le tre organizzazioni richiamano i requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi e professionali richiesti per l’attività degli ambulatori specialistici, ai quali si aggiungono le condizioni previste dall’accreditamento istituzionale per erogare prestazioni per conto del Servizio sanitario. Alla Regione chiedono di dimostrare che, per prestazioni comparabili svolte nelle farmacie, siano assicurati livelli equivalenti di sicurezza, appropriatezza clinica, qualità e vigilanza.
“Non chiediamo identità formale delle norme applicabili a strutture diverse: pretendiamo equivalenza effettiva delle garanzie per il cittadino. Le prestazioni sanitarie non diventano meno delicate soltanto perché si svolgono in una farmacia”, affermano i firmatari.
Un secondo punto riguarda il rispetto delle competenze professionali. Le organizzazioni distinguono le attività attribuite dalla legge al farmacista dalle funzioni di diagnosi, prognosi e decisione terapeutica proprie del medico, sottolineando che “un test non è una diagnosi; un apparecchio non sostituisce il ragionamento clinico; una trasmissione telematica di dati non equivale, automaticamente, a una visita specialistica”.
Il comunicato precisa comunque che la contestazione non riguarda i servizi già consentiti: “La legge già autorizza alle farmacie determinati servizi, a condizioni specifiche e nei limiti delle competenze professionali. Non contestiamo le attività legittime, ma ogni possibile sconfinamento e qualunque riduzione dei controlli necessari”.
Le organizzazioni riconoscono alle farmacie un supporto di prossimità importante, soprattutto nelle aree rurali, montane e territorialmente disagiate, purché integrato nella rete sanitaria e inserito in un quadro di competenze chiaro. Contestano invece il rischio di duplicare l’offerta nei territori già dotati di ambulatori e poliambulatori specialistici.
La critica investe quindi la programmazione dell’assistenza territoriale e l’impiego delle risorse. Secondo i firmatari, occorre utilizzare la capacità erogativa qualificata già disponibile nelle strutture pubbliche e private accreditate, intervenendo sui ritardi nell’assegnazione dei budget, sulle risorse non commisurate ai fabbisogni e sulle tariffe ritenute insufficienti.
Alla Regione vengono chiesti verifiche preventive sui requisiti dei servizi in farmacia, trasparenza sugli standard e sugli esiti dei controlli delle Asp, nei limiti di legge, e dati pubblici sui fabbisogni, sui costi e sui benefici attesi. Le sigle sollecitano inoltre budget tempestivi e adeguati per la specialistica territoriale, il riconoscimento del ruolo degli ambulatori accreditati e un confronto istituzionale urgente.
Nella replica, Pace respinge la rappresentazione della farmacia dei servizi come soggetto concorrente delle strutture sanitarie e diagnostiche, richiamandone le attività e gli obiettivi: “Al contrario, il modello normativamente previsto ha l’obiettivo di integrare e rafforzare la rete dell’assistenza territoriale, favorendo attività di prevenzione, screening di prima istanza, monitoraggio di parametri clinici e servizi di telemedicina”.
“Parlare di invasione di campo significa non cogliere la vera funzione della farmacia dei servizi, che non nasce per sostituirsi ai medici o alle strutture specialistiche, ma per integrare e rafforzare la rete dell’assistenza territoriale”, aggiunge.
Il presidente dell’Ordine di Agrigento sottolinea in particolare il contributo della presenza capillare delle farmacie nell’individuazione dei bisogni e nell’orientamento dei cittadini: “La capillare presenza delle farmacie sul territorio consente infatti di intercettare precocemente bisogni di salute spesso inespressi, orientando i cittadini verso il medico curante e, quando necessario, verso le strutture diagnostiche e specialistiche. In tale prospettiva, la farmacia dei servizi rappresenta uno strumento complementare alla sanità territoriale, contribuendo a favorire la prevenzione, la diagnosi precoce e, indirettamente, anche la riduzione delle liste d’attesa”.
Il confronto, conclude Pace, deve mantenere al centro la collaborazione tra gli operatori: “Le preoccupazioni espresse da alcuni operatori del settore meritano certamente attenzione e confronto, ma non possono tradursi nella rappresentazione della farmacia dei servizi come soggetto alternativo o concorrente alle altre professioni sanitarie. L’obiettivo comune deve rimanere quello di costruire una rete assistenziale integrata, nella quale ciascun operatore agisca nel pieno rispetto delle proprie competenze e nell’esclusivo interesse dei cittadini”.
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