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18 Novembre 2024Il Chmp dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha dato il via libera a Lecanemab, anticorpo monoclonale commercializzato come Leqembi, per il trattamento dei pazienti con Alzheimer in fase iniziale e con specifiche caratteristiche genetiche

Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha dato il via libera a Lecanemab, anticorpo monoclonale commercializzato come Leqembi, per il trattamento dei pazienti con Alzheimer in fase iniziale e con specifiche caratteristiche genetiche. Il Chmp ha infatti riesaminato il parere negativo emesso nei mesi scorsi. Una svolta storica secondo l’Intergruppo parlamentare Alzheimer e Neuroscienze e una buona notizia anche per la Federazione Alzheimer Italia che però chiede di garantire una comunicazione chiara e completa per permettere alle persone con demenza di prendere decisioni consapevoli e informate.
L’approvazione è stata accolta con entusiasmo dall’Intergruppo parlamentare Alzheimer e Neuroscienze: "Per la prima volta, una terapia capace di rallentare il declino cognitivo diventa una realtà accessibile in Europa", ha affermato l’onorevole Annarita Patriarca, presidente dell’Intergruppo. Patriarca ha sottolineato l’urgenza per l’Italia di recepire rapidamente questa innovazione, per evitare disparità con Paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, dove il farmaco è già disponibile.
L’interrogazione parlamentare recentemente presentata al ministro della Salute evidenzia la necessità di un’azione tempestiva per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure avanzate. Beatrice Lorenzin, senatrice e presidente dell’Intergruppo, ha richiamato l’attenzione sul rifinanziamento del Piano Nazionale Demenze, sottolineando però che le risorse attuali sono insufficienti per garantire un’implementazione adeguata delle nuove terapie in tutte le regioni italiane.
La Federazione Alzheimer Italia ha accolto con favore la notizia, ma ha richiamato l’attenzione sui limiti di Lecanemab. Il segretario generale Mario Possenti, vicepresidente di Alzheimer Europe, ha sottolineato che il farmaco sarà disponibile solo per un numero ristretto di pazienti: quelli con Alzheimer in fase molto precoce e privi di particolari varianti genetiche o terapie concomitanti come anticoagulanti.
“L’impatto reale di Lecanemab sarà limitato anche dalla scarsità di Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) attrezzati per la sua somministrazione e monitoraggio: in Italia, solo 47 centri su oltre 450 sono adeguatamente equipaggiati, con una distribuzione
disomogenea che penalizza il Sud del Paese,” ha dichiarato Possenti.
Un altro punto critico riguarda il costo del farmaco, che negli Stati Uniti si aggira intorno ai 26.000 dollari annui. In Italia, il prezzo e il rimborso saranno definiti a livello nazionale, ma resta da valutare l’impatto economico per le famiglie e il Sistema Sanitario Nazionale.
Possenti ha inoltre sottolineato l’importanza di una comunicazione chiara e trasparente per informare le persone con demenza e le loro famiglie sui criteri di accesso, i benefici e i possibili effetti collaterali del farmaco. “I farmaci sono solo una parte della cura: servono anche supporto psicologico, sostegno economico e iniziative di inclusione per migliorare realmente la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie,” ha aggiunto.
La decisione finale sull’autorizzazione al commercio di Lecanemab spetta ora alla Commissione Europea. Se approvato, sarà responsabilità dell’Italia integrare rapidamente questa innovazione nelle proprie politiche sanitarie, garantendo equità di accesso e riducendo le disuguaglianze territoriali.
Questa approvazione rappresenta un passo avanti nella lotta contro l’Alzheimer, ma anche un richiamo alla necessità di una visione globale che combini innovazione farmacologica, assistenza territoriale e supporto alle famiglie. Un messaggio chiaro: la scienza può aprire nuove strade, ma serve un impegno collettivo per tradurre queste opportunità in benefici concreti per tutti i pazienti.
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