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26 Febbraio 2025Luca Pieri, presidente di Assofarm, replica alle conclusioni dell'inchiesta di Dataroom , evidenziando i punti che, a suo dire, risultano inesatti e pregiudizievoli

L’inchiesta di DataRoom dedicata agli “esami in farmacia” è contestabile per metodologia e contenuti, ritenuti da Assofarm, inesatti e pregiudizievoli. In primo luogo, il confronto tra test fatti in farmacia e quelli di laboratorio è stato fatto in modo non corretto; inoltre, per la normativa gli esami in farmacia non sostituiscono quelli effettuati nei laboratori specializzati e infine il numero di farmacisti in Parlamento è troppo esiguo per esercitare una reale influenza lobbistica sulle decisioni politiche. Così il presidente di Assofarm Luca Pieri contesta quanto sostenuto dall’inchiesta di DataRoom rubrica del Corriere della Sera, firmata da Milena Gabanelli e Simona Ravizza.
“Si ha la netta sensazione - afferma - che il tutto sia stato compiuto con una certa faciloneria, e forse anche con un pizzico di impegno a produrre dati che sostenessero una tesi precostituita. In ogni caso, ci preme ricordare che gli strumenti di analisi che verranno utilizzati in farmacia subiranno severi controlli da parte degli ispettori Asl, come è sempre stato per ogni altro elemento tecnico presente nelle farmacie.
A questa debolezza di Dataroom si aggiunge il fatto di non aver correttamente posizionato gli esami in farmacia all’interno di un più ampio processo diagnostico. “Abbiamo sempre sostenuto - continua Pieri - che gli esami in farmacia non potranno mai sostituire la precisione di quelli effettuati nei laboratori specializzati. In Farmacia potremo fornire un’informazione di trend sulla salute del paziente, e in base a questo pre-dato si potrà valutare se approfondire le analisi o no. Stiamo parlando di un’operazione che alleggerirebbe i costi e le liste d’attesa, e permetterebbe di focalizzare l’impegno dei laboratori solo su chi ne ha veramente bisogno subito”.
Infine “davvero non regge quella sorta di mezza parola sulla lobby dei farmacisti tra Governo e Parlamento. Come già detto in passato, alle due Camere sono presenti appena 4 farmacisti. Chiunque abbia frequentato gli affari romani sa che serve ben altra consistenza per influenzare le istituzioni. È la seconda volta che la nota giornalista sbaglia grossolanamente metodi e conclusioni sul nostro settore. La Farmacia dei Servizi è il risultato di studi scientifici, confronti politici e istituzionali che vanno avanti da quasi vent’anni. Potrà non essere perfetta, ma non è rispettoso analizzarla sotto la lente distorta dei pregiudizi e della superficialità. Speriamo di cuore che la Gabanelli torni presto ad occuparsi di farmacie, ma ci auguriamo che ci incontri e che legga i dati che saremo lieti di darle”, conclude Pieri.
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