Neurologia
12 Maggio 2025Due nuovi studi, pubblicati su Alzheimer’s & Dementia, mostrano che l’esercizio fisico regolare, sia a bassa che ad alta intensità, può contribuire a rallentare il declino cognitivo negli anziani con lieve deterioramento della memoria

Individuare interventi efficaci per prevenire o rallentare il declino cognitivo negli anziani è oggi una priorità assoluta, alla luce della crescente diffusione della malattia di Alzheimer e dei disturbi cognitivi lievi (MCI) a livello globale. In questo scenario, lo studio EXERT conferma il potenziale dell’attività fisica.
Lo studio ha coinvolto quasi 300 anziani sedentari, di età compresa tra i 65 e gli 89 anni, tutti affetti da amnestic Mild Cognitive Impairment (aMCI), una condizione prodromica dell’Alzheimer, caratterizzata da deficit della memoria. I partecipanti sono stati assegnati a due diversi programmi di esercizio fisico: uno di tipo aerobico a intensità moderata-alta, l’altro a bassa intensità, incentrato su stretching, equilibrio e mobilità. Entrambi i programmi prevedevano quattro sessioni settimanali della durata di 45 minuti, tutte supervisionate da istruttori specializzati.
I risultati mostrano che, dopo 12 mesi di intervento, la funzione cognitiva dei partecipanti si è mantenuta stabile in entrambi i gruppi. Si tratta di un esito tutt’altro che scontato, considerando che, in assenza di trattamenti specifici, i soggetti aMCI tendono a un declino progressivo. Anche la perdita di volume dell’ippocampo, area cerebrale fondamentale per i processi di memoria, è risultata contenuta, con una riduzione media pari allo 0,51%.
Infine, il confronto con un gruppo esterno di controllo, selezionato dal database ADNI-1 e composto da soggetti non sottoposti ad alcun programma di esercizio, ha ulteriormente rafforzato questi risultati, in quanto rispetto a tale gruppo, i partecipanti allo studio EXERT hanno registrato un declino cognitivo significativamente inferiore, pari al 16,9% nel gruppo aerobico e al 18,1% in quello di stretching.
Uno degli aspetti più significativi dello studio è che l’intensità dell’esercizio non ha determinato differenze sostanziali nei risultati cognitivi. Sia le attività dinamiche sia quelle più dolci hanno mostrato benefici simili, dimostrando che la regolarità, più ancora dell’impegno fisico, è il fattore determinante. Inoltre, la partecipazione attiva allo studio, con un’aderenza superiore all’80% delle sedute settimanali, ha attestato che tali programmi sono fattibili e ben tollerati anche in una popolazione anziana e fragile.
Anche la semplice partecipazione allo studio, con il coinvolgimento sociale e la maggiore attenzione alla salute, potrebbe aver contribuito a un effetto protettivo. Tuttavia, i dati raccolti confermano che l’esercizio fisico, anche a bassa intensità, rappresenta una strategia sicura, sostenibile ed efficace per rallentare il declino cognitivo nelle fasi iniziali della malattia.
Per noi farmacisti, il valore di queste evidenze è duplice. Da un lato, rafforza il ruolo educativo che possiamo svolgere nel consigliare attività fisica regolare come parte integrante della prevenzione cognitiva, non solo come misura cardiovascolare o metabolica. Dall’altro, ci fornisce uno strumento concreto per motivare i nostri pazienti più anziani, spesso esitanti o scoraggiati all’idea di intraprendere programmi di allenamento intensivi. Anche semplici attività quotidiane, svolte con costanza e adeguato supporto, possono realmente incidere sul decorso delle alterazioni cognitive precoci, offrendo un'opportunità reale di miglioramento della qualità di vita.
Fonte
https://alz-journals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/alz.7011
https://alz-journals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/alz.14586
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