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16 Maggio 2025Una nuova indagine, pubblicata sulla rivista PLOS ONE, ha evidenziato una connessione tra uso problematico dei social media (PSMU) e una maggiore tendenza a credere e condividere fake news

I social media costituiscono uno strumento estremamente potente per la comunicazione e la diffusione di contenuti. Se da un lato garantiscono un accesso immediato a notizie, aggiornamenti e interazioni sociali, dall’altro espongono gli utenti a un rischio crescente di disinformazione. Uno studio recente, condotto su un campione di 189 studenti universitari, ha esaminato la loro capacità di distinguere tra notizie autentiche e false. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare la credibilità di ciascun contenuto e di indicare la probabilità di interagirvi, esprimendo l’intenzione di cliccare, mettere “mi piace”, commentare o condividere.
I risultati hanno mostrato che più elevato era il livello di PSMU, maggiore risultava la tendenza a considerare credibili le fake news. Tale vulnerabilità sembra essere legata a una ridotta attivazione del pensiero critico e alla presenza di tratti cognitivi impulsivi, analoghi a quelli riscontrabili nelle dipendenze comportamentali. L’utilizzo compulsivo di contenuti sui social media, infatti, può alterare i normali processi di valutazione della realtà, favorendo risposte emotive e automatiche piuttosto che riflessioni razionali. Meccanismi neuropsicologici come l’impulsività decisionale e la ricerca continua di stimoli gratificanti espongono l’utente a una maggiore influenzabilità, soprattutto quando i contenuti sono costruiti per attrarre l’attenzione attraverso linguaggi sensazionalistici. Chi manifestava un uso eccessivo dei social media tendeva quindi a interagire più frequentemente con le fake news, contribuendo involontariamente alla loro diffusione virale.
In questo scenario, il farmacista può essere un punto di riferimento educativo e informativo, capace di orientare l’utenza verso fonti attendibili e approcci consapevoli alla salute. Promuovere un’educazione sanitaria basata su prove scientifiche robuste, contrastare le false credenze e contribuire allo sviluppo del pensiero critico nella popolazione sono oggi parte integrante del ruolo professionale del farmacista. Un cittadino informato, infatti, è anche un cittadino più autonomo, responsabile e protetto dai rischi della disinformazione in ambito sanitario.
Fonte
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0321361
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