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17 Giugno 2025La FederSpev - Federazione sanitari pensionati ha scritto all'assessore alla sanità regionale del Piemonte lamentando disagi per gli utenti, in particolare i soggetti più anziani: auspicabile accesso alle terapie più semplice tramite le farmacie di comunità

Ha ancora senso oggi costringere i pazienti, in particolare gli anziani, ad andare a ritirare i farmaci in regime di distribuzione diretta nelle farmacie ospedaliere quando a pochi passi da casa, potrebbero ricorrere alla farmacia di comunità? A lanciare la provocazione è la FederSpev - Federazione sanitari pensionati: Umberto Bosio presidente del Piemonte ha scritto all'assessore alla sanità regionale del Piemonte Federico Riboldi, lamentando disagi per gli utenti, in particolare i soggetti più anziani, di dover rispettare orari, prenotazione e ritiro dei farmaci.
“Gli orari di prenotazione telefonica e di distribuzione sono spesso ridotti o contingentati - scrive Bosio, - senza dimenticare che una parte dell'utenza non è in grado di usare la via informatica. Sarebbe finalmente auspicabile superare tali modalità per rendere l'accesso alle terapie più semplice e immediato. Mi chiedo, ad oggi, se ha ancora senso costringere le persone ad accedere agli ambienti ospedalieri, non privi di rischi, quando potrebbero, a pochi passi da casa, ricorrere alla farmacia locale per ottenere il medicinale. I motivi che escludono dalla distribuzione non sono di carattere scientifico o clinico essendo operatori in un piano terapeutico che ne certifica l'appropriatezza e la concedibilità al paziente. Non si vede quindi l'utilità del coinvolgimento delle farmacie ospedaliere, se non come un inutile appesantimento burocratico. Abbiamo sempre detto che bisogna riportare sul territorio tutto ciò che non è di pertinenza ospedaliera per cui anche i farmaci in questione dovrebbero essere erogati dalle farmacie territoriali. La farmacia ospedaliera dispensi i farmaci ai soggetti ricoverati o in Adt protetta o in ospedali di comunità, gravemente finalizzati dalle incombenze di un "filtro" improprio che crea solo difficoltà ai pazienti”.
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